giovedì, novembre 30, 2006

POPOLI: L'OPPOSIZIONE AL COMUNE DICE NO ALLA GESTIONE "SPORTIVA"



Popoli: Consiglio comunale

“Il gruppo Libertà e Coerenza vota contro l’assestamento di bilancio”

Popoli - Un consiglio comunale all’insegna del “gran rifiuto” del Gruppo di opposizione “ Libertà e Coerenza” riguardo all’ordine del giorno, “cloue”, cioè quello relativo all’approvazione dei debiti extrabilancio.
Infatti, il gruppo di opposizione su tale punto si è astenuto, laddove invece avrebbe dovuto esprimere voto contrario per come è stata gestita la questione dell’attuale R.A (residenza assistita) negli anni scorsi in quanto non è stato mai reso partecipe delle vicende relative alla suddetta struttura, solamente per un forte senso di responsabilità nei confronti delle persone che attualmente lavorano nella struttura e di chi vi è ospitato.
Riguardo al punto sull’assestamento generale di bilancio l’opposizione ha espresso parere contrario sollevando la questione relativa al fatto che , ad oggi, il Comune, a seguito di numerose convenzioni stipulate anni addietro, si ritrova a sostenere delle spese notevoli che pesano gravemente sul bilancio finanziario e, per le quali, se non si trovano rimedi adeguati, si corre il rischio che nel prossimo bilancio di previsione ci sarà un aggravio di tasse per i cittadini.
Altra questione, importante, è stata quella sollevata dall’Avv. Morì a nome del gruppo di opposizione relativa alla presenza, nella città di Popoli, di troppe barriere architettoniche che creano molteplici disagi.
In virtù di ciò, è stata rivolta espressa richiesta, all’assessore preposto, di provvedere alla rimozione delle suddette barriere nel più breve tempo possibile per evitare che tale situazione possa seriamente compromettere l’incolumità delle persone.

IL Gruppo “Libertà e Coerenza”
Capo G. Mario Lattanzio
Avv. Maria Laura Morì
Frediano Cafarelli
Cristian Salutari
Roberto Salari

LA "MOVIDA" DI PESCARA


Cosa fare per il rilancio del “Centro Storico” di Pescara?.

Io ricordo una Pescara diversa, con cinquemila abitanti; al mare si andava con un tram a cavalli e le sere si passeggiava,incredibile!per quella strada dove sono nato,il Corso Manthone',ora diventato un vicolo e allora persino elegante.
Flaiano

PESCARA - Tra Piazza Unione e Piazza Garibaldi, si diramano tre strade: Via delle Caserme, Corso Manthoné e Via dei Bastioni. Dopo anni di degrado, Pescara Vecchia (il cuore di Pescara) è il più bello e affollato luogo di incontro della città. Qui, e' nato e vissuto il Vate, Gabriele D'Annunzio, e dove ha trascorso la gioventù Ennio Flaiano.
Via Bastioni e Via delle Caserme erano tutte botteghe di arti e mestieri:chi faceva le botti chi faceva i tini, chi faceva lu stagnare; ogni porta un mestiere. Corso Manthone' invece era la via più lussuosa: c'erano caffè,pasticcerie,oreficerie,negozi di tutti i tipi, mercerie,forni e, poi, sarti,mobilieri , barbieri,giornalai negozi di stoffe e ferramenta. A Via delle Caserme (la via a destra) c'erano la maggior parte degli artigiani:falegnami,ebanisti,intagliatori , cesellatori di legno,''ferrai''e ''ferracavalli'','' lu callarare'',e il miglior verniciatore di carrozze della zona : Mastro Leone. Ci venivano pure ''li signur''da fuori perché faceva lavori precisi. C'era pure il forno di Michele che cuoceva pure la porchetta. In via delle Caserme c'era pure Giacomino Opera che costruiva giocattoli e burattini e li vendeva alle fiere.
A oggi, uno dei temi più discussi dalla comunità, è quello della sicurezza urbana che sta diventando, sempre di più, la questione centrale per la qualità della vita e l’incolumità dei cittadini di “Pescara Vecchia”.
Quello che si percepisce girando per i vicoli che la caratterizzano è la “latitanza” delle forze dell’ordine e il rifiuto di aggregazione collettiva che, probabilmente, deriva da un retaggio culturale familiare “votato a priori” alla diffidenza , forse, non a torto, nei confronti dell’altro o del diverso che, oltretutto, caratterizzano anche le società postmoderne nelle quali, a lungo andare, logorano i tessuti connettivi tra i corpi sociali e, al loro posto, si aggrovigliano i fili dei vissuti individuali.
In questo scenario, l’individuo, sconta una condizione di maggiore precarietà nelle relazioni, che si fanno sempre più labili e, in circostanze particolari, si avverte la sensazione del rischio nel contatto anche casuale con altri individui. Un rischio che, molte volte, per “un’occhiata di troppo” si può trasformare in violenza.
I cittadini, le donne, gli uomini di Pescara e gli esercenti avvertono la necessità di rilanciare la città.
Quello di uno spazio condiviso da tutti e nel quale vivere in sicurezza e tranquillità, incontrarsi liberamente per comunicarsi idee, emozioni e, condurre, iniziative comuni.
Questo, ci si auspica, dovrebbe essere lo spirito della “movida” pescarese.
Ritrovarsi e ritrovare La “Pescara Vecchia” di un tempo che, nelle sere del fine settimana e nel trascorrere della notte, vedeva ritrovarsi nelle sue strade migliaia di persone vocianti”.
C’è bisogno di una “mentalità più aperta” alla socializzazione e all’incontro, scevra, da pregiudizi e preconcetti.
Bisogna evitare che circolino, nei vicoli, migliaia di solitudini vaganti, perché in quei “soggetti” si può insinuare più facilmente l’aberrazione e il “tarlo” della violenza dovuta, a torto, dall’essere sopraffatti da un senso di insoddisfazione esistenziale.
Sarebbe bene, inoltre, congiungere la frequentazione dei singoli in un circuito di iniziative e di opportunità culturali, ludiche e sociali che spingano ad un’autentica aggregazione in grado di trasformare la moltitudine degli individui nella collettività delle persone che si conoscono, si rispettano, si cercano, si integrano.
Ha ragione, pertanto, chi ha sollevato il tema del riportare la vita sociale in quella zona così importante della città anche nelle ore del giorno, favorendo la ripresa delle attività tipiche della zona.
La ripresa di una più solida vita collettiva che aiutasse anche le forze dell’ordine a tutelare meglio l’incolumità e l’intangibilità delle persone, perché la forza dell’aggregazione collettiva collabora con chi è chiamato a prevenire e a mettere nelle condizioni di non nuocere gli elementi devianti, che comunque devono essere rieducati, perché domani possano anche loro avere l’opportunità di contribuire positivamente alla nostra società.
Su questi temi, urge, un confronto fra le istanze della “municipalità” pescarese, le categorie produttive, con le istituzioni culturali e sociali per conseguire l’obiettivo della città più sicura e allegra da vivere. Uno sforzo richiesto e da fare tutti insieme, per Pescara, i pescaresi e per l’Abruzzo, per le donne e per gli uomini che danno corpo, mente e cuore alla nostra bellissima comunità.
LUCIGNOLO

DEAGLIO HA PRESO UN ABBAGLIO!

La patacca del film di Enrico Deaglio ha fatto flop.

Una bufala in piena regola

Pescara – Oltretutto, la televisione pubblica in mano alla sinistra le ha dedicato un’intera trasmissione. Un milione e 246 mila schede bianche in meno alle ultime elezioni non significano automaticamente brogli, come invece sostiene il film:“Uccidete la democrazia!” che esce con “Diario” e secondo il quale la spiegazione va ricercata nella manipolazione dei dati da parte del Viminale attraverso un sistema informatico che avrebbe attribuito quelle schede a Forza Italia. Un film-bufala in piena regola.
In realtà, ci sono molte spiegazioni plausibili al fatto che dalle elezioni politiche del 2001 a quelle di aprile 2006 si sia passati da 1.692.048 schede bianche a 445.497 schede bianche. E infatti nessun esperto di flussi elettorali se l’è sentita di appoggiare anche solo da lontano la teoria del “grande imbroglio”.
D’altra parte, è risaputo che le schede sono toccate solo all’interno dei seggi dove, alla fine del conteggio, viene stilato un verbale. Se brogli ci sono è qui che vengono fatti.
E dunque il Viminale non ha nulla a che fare con i verbali, che riportano i dati ufficiali delle votazioni, e se anche avesse compiuto una contraffazione sarebbe stato immediatamente “smentito” dalla Cassazione.
Il motivo principale della diminuzione delle schede bianche è la semplificazione del voto: si è passati, infatti, da un sistema elettorale misto, maggioritario con una quota di seggi assegnata con il metodo proporzionale, che prevedeva tre schede e l’indicazione delle preferenze.
Nel clima di scontro che ha caratterizzato la campagna elettorale, e in particolare dopo la durissima polemica sulle tasse, i cittadini si sono sentiti chiamati direttamente in causa. La loro era quasi una scelta “obbligata” fra Prodi e Berlusconi.
In quest’ottica, la scheda bianca non aveva senso.
L’accusa di Deaglio è una bufala smontata prima del previsto: il broglio da lui descritto, in modo infantile, è stato quello di truccare le partite di calcio alterando i risultati sul giornale.
Probabilmente il portavoce di Prodi sta solo goffamente tentando di deviare l’attenzione dai disastri del peggiore governo della repubblica e dalle gaffe del premier.
Dall'ospedale San Raffaele, dov'e' ricoverato da domenica per un collasso, Silvio Berlusconi ha parlato dei presunti brogli di cui il suo partito e' stato accusato nel documentario del giornalista Deaglio, oggi indagato per diffusione di notizie false e tendenziose dalla procura di Roma. “Bisogna essere determinati nel chiedere il riconteggio di tutte le schede anche perché ci sono 150 mila schede che non tornano tra votanti e voti”, ha detto il leader dell'opposizione ai parlamentari azzurri in un collegamento telefonico. "La magistratura - ha sottolineato Berlusconi - non poteva non dire che Deaglio ha commesso un reato". Infine l'ex premier, che tornera' a casa domani, ha rassicurato i suoi: “Rimango fino a quando in Italia non riporteremo la liberta'”.



LUCIGNOLO

martedì, novembre 28, 2006

POPOLI: " PANEGIRICO" DI ATTOJA.


RILESSIONI PAESANE
Uomo del Risorgimento, Aurelio Saffi fu un politico di spicco dell'ala repubblicana radicale incarnata dalla figura di Giuseppe Mazzini.
Popoli - In quel di via Saffi ci si immerge, da stanziale, nella vita semplice e paesana che rimanda, con il pensiero, al "borgo" di leopardiana memoria.
Il tempo, ad Attoja, è scandito dai rintocchi delle campane della vicina Chiesa di S.Francesco, una specie di richiamo secolare che ricorda, ai cittadini, le numerose "testimonianze" d'arte e gli antichi fasti medioevali popolesi.
Il visitare e contemplare - per i lettori curiosi - vi sarà, sicuramente, dolce in questo mare...
Le ore nel "borgo", vocianti e lievemente rumorose di giorno al vespro si trasformano, come di incanto, in liete, tranquille e accompagnate via via dallo scrosciare dell'acqua sul marmo, un "suono" rionale costantemente cantilenante: quello della "funtanell"!.
A notte fonda, osservando in religioso silenzio da una finestrella, il buio è magico, misterioso, puro e "riecheggiante" di storia locale, dove, la brezza notturna autunnale, padrona, "vaga" alla ricerca di un "tempo perduto".
Quel tempo, dove il denaro e il lusso erano valori "secondari" o falsi valori della vita.
Quanto meno, un valore non ostinatamente primario.
Nel terzo millennio, un concetto quasi assurdo da comprendere!
Oggi, purtroppo, siamo "bormbardati" da una televisione (mezzo) immorale, maleducata e arrogante, la quale, ne "sponsorizza", costantemente, il fine (quattrini).
Il vil denaro, come valore assoluto (soldi facili e la lussuria che ne deriva). In quel del "quarto di Attoja", invece, i principii e i valori cristiani hanno ancora un senso... il senso della vita operosa, semplice e "rurale"... un gesto, un saluto...
Una "porzione" di paradiso terreno, dove l'essenza di un sorriso e la forza di un buongiorno, valgono più del conto in banca.
Quell'odioso "far di conto", di una piccola borghesia falsa, spendacciona, arrogante e dedita a mere futilità.
Il tornaconto personale di politici e affaristi "avari" - che ricordano un pò Moliére - in virtù di un ipotetico sviluppo e di un falso progresso!
Attoja, al contrario, si rivela - con attenta osservazione - stoicamente sorda al "richiamo" del politicante "borghese" e, umilmente e senza far rumore ha voluto fermare, metaforicamente parlando, il suo tempo.
Per esempio, le chiavi di casa che rimangono infilate nella toppa della porta sono un dato di fatto, una situazione quotidiana impensabile per chi abita in città.
Anche per questo, via Saffi, con i suoi attivi residenti, è custode vigile del "quarto", gelosa delle sue testimonianze storiche e d'arte, delle sue tradizioni, dei suoi simboli.
Imprimendo e contestualizzando, così, un caratteristico "senso della vita" nonchè assurgere, a ragione, ad antico borgo storico medioevale in modo da "esprimersi", al massimo, durante il "Certame de la Balestra" in Agosto (www.certame.it).
Infine, a oggi, a suggello di quanto suesposto, poter permettersi di accogliere, cullare e abbracciare, intelligentemente, le anime "poetiche" e d'ingegno, nonchè gli stranieri "d'oltremare" che ivi risiedono.
Qui, gli spiriti liberi, ingenuamente puri e cosmopoliti, attraverso un' introspezione e una riflessione attenta, soprattutto, silenziosa e mai invadente, scoprono un modo di attingere alla linfa creativa che il contesto del "quarto medioevale di Attoja"... esprime.
LUCIGNOLO
P.S. Pubblicato su:
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blog, cinema, letteratura e poesia.


DDL Riforma delle professioni

DDL Riforma delle professioni

Il nuovo testo del disegno di legge in materia di riforma delle professioni intellettuali, consegnato il 20 novembre alle parti sociali, agli ordini e alle associazioni professionali, conferma nel complesso il testo precedente, apportando alcuni limitati cambiamenti.
Nel complesso, il ddl presenta un impianto condivisibile di principi e di criteri, finalizzati a liberalizzare il settore, dando nuovo impulso alla crescita dei servizi professionali e all’occupazione, tutelando al tempo stesso i diritti dei cittadini. Non mancano tuttavia limiti anche significativi, su un testo di evidente mediazione tra posizioni sostanzialmente opposte.
Tra gli aspetti più significativi del ddl, che rispondono, ovviamente, alle richieste avanzate dai sindacati ( CGIL, CISL e UIL), vi sono:
- l’abolizione delle tariffe;
- la possibilità di pubblicità relativa alle caratteristiche professionali e ai costi della prestazione;
- l’affermazione dei principi relativi alla “preminente tutela dei diritti costituzionalmente garantiti o riguardanti interessi generali meritevoli di specifica tutela secondo criteri di adeguatezza e di proporzionalità” per quanto attiene ai vincoli relativi all’accesso alle professioni, agli esami di Stato, all’individuazione delle “riserve di attività”;
- la nascita di un sistema duale ordini-associazioni, che può assicurare, come in altri paesi europei, una maggiore qualificazione e trasparenza delle prestazioni professionali, a tutela dell’utenza;
- la previsione della riorganizzazione degli ordini e di nuove regole per una maggiore democrazia interna
- la previsione di società multiprofessionali ed alcune aperture, sia pure troppo limitate, sulla partecipazione dei soci di capitale;
- la previsione di un “equo compenso” per i tirocinanti e la possibilità di organizzare una parte del tirocinio durante il corso degli studi.

L’ultima formulazione del testo apporta qualche positiva integrazione, come in particolare:
- il richiamo all’osservanza di “criteri di proporzionalità e di necessità in relazione alla concorrenza” in materia di libertà di accesso alle professioni;
- la previsione di “regole di contabilità a garanzia dell’economicità della gestione” degli ordini;
- un positivo ruolo del Ministero dell’Università per quanto riguarda il raccordo tra studi universitari ed accesso alle libere professioni (di concerto con il Ministero di grazia e Giustizia e con il Ministero competente per il singolo settore), per assicurare uno sbocco professionale ai giovani laureati;
- la “previsione di strumenti societari temporanei” che possono consentire una maggiore flessibilità organizzativa delle professioni ordinistiche, in relazione alle esigenze degli stessi professionisti e dell’utenza

Il ddl è un testo di principi che affida al Governo la delega per numerosi provvedimenti attuativi che, forse, daranno contenuti concreti alla riforma. L’esercizio della delega – visti gli spazi ampi di discrezionalità lasciati da criteri talvolta perfino generici – sarà decisivo per valutare la qualità della riforma.

Chiunque è web editor o web writer va alla ricerca della conoscenza del suo tempo per afferrare il senso del mondo, per sopravvivere nel mondo, forse per cambiarlo.
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