giovedì, novembre 16, 2006

CAR0 DEL GIUDICE:TANTO VA LA GATTA AL LARDO...


L’Ordine apre un procedimento, il direttore de il Centro si dimette
PESCARA. Si è dimesso nella tarda mattinata di oggi il direttore “storico” dal 1996 del quotidiano Il Centro, gruppo Espresso-la Repubblica, Antonio Del Giudice, al vertice del giornale più letto della regione Abruzzo.
LA NOTIZIA TROPPO GRANDE PER I GRANDI«Motivi personali» sarebbe la causa ufficiale delle dimissioni anche se le prime voci parlano anche di un certo malumore all’interno della redazione sorto dopo le vicende emerse dal caso Fira.Insieme all’inchiesta “Bomba” che ha coinvolto la finanziaria regionale, infatti, c’era stata una appendice molto particolare che ha riguardato proprio due giornalisti del noto quotidiano, il direttore, Antonio Del Giudice ed il redattore Maurizio Piccinino.Legami evidenziati in alcune telefonate con l’ex presidente della Fira, Giancarlo Masciarelli, dove il direttore faceva riferimento ad un mutuo per una casa a Roma e nello stesso tempo concordava la linea dell’articolo sui guai giudiziari e le indagini in corso.E proprio, ieri, l’Ordine dei giornalisti d’Abruzzo ha deciso a maggioranza di aprire un procedimento disciplinare a carico dei due giornalisti che dovranno presentare entro 30 giorni le loro memorie difensive.La notizia evidentemente nell’aria è stata immediatamente metabolizzata e così dopo una breve riunione con i vertici della redazione del giornale la decisione di «dimissioni irrevocabili».Finisce un’epoca per il quotidiano più letto d’Abruzzo e per l’intera regione ed un sistema che proprio in queste ultime settimane ha dimostrato tutte le sue crepe.Proprio il mondo della informazione locale, infatti, non è stata in grado di pubblicare la notizia del coinvolgimento eccellente (sebbene solo per motivi deontologici) che PrimaDaNoi.it, prima di tutti, seguita da uno sparuto gruppo di testate locali minori, ha diffuso non appena siamo stati in grado di farlo con assoluta certezza, costringendo in un silenzio sempre più grottesco i grandi quotidiani, silenzio che continua tutt’ora.Entro lunedì dovrebbe arrivare il nuovo direttore che secondo voci ancora non confermate dovrebbe essere Luigi Vicinanza, ex direttore di “La Città” di Salerno.A lui, la redazione di PrimaDaNoi.it e –mi permetto- tutti i nostri lettori, augurano un buon lavoro.

martedì, novembre 14, 2006

RETROSCENA / CDL : "PATTO DI FERRO" BERLUSCONI - FINI


Retroscena/ CdL, patto Silvio-Gianfranco. Così Berlusconi cede lo scettro
E Berlusconi riparte dal '94 e dai Circoli della libertà
Una vera e propria strategia comune. O meglio, un vero e proprio patto di ferro. E' quello che stato siglato negli ultimi giorni da Silvio Berlusconi e Gianfranco Fini. Secondo quanto Affari è in grado di anticipare, l'ex premier e il leader di Alleanza Nazionale hanno messo a punto un piano ben preciso per rivoluzionare la Casa delle Libertà. Un piano che punta a rispondere al partito democratico di Ds e Margherita con una forza che si rifarà al PPE e che certamente avrà nel proprio nome il richiamo alla parola 'libertà'. Nel 2007 inizierà il percorso che porterà alla fusione tra Forza Italia e An, con l'obiettivo di costruire un nuovo partito in grado di raggiungere il 35%. E che dovrà essere l'architrave del polo dei moderati, sul modello della Cdu tedesca e dei conservatori britannici. L'operazione di immagine di Fini è propedeutica a questo progetto. I colonnelli di Via della Scrofa sono avvisati: chi non è d'accordo, leggi Storace, se ne vada pure. Da qui l'ipotesi di togliere la Fiamma dal simbolo di An e l'affondo contro Il Secolo, tanto per citare alcuni esempi. In sostanza, l'ex titolare della Farnesina punta a diventare una sorta di Sarkozy all'italiana, ovvero un leader capace di animare la folla (e nei sondaggi Fini è sempre il più apprezzato a livello personale tra i big della CdL), ben ancorato ai valori cristiani e dell'Occidente, ma che sappia anche dialogare con tutte le forze della società.

ABRUZZO: MAFIA O DEMOCRAZIA?


ABRUZZO. Dopo le migliori abbuffate c'è sempre bisogno di un momento di calma per metabolizzare. Così è accaduto che dopo poco più di dieci giorni in cui si sono scritte pagine e pagine sulla inchiesta "Bomba" (di nome e di fatto), la parola "Fira" sta scomparendo piano piano dalle cronache locali. Dopo l'indignazione e il clamore iniziali per la notizia, con la ricerca spasmodica di nuovi indizi e rivelazioni clamorose, sembra essere rimasti a corto di argomenti per informare la cittadinanza sullo scandalo più grosso per l’Abruzzo dal 1992.

L'EDITORIALE E LA CENSURA - IL DIRETTORE DE IL CENTRO A TELEFONO CON MASCIARELLI CONCORDAVA GLI ARTICOLI - LE REAZIONI DELLA GENTE - COSI' AGIVA LA BANDA MASCIARELLI - LA SPECULAZIONE EDILIZIA A CHIETI CON I FONDI FIRA - NEL 2002 RUDY D'AMICO DENUNCIAVA IL MALCOSTUME DEGLI ENTI STRUMENTALI - QUANDO MASCIARELLI DICEVA DI ESSERE IL PROPRIETARIO DI ANTENNA 10 - L'INTERROGAZIONE PARLAMENTARE - LA REGIA OCCULTA DIETRO IL FALLIMENTO DELLA DELVERDE - TUTTE LE REAZIONI POLITICHE - DEL TURCO:"TUTTO OK SULLA CARTOLARIZZAZIONE DELLA SANITA'"

Eppure, gli inquirenti non si sono fermati ma continuano il loro lavoro incessante di ricerca di nuove prove; non si sono fermati nemmeno gli interrogatori degli indagati che continuano a parlare e a fornire nuovi elementi e spunti.
Ma sono oggi molto diverse le condizioni che portarono all'arresto della giunta regionale corrotta nel 1992; oggi nel momento in cui si scrive la classe politica è almeno formalmente esclusa dal polverone che, invece, ha riguardato per ora le propaggini politicizzate degli enti strumentali che pure fanno riferimento all'ente Regione.
Tuttavia l’idea che si ha della vicenda leggendo i giornali appare molto “addolcita”.
Si è parlato di un avallo della politica e della allora giunta di centrodestra ma nulla più. Si sono fatti anche nomi. Ma nemmeno nei momenti di indignazione maggiore si è arrivati ad una presa di posizione seria nei confronti dei politici che sicuramente sapevano.
Invece, il presidente della giunta Del Turco si è affrettato a dire che questa nuova inchiesta non doveva servire per aumentare i toni dello scontro politico e così nessuna dimissione è stata chiesta e tanto meno presentata. Insomma ognuno continua a ricoprire gli incarichi di prima.
Intanto, nemmeno Del Turco ha mai chiarito per quale ragione il bravo Masciarelli (osannato dall'assessore alla Sanità Mazzocca che insieme a lui ha proposto l'operazione della cartolarizzazione) ha continuato ad avere un ruolo all'interno della Regione questa volta di centrosinistra.
Da chi era stato caldamente raccomandato a Del Turco l'ex presidente della Fira?
Solo una potente raccomandazione, infatti, poteva giustificare l'alleanza con una persona che era stata defenestrata grazie alla legge dello spoil system ed il suo re - impiego nella veste di consulente per una operazione finanziaria (non dimentichiamo però che Masciarelli è ingegnere).
E come faceva Del Turco a non sapere cosa succedeva ed era successo nelle stanze della Fira?
E così diventa normale che alcuni degli esponenti politici dell'ex giunta continuano a svolgere la loro attività tranquillamente e addirittura qualcuno continua la sua campagna elettorale come se nulla fosse, pronto a ritornare in sella.
E se non vi sono indagati nelle fila della politica e anche vero che ragioni di opportunità avrebbero imposto chiarimenti pubblici e dimissioni da incarichi altrettanto pubblici stipendiati lautamente con i soldi delle tasse.
Ma la verità è che nessuno ha voglia di cambiare aria e di dare una bella spolverata.
Una mani pulite d’Abruzzo? Neanche a parlarne.
Eppure nessuno è riuscito ancor a spiegare come mai Giancarlo Masciarelli era diventato il proprietario assoluto di un ente strumentale della Regione e che di conseguenza aveva "diritto di vita e di morte" su tutte le pratiche per l'assegnazione di fondi pubblici.
E' molto strano infatti che nessuno sapesse all'interno dei palazzi, visto che più di una volta gli stessi dipendenti si sono lamentati, più o meno velatamente e più o meno pubblicamente.
Strano che i sindacati non abbiano fatto sentire la propria voce per difendere i dipendenti costretti a subire angherie o l'estromissione dalle proprie funzioni a vantaggio di un sodalizio criminale.
Paura, omertà, connivenza, o cos’altro?
Molto strano che i politici di oggi non abbiano mai sentito parlare di due esposti che sono circolati e che hanno creato scalpore oltre due anni fa (esposti anonimi che già denunciavano chiaramente la situazione dell'assegnazione dei fondi Docup).
Come si fa a credere che realmente nessuno sapesse in una regione dove le voci girano in un nanosecondo?
Come si fa a credere che misfatti così eclatanti ed enormi non siano mai arrivati nella sede del consiglio regionale o della giunta regionale o solo all'orecchio di uno dei politici o segretario di partito?
Ecco allora che ritornano alla mente le dichiarazioni del deputato di Rifondazione, Maurizio Acerbo: «temo il coperchio bipartisan sulla vicenda».
Chissà che si sia già cominciato dolcemente a riporre il coperchio…
Un rischio però molto fondato visto le enormi stranezze che hanno contornato la vicenda.
Tutti avevano rapporti con la Fira, tutti hanno avuto qualche favore (lecito fino a prova contraria) privato e pubblico, dunque, meglio mettere a tacere al più presto questo argomento scomodo che può far finire sulla graticola una lista di persone lunga almeno tre volte quella della inchiesta in corso.
Rimangono le stranezze e le risposte non date alle quali il cittadino pure avrebbe diritto.
E', infatti, assolutamente incredibile la disattenzione dei giornali nazionali su questa vicenda epocale di truffa ai danni dello Stato e di una intera regione.
Ma soprattutto ad avere il danno maggiore, ancorché incalcolabile, è stata una lunga schiera di imprenditori che non hanno potuto beneficiare di sovvenzioni che potevano significare sviluppo e posti di lavoro ed in qualche caso scongiurare il fallimento.
E' incredibile che oltre qualche trafiletto nessuna testata si sia interessata al caso che pure ha turbato l'Abruzzo (benché sempre al margine ed in fondo alla classifica delle regioni importanti).
Perché hanno taciuto? Come non pensare all'influenza dei "poteri forti" anche sulle maggiori testate?

E' assolutamente incredibile anche il coinvolgimento del maggiore quotidiano abruzzese, Il Centro, e del suo direttore che aggiustava, limava, ed in qualche caso addirittura permetteva che Masciarelli dettasse direttamente gli articoli al giornalista in modo da palesare una realtà meno scomoda per l'amico importante sotto inchiesta, sorvegliato e spiato.
E' assolutamente incredibile come di questa vicenda PrimaDaNoi.it sia stata la prima e l'unica voce a diffondere la notizia di un grave problema legato alla libertà di informazione, alla correttezza e alla censura.
E' incredibile che nessun quotidiano locale abbia avuto il coraggio di dare questa notizia se si escludono pochissime, ed in qualche caso timidissime eccezioni, di chi ha ripreso a metà il nostro articolo.
E' incredibile che nemmeno i comitati di redazione si siano fatti sentire.
E che dire del silenzio tombale su questa vicenda di tutti i rappresentanti politici?
Perché nessuno ha avuto il coraggio e la voglia di intervenire su un caso così grave di lesione del diritto di informazione?
Le risposte sono molteplici e composite: di sicuro è sempre meglio non mettersi contro il più potente giornale locale che con una "buona campagna informativa" ad hoc potrebbe spezzare le reni a qualunque amministratore e poi le elezioni si vincono con i giornali (lo può ben testimoniare il sindaco D'Alfonso che proprio secondo i giornali sarebbe apprezzatissimo dai cittadini).
Intanto, si aprirà domani il procedimento disciplinare dell'Ordine dei giornalisti a carico del direttore de il Centro, Antonio Del Giudice, e del redattore Maurizio Piccinino. Un procedimento dall'esito tutt'altro che scontato e che si apre in questo clima asfittico che tende sempre più a dimenticare il significato della parola onestà, per non parlare di quello della parola ormai impronunciabile di "deontologia".

PRODINOCCHIO E' ALLA FRUTTA!



Italiani feroci e impazziti?

Prodi insulta il Paese: pensa solo al presente non al domani
Fini: il suo è il peggiore governo della nostra storia

L’insofferenza di Prodi ieri è arrivata alle accuse agli italiani di “impazzimento” e ferocia per le critiche alla manovra
Prodi ha insultato gli italiani sul trenino che, da Bologna, lo portava a Crevalcore per l’inaugurazione del raddoppio della tratta ferroviaria e, nel mentre, il premier si è lasciato andare: «Qui ormai – non si è riuscito a trattenere – siamo in un Paese impazzito, che non pensa più al domani...».
Ed esasperato per le critiche e le contestazioni che da più diversi settori e ambienti vengono indirizzate alla sua Finanziaria, aggiunge: «Ci vuole la responsabilità di tutti, perché dobbiamo vivere in un Paese saggio, non in
un Paese impazzito... Non cambio la Finanziaria perché c’è chi urla e chi fischia...».
Questa volta, insomma, il Professore l’ha sparata davvero grossa, esprimendo tutto il suo disprezzo non solo per l’opposizione ma forse per tutti gli italiani.
Da tutto il centrodestra si replica che a essere impazzito è, in realtà, il governo di Prodi. «Il premier – spiega il leader di An, Gianfranco Fini – è come una piuma, è talmente leggera che prima di cadere a volte basta un refolo, uno spiffero per rialzarsi, ma è politicamente al termine della sua stagione.
Questo è veramente il peggior governo della storia repubblicana, è un overno di sinistra e non di centrosinistra, in cui su tutte le questioni, dall’economia alla sicurezza, alla lotta all’immigrazione clandestina, la bussola è nelle mani della fazione più radicale. Non a caso – ha concluso Fini – c’è un presidente della Camera che è il presidente più interventista in termini politici degli
ultimi anni».

SANITA PUBBLICA: UN POZZO SENZA FONDO!


Il deficit cresce e mina il bilancio dello Stato

No ai falsi trionfalismi - 2.088 milioni di euro di finanziamenti pubblici - a danno dei cittadini abruzzesi.

Diciamolo, fuori dal coro!

Ecco la ripartizione, Regione per Regione, del fabbisogno Sanitario 2007, in base all'accordo raggiunto alle 02.30 del 10 novembre 2006 con lo Stato centrale.
Le cifre riportate sono da considerarsi in euro: PIEMONTE 7.168.500; VALLE D'AOSTA 195.101; LOMBARDIA
14.995.500; BOLZANO 733.763; TRENTO 779.799; VENETO
7.474.500; FRIULI 1.933.690; LIGURIA 2.862.500; EMILIA
ROMAGNA 6.929.000; TOSCANA 6.023.447 ; UMBRIA 1.444.000;
MARCHE 2.508.000; LAZIO 8.463.000; ABRUZZO 2.088.000; MOLISE
522.000; CAMPANIA 8.895.200; PUGLIA 6.370.000; BASILICATA
966.500; CALABRIA 3.208.000; SICILIA 7.751.500; SARDEGNA
2.588.000; TOTALE FABBISOGNO 93.900.000;

Solo una boccata d'ossigeno!
Un deficit che cresce. E rischia di minare il bilancio dello Stato.
Colpa di un sistema allo sbando. Tra abusi, errori, e inefficienze. Quattro miliardi e 400 milioni di buco nel 2005. Altri 2,4 nei primi cinque mesi di quest'anno, che alla fine potrebbe chiudere con un profondo rosso di 1O miliardi.
I dati sulla scrivania del neo-ministro dell'Economia, Tommaso Padoa Schioppa, dicono che il bilancio della sanità italiana, terza impresa nazionale per giro d'affari, è fuori controllo. Una bomba a orologeria per il governo di Romano Prodi: un rapporto tra deficit e Pii che fila dritto verso il 5 per cento e impone di trovare in fretta una cifra compresa tra i 9 e i 14 miliardi. Se i conti di ospedali e Asl non tornano, in teoria, il problema è tutto del sistema regionale e dei suoi amministratori. Sono loro che devono farsi carico, vendendo i gioielli di famiglia o aumentando le tasse, della maggior spesa rispetto al budget stabilito dallo Stato. Pena il commissariamento. Ma nei fatti le cose non stanno cosÌ. Lo dimostrano le ultime leggi di bilancio, nelle quali lo Stato ha ripianato, almeno in parte, i disavanzi accumulati. È successo nella finanziaria per il 2005, quando è stata varata una sanatoria da un miliardo e mezzo. E ancora in quella per il 2006, in soli cinque mesi di governo, con un nuovo colpo di spugna da 2 miliardi.
La sanità pubblica italiana che, da sola, fagocita un quarto dell'intera spesa per la protezione sociale, è un pozzo senza fondo.
E la situazione è destinata a peggiorare. Anche per il solo fattore demografico.
I quattro quinti dell'assistenza sanitaria necessaria a una persona si concentrano infatti nell'ultimo venti per cento della sua vita.
E fermiamoci qui!

lunedì, novembre 13, 2006

E' MORTO IL RE DI NAPOLI: MARIO MEROLA.


NAPOLI IN LUTTO
E' morto il re della canzone napoletana: Mario Merola
Il cantante è morto nell'ospedale 'San Leonardo' di Castellammare di Stabia colpito da infarto. Nato a Napoli il 6 aprile 1934, è stato uno dei principali alfieri della canzone partenopea e il vero e proprio re della sceneggiata napoletana
Napoli - Il cantante napoletano Mario Merola è morto ieri sera alle 21 nell'ospedale 'San Leonardo' di Castellammare di Stabia per arresto cardiocircolatorio. Mario Merola, nato a Napoli il 6 aprile 1934, è stato uno dei principali alfieri della canzone partenopea e il vero e proprio re della sceneggiata napoletana. Proprio grazie a lui, infatti, questo genere teatrale ha varcato i confini partenopei, ma anche quelli nazionali, raggiungendo anche l'estero. Merola incarnava quanti altri mai quel particolare mix di tradizione popolare e di componente melodrammatica che stanno alla base della sceneggiata napoletana. Vicende sentimentali, pessimismo e fatalismo partenopeo, malavita spicciola e organizzata, sono i principali ingredienti delle trame interpretate da Merola, sia sulle scene teatrali che nei diversi lavori cinematografici girati dall'attore e cantante. Figlio di un ciabattino, fin da ragazzo, nell'immediato dopoguerra, lavora come stivatore (come lui stesso racconta con orgoglio) al porto di Napoli. Anche su incoraggiamento dei colleghi, che apprezzano le sue doti canore, inizia a esibirsi come cantante nel repertorio classico della canzone napoletana, raggiungendo nel giro di pochi anni un notevole successo, dapprima a Napoli e successivamente in Italia e all'estero. Fa il suo esordio a teatro grazie ad una canzone, Malu Figliu, che viene inserita in uno sceneggiato che lo vede protagonista. Otterrà grande successo tanto che Merola decide di dedicarsi esclusivamente al campo dello spettacolo. Nel 1973 il cantante e attore, recita per la prima volta per il grande schermo nel film di Ettore Maria Fizzarotti, Sgarro alla camorra. Tra gli anni 70 e gli anni 80 raggiunge la massima popolarità e ottiene i suoi migliori ruoli, in una serie di pellicole dirette per la maggior parte da Alfonso Brescia con il quale collaborerà fino al 1982 con il film I Figli... sò pezzi 'e core.
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