sabato, ottobre 21, 2006

Dichiarazione dell’Unione dei Giornalisti di Cuba

Hasta la dictatura siempre!
Quanto segue, è quello che sono costretti a scrivere i giornalisti prezzolati che sono alla mercé del regime castrista.
Una dittatura criminale che li umilia nella dignità, per non essere uccisi, deportati o torturati!
Dichiarazione dell’Unione dei Giornalisti di Cuba
(Granma Int.).- La stampa, il giornalismo e i giornalisti cubani, come tutti i nostri connnazionali, soffrono gli effetti del criminale blocco degli Stati Uniti, intensificato in modo pazzesco dall’amministrazione Bush. Questa politica non solo tenta di uccidere da fame e malattie il nostro popolo, ma di impedirgli anche di consocere e diffondere la verità di Cuba e il mondo dai propri mezzi. Alla guerra economica, commerciale e finanziaria si aggiunge un attacco mediale spietato di quasi mezzo secolo. Attorno all’Isola è stato creato un assedio di aggressioni radiofoniche e televisive, con trasmissioni sovversive delle malchiamate Radio e TV Marti, proprietà del governo statunitense, indirizzate a provocare un cambiamento nel sistema politico cubano. A questo scopo nel budget federale di quel paese si stanziano decine di milioni di dollari ogni anno. Per incrementare l’invio forzoso di segnali televisivi dispongono di più di un aereo; per la radio, per 30 stazioni radio destinano ogni settimana contro il nostro paese più di 2.200 ore di programmazione. Questo bombardamento di menzogne, manipolazioni e inganni comprende la programmazione di emittenti di taglio terrorista al servizio dei gruppi estremisti radicati nel Florida, calpesta i regolamenti internazionali e avvelena costantemente lo spazio radioelettronico. In questa atmosfera rarefatta si svolge quotidianamente l’esercizio del giornalismo cubano, settore che si vede pregiudicato anche perchè si impedisce o diventa più caro l’ottenimento di equipaggiamento o pezzi destinati al funzionamento e lo sviluppo dell’industria poligrafica, la radio e la TV. L’esempio di Internet è molto illustrativo. Chiusura di mercato e prezzi elevati delle risorse tecnologiche nel periodo speciale provocarono che i mass media cubani non avessero un’attiva e dinamica presenza nella rete di reti fino alla fine del secolo scorso. È nota la negativa di accesso alle applicazioni informatiche e di software da parte di compagnie multinazionali nordamericane che dominano il mercato di questi prodotti e danneggiano anche i nostri mass media. Per identici motivi Cuba non è mai riuscita a collegarsi a Internet tramite un cavo ottico sottomarino ed è costretta a utilizzare i satelliti che sono più costosi e di limitata portata con un servizio lento. A tutta questa realtà si sommano altre misure del governo americano nella sfera della comunicazione, l’informazione e il giornalismo, contenute nella Legge Helms-Burton e nel cosiddetto Piano Bush per una supposta transizione a Cuba, il cui allegato segreto fa supporre progetti di aggressione militare e che non sono che strumenti per l’annessione e il ritorno al passato, che nel caso dei mass media implica l’applicazione di un modello totalitario di stampa commerciale, escludente, sulla base della dittatura del mercato, la concentrazione della proprietà e il mercenarismo intellettuale, sempre più allontanato dall’etica, la verità e i principi. È tale la sfacciataggine di questo tipo di mezzi, di cui gli USA desiderano il ripristino sognando di reimporli a Cuba, che, con la firma di una delle spie mascherate da giornalisti pagati dal governo degli Stati Uniti e che la mafia anticubana di Miami, il Nuovo Herald ha recentemente annunciato nuove azioni del clan Bush per inseguire e reprimere cittadini che nel territorio statunitense violino la legislazione del blocco, tra questi coloro che commercino, inviino rimesse o viaggino nell’Isola per paesi terzi. I giornalisti cubani, insieme al popolo, esprimono il loro ripudio a questa politica immorale e di genocidio del Governo Usa, e proclamano che ogni azioni imperiale indirizzata a ostacolare o imepdire l’adempimento della nostra funzione sociale di informare in modo verace e preciso il nostro popolo e il mondo, è condannata al fallimento perchè non raggiungerà i suoi obiettivi, come è successo negli ultimi 47 anni. Chiediamo alle organizzazioni giornalistiche dell’America Latina e del mondo, e ai mass media e giornalisti onesti di esigere ed investigare il contenuto dell’allegato segreto del Piano Bush e di esigere ai loro governi il sostegno alla risoluzione presentata nelle Nazioni Unite che chiede la sospensione immediata del blocco nordamericano contro Cuba, che ha recato danni per più di 86 miliardi di dollari e causato sofferenze e penurie al popolo cubano.
Giornalisti di Cuba
P.S. LUCIGNOLO - Questa dichiarazione, comunque, è una preziosa lezione su come intende la "libertà di espressione" il "giornalismo sovietico"! Auguri.

FINANZIARIA: ECCO LE" CAPACITA' "DEL PROFESSOR PRODI!



C'è un popolo che si vuole mobilitare per essere nuovamente libero
Due della maggiori agenzie di rating internazionali, Fitch e Standard & Poor's, si sono espresse ieri bocciando i conti pubblici del nostro Paese. Le due agenzie hanno manifestato apertamente forti dubbi in merito al percorso di risanamento avviato dall'Esecutivo di sinistra con la nuova Finanziaria. Da una parte Fitch la definisce «non robusta e deludente sul piano delle misure di contenimento della spesa», dall'altra Standard & Poors avanza, oltre a valutazioni strettamente tecnico-economiche, anche un giudizio politico significativo: oltre ad esprimere le proprie critiche nei confronti di una manovra che prevede un'eccessiva pressione fiscale ed una risposta inadeguata rispetto alla necessità di riforme strutturali, il verdetto dell'agenzia di rating, espresso a chiare lettere, sottolinea come «le concessioni fatte all'estrema sinistra e ai sindacati» avrebbero precluso qualsiasi prospettiva, oltre che di riforme, anche di risanamento. Secondo Standard & Poors l'«equilibrio di potere nel governo è mutato a sfavore dei riformisti».
Mentre anche all'estero Prodi perde credibilità perchè lo si ritiene prigioniero del radicalismo di alcune componenti della sua coalizione, che starebbero portando il rating del nostro Paese «al livello del Botswana», in Italia le manovre dissennate del governo che egli rappresenta stanno alimentando il fuoco di una protesta che coinvolge, ormai, anche ampi settori della società che fino ad ora appartenevano all'orbita di sinistra. Vi sono ampie categorie professionali, dai commercianti agli artigiani, agli imprenditori, ecc., che si sentono profondamente offese e colpite dall'operato di questo governo: è proprio attorno a queste che si dovrebbe coagulare un'iniziativa forte, capace di smobilitare quel popolo che ama i principi di una società liberale, votata alla libera intrapresa e alla responsabilizzazione di ciascun cittadino nella vita di tutti i giorni; un popolo che ambisce ad un modello di società in cui lo Stato non giochi il ruolo di organismo omnicomprensivo, dotato della facoltà di farsi interprete esclusivo delle esigenze della collettività - che poi in realtà, secondo la filosofia politica della sinistra, si riducono alle esigenze di cassa dei suoi potentati.
E' a questo modello di Stato omnicomprensivo della sinistra, che entra nella vita di tutti noi cittadini attraverso un controllo spietato da parte del Fisco, che ci dobbiamo opporre. Ogni giorno che passa, da quando l'Unione è al potere, rappresenta un attentato alla nostra libertà. E' di ieri, ad esempio, la circolare applicativa pubblicata dall'Agenzia delle Entrate che renderà operativa a tutti gli effetti la legge Visco-Bersani: grazie a questa riforma il Fisco, che opererà con la presunzione che noi tutti siamo dei potenziali evasori, avrà la facoltà di entrare nella vita privata di ogni cittadino e di rendere tracciabili, e quindi identificabili in maniera dettagliata, tutti i movimenti bancari effettuati dai professionisti, dagli artigiani, dagli imprenditori, insomma, da tutti noi privati cittadini. Il Fisco ideologico della sinistra potrà, così, esigere in ogni momento una spiegazione su qualsiasi operazione effettuata, costringendo ognuno di noi ad uno sforzo di memoria che potrebbe richiedere di ricostruire qualsiasi movimento bancario, anche una strisciata della carta di credito o un assegno riscosso, addirittura a partire dal primo gennaio 1999.
I fischi subiti da Prodi ieri Verona in occasione del IV Convegno eucaristico nazionale, a cui hanno fatto da contraltare gli applausi scroscianti rivolti a Berlusconi, sono indice simbolico non solo del disagio sociale che il governo sta diffondendo nel nostro Paese, un disagio profondo al quale il popolo italiano vuole reagire prima che sia troppo tardi, ma anche dell'esplosione del forte pathos politico che ora affiora dirompente in un popolo in ebollizione, un popolo che ha bisogno di un leader, Berlusconi, che gli restituisca la libertà negatagli da un presidente del Consiglio che, in piena crisi identitaria e senza un partito, ha imboccato il sentiero pericoloso dell'alleanza con una'ala massimalista che vive di una cultura politica ideologicamente avversa al mercato e allo sviluppo del nostro Paese.
LUCIGNOLO

INDAGATA LA TROUPE DE "LE IENE"


Droga-politica/ Indagata la troupe de Le Iene
La procura di Roma ha iscritto 4 persone sul registro degli indagati in relazione al servizio delle Iene sui test antidroga effettuati su alcuni parlamentari. Il pm Salvatore Vitello ha ipotizzato la violazione della legge sulla privacy a carico di chi ha organizzato e realizzato il servizio, mai andato in onda, tra l'altro, per il blocco imposto dal Garante che aveva definito "illecita la raccolta di dati di natura sensibile in quanto attinenti allo stato di salute".
La procura aveva disposto il sequestro dei tamponi utilizzati per il test sull'uso delle droghe, fatto su cinquanta parlamentari a loro insaputa, e di quanto sarebbe dovuto andare in onda su Italia 1 nella puntata del 10 ottobre.

venerdì, ottobre 20, 2006

PRODI E LA FINANZIARIA MANCATA


Finanziaria/ Prodi si è infilato in un suk
Come formaggio al sole, la leadership di Romano Prodi sta squagliandosi. E il calo di consenso nei sondaggi ne è la riprova. La Finanziaria doveva essere l’appuntamento su cui misurare i due principali obiettivi del Professore: un credibile risanamento e un rafforzamento della coesione sociale. Prodi li sta mancando entrambi. La manovra presentata dal governo non piace a nessuno, nemmeno agli stessi ministri del governo che già hanno presentato centinaia di emendamenti, con un vile gioco a smarcarsi, a dire ‘io non c’entro’. Anche per effetto di una dilettantesca incapacità del governo e del suo leader di comunicare efficacemente con il paese, industriali, sindacati, commercianti e categorie professionali protestano per una Finanziaria che scontenta tutti e che rende ancora più oscuro di prima quale sia il blocco sociale di riferimento di questa maggioranza. Indifferente al consenso e con ostinazione tecnocratica, il duo Prodi Padoa-Schioppa si è mosso cercando soprattutto l’approvazione della comunità economica internazionale. Niente da fare: anche da quella parte arrivano solo sberle, come dimostra il declassamento dell’Italia nelle valutazioni di Fitch e S&P. La discussione in aula della Finanziaria, che si preannuncia come uno di quei suk arabi in cui donne affannate sgomitano per assicurarsi uno scampolo di stoffa dopo estenuanti tira e molla sul prezzo, potrebbe essere la rappresentazione teatrale del liquefarsi della leadership di Prodi, che alla fine si ritroverà a guardare sconsolato la sua creatura come un padre deluso esclamando: “Mio Dio, ma questo non è mio figlio!”.

LE "GRANDI BUGIE" DELL'UNITA'!


Questo è l'articolo in data 20/10/2006 dell'Unità riguardo all'argomento: per tutti i mali dell'Italia, la colpa è sempre di Berlusconi ex - Presidente del Consiglio!

Declassato il debito italiano

Declassati, finiti dietro la lavagna. I conti pubblici italiani non passano l´esame delle agenzie internazionali di valutazione del debito. Neanche con la correzione della Finanziaria. La manovra che gli italiani hanno giudicato troppo gravosa per le agenzie di rating è troppo leggera e colabrodo. La prima e la più attesa valutazione in questo senso viene dalla Fitch, che declassa il debito italiano da AA a AA-. Niente di non atteso, nessuna sorpresa ribatte immediatamente da Palazzo Chigi il primo ministro Romano Prodi. Per la verità il giudizio di Fitch, anticipato già da alcuni quotidiani e agenzie di stampa economiche britanniche, non è malvagissimo sulla politica finanziaria impostata dal governo di centrosinistra. Il "Professore" si sforza, questo è riconosciuto, solo che non passa la sufficienza. Pochi attimi dopo arriva anche il declassamento della Standard and Poor's, più cattiva, che passa da un outlook stabile a negativo, cioè da AA- a A+. Per la Standard and Poor's, la Finanziaria targata Prodi non farà altro che aumentare la spesa pubblica in percentuale sul Pil, «la causa di fondo degli squilibri di bilancio italiani». L´agenzia Fitch riconosce l'impegno dei leader del governo Prodi per un «bilancio responsabile» , ma ritiene che «sarà difficile che riesca ad attuare le forti riforme di bilancio necessarie per riportare l'avanzo primario al 3,5% del Pil nel breve o nel medio termine, come sarebbe necessario per riportare fermamente il debito pubblico su un percorso di discesa nei confronti del Pil». «Il deterioramento della finanza pubblica e la netta riduzione dell'avanzo primario hanno aumentato la vulnerabilità del Paese agli shock» spiega in una nota Brian Coulton, responsabile Global Economics del gruppo sui rating sovrani di Fitch a Londra. «Ma grazie a migliori prospettive macroeconomiche a breve, a una risposta di politica fiscale in via di attuazione e ai bassi tassi d'interesse reali, le dinamiche del debito pubblico non sono eccessivamente sfavorevoli, e sostengono l'outlook stabile». Le preoccupazioni circa l'alto livello del debito pubblico fino a tempi relativamente recenti sono state mitigate dalla tendenza in calo del debito. Tuttavia, a causa di un aumento della spesa primaria pari al 2% del Pil tra il 2002 e il 2005 e della crescita economica debole, il profilo di riduzione del debito si è progressivamente indebolito dopo il 2002, e nel 2005 si è verificato un suo aumento al 106,4% del Pil, il primo aumento in dieci anni. Nel 2005 Fitch aveva affermato che un aumento temporaneo del rapporto debito/Pil che fosse stato rapidamente riassorbito sarebbe stato compatibile con il rating di AA assegnato allora all'Italia. Tuttavia secondo l'agenzia è ora probabile che la riduzione del debito sarà modesta nel corso del tempo. Questa convinzione, spiega Fitch, rispecchia in parte la valutazione sul potenziale di crescita economica dell'Italia.L'economia italiana ha sofferto un forte calo di competitività negli ultimi anni. Le rigidità del mercato dei prodotti sembrano essere un forte vincolo alla capacità dell'economia di trasferire risorse. L'attuale governo ha messo tra le sue priorità una riforma del mercato dei prodotti, ma anche assumendo una prosecuzione del calo della disoccupazione è difficile prevedere una crescita potenziale molto superiore all'1% nel medio termine. Troppo bassa. Inoltre Fitch ritiene che il governo, il cui impegno alla responsabilità sul piano dei conti pubblici non è in discussione, avrà difficoltà ad attuare le importanti riforme fiscali necessarie per riportare l'avanzo primario al 3,5% del Pil nel breve-medio termine, un livello necessario per riportare verso un trend di netto calo il debito. Che l´Italia sia un malato grave, da rianimazione, lo conferma il Centro studi di Banca d'Italia. E anche dalle parole di Salvatore Rossi, tra i collaboratori di Draghi, si capisce che il problema non è solo della classe politica ma dell´intero modello Italia. «L'economia italiana attraversa una delicata crisi di crescita: non sarà la ripresa congiunturale in atto a risolvere il problema. Il male dell'economia italiana è che cresce meno di quanto potrebbe e dei partner». Insomma, «c'è una crisi di produttività delle imprese e di competitività. La politica economica – dice ancora Rossi - è chiamata ad uno sforzo straordinario per correggere la deriva italiana, che va corretta dalla politica pubblica con buone regole prima che con soldi pubblici». Altrimenti se l´Italia – dice Rossi – non avviata a un declino ineluttabile ma «in una deriva pericolosa», sì.

P.S. Innanzitutto, non c'è la firma del giornalista.

Perchè non si parla di riforma sanitaria, della pubblica amministrazione, delle Coop e dello sperpero di denaro degli enti pubblici nelle regioni a feudo "rosso"?

Perchè non si dice che, dal 1996 al 2000, quando governava il centrosinistra il debito pubblico è cresciuto di 6 volte in 4 anni?

Oppure ricordare al popolo questo:

Tangentopoli
Nei primi mesi del 1993, quando l'inchiesta di Mani Pulite iniziava ad occuparsi delle cosiddette tangenti rosse al PCI-Pds, D'Alema definiva spregiativamente il pool «il soviet di Milano».Il 5 marzo 1993, il governo di Giuliano Amato approvò il decreto Conso, con cui il parlamento cercava una "soluzione politica" a Tangentopoli. Il decreto fu contestato da gran parte della popolazione e non fu firmato dal presidente Scalfaro. Il decreto fu criticato dal PDS. Questo episodio fu causa di attrito fra D'Alema e Amato: il presidente del consiglio accusò il Pds di aver tenuto un comportamento ambiguo.


Finanziamento illecito
Nel 1985 Massimo D'Alema ricevette 20 milioni di lire da parte del miliardario barese Francesco Cavallari, che fu in seguito condannato per concorso esterno in associazione mafiosa( meno male che era Berlusconi il mafioso!). I soldi erano destinati al Partito Comunista Italiano, di cui D'Alema era all’epoca segretario regionale pugliese. Per questo finanziamento illecito D'Alema è stato inquisito ma, a causa dello scadere dei termini di prescrizione nel 1995, il procedimento è stato archiviato dal gip Concetta Russi. L'episodio è stato ammesso dallo stesso D'Alema quando il reato era destinato a cadere in prescrizione (povero Craxi!).

Curiosità e aneddoti
Nel 1995 D'Alema rimase coinvolto in Affittopoli, uno scandalo scoperto da Il Giornale (ma guarda il caso, pensavamo l'Unità o Il Centro): enti pubblici davano in locazione a VIP appartamenti a prezzi agevolati. Dopo una dura campagna mediatica D'Alema lasciò l'appartamento per comprare casa a Roma.
È soprannominato scherzosamente "conte Max", da chi lo ritiene molto potente, sempre al centro di tutti i giochi politici, e "Baffino", in riferimento ai suoi perenni baffi.

(????)

CASTIGLIONE: "VENGANO PREMIATI I COMUNI VIRTUOSI".


“CHE VENGANO PREMIATI I COMUNI E LE AZIENDE CHE PRODUCONO”

PESCARA
- Siamo ancora in attesa dell’atto che programmi l’impiego dei fondi destinati alla Legge sul Termalismo (legge fortemente voluta, prodotta ed approvata dal governo Pace) per l’anno 2006, ma il capogruppo Alfredo Castiglione ed Circolo di AN Majella “avvisano” l’Assessore Regionale competente, Valentina Bianchi, e la Giunta Regionale che si opporranno in ogni modo e con ogni mezzo, all’ipotesi di ripartizione di cui da giorni si parla nei corridoi dei palazzi regionali.
Interviene Fabio D’Ottavio, Presidente del Circolo Majella: “ho incontrato in Consiglio regionale, con gli iscritti di Caramanico Terme e con il Consigliere di Popoli, Christian Salutari, il Capogruppo di AN ed abbiamo manifestato a lui tutta la nostra disapprovazione rispetto all’ipotesi di assegnare anche ai comuni di Montorio al Vomano e di Raiano i fondi regionali che dovrebbero sostenere lo sviluppo di un’attività che storicamente si svolge nei comuni di Caramanico Terme e Popoli, vanno fatte le giuste distinzioni, non si può penalizzare realtà che vedono gli insediamenti produttivi più importanti e favore di paesi che non hanno strutture termali o addirittura le hanno e sono chiuse!”
Alfredo Castiglione, raccogliendo questa preoccupazione e solidarizzando con gli iscritti, dichiara: “il termalismo rappresenta per l’Abruzzo intero una opportunità, negli scorsi anni abbiamo dato vita ad una serie di azioni che sosteneva e stimolavano investimenti sia da parte degli Enti pubblici che da parte dei privati, siamo intervenuti con una precisa politica e programma di promozione specifica e mirata, ascoltando le imprese termali, i commercianti, gli artigiani e tutto l’indotto secondo il principio della concertazione, prendo atto, con rammarico, che non si fa la giusta distinzione tra i comuni che producono termalismo e quelli che si candidano a farlo.”
Castiglione prosegue: “mi auguro che l’Assessore Bianchi voglia raccogliere questa nostra preoccupazione e rivedere l’ipotesi di ripartizione, senza escludere i comuni che si candidano a diventare termali, ma distinguendoli da quelli che a ragione hanno maggiori esigenze.”
Il capogruppo di AN annuncia di aver inviato una nota all’Assessore competente al fine di aprire un dialogo costruttivo su questa vicenda, in ogni caso, farà valere le sue ragioni quando l’atto programmatorio passerà all’attenzione della IV commissione consiliare.

LUCIGNOLO
L’Aquila, 20 ottobre 2006.

IL GIORNO NERO DI PRODINOCCHIO!


Due note agenzie di rating internazionali hanno abbassato la valutazione di affidabilità finanziaria nel lungo periodo dell'Italia. Per due ragioni: l'assenza di riforme strutturali e l'enorme debito pubblico.
Fitch e Standard & Poor's, due tra le più note agenzie di rating internazionali, hanno abbassato la valutazione sull'affidabilità finanziaria dell'Italia: da AA ad AA- per Fitch e da AA- ad A+ per Standard & Poor's. Moody's non ritiene invece sussistano le condizioni per declassare l'Italia. L'outlook, l'affidabilità a breve, è stato rivista invece all'insù da Fitch: da negativo a stabile. Il declassamento, spiega Fitch, rispecchia il deterioramento delle finanze pubbliche italiane a partire dal 2004 (+106% del rapporto PIL/debito) e il netto calo dell'avanzo primario, dovuti in larga parte alla pressione sul lato della spesa (Regioni "rosse"). Il peggioramento dei conti pubblici ha aumentato la vulnerabilità dell'Italia agli shock, secondo l'analista di Fitch Rating Brian Coulton.Tuttavia, con migliorate prospettive economiche a breve termine, una risposta di politica di bilancio in atto e bassi tassi di interesse reali, "la dinamica del debito pubblico - riconosce Brian Coulton - non è eccessivamente sfavorevole e sostiene pertanto l'outlook stabile".A cosa sia dovuto l'abbassamento, lo spiegano una serie di analisti finanziari contattati dall'Ansa.Secondo Vladimir Pillonca, Morgan Stanley, la decisione di Fitch è dovuta alla "mancanza di iniziative strutturali nella finanziaria, particolarmente per quanto riguarda le pensioni, i dipendenti pubblici e la sanità" (settori cruciali dove, Prodinocchio, si è guardato bene di metterci mano n.d.r). Certo, nessun analista nega che vi siano, specie nella manovra, una serie di rimedi temporanei per riportare in ordine i conti dello Stato ma si tratta di inziative senza respiro, di breve periodo, che non affronterebbero i nodi strutturali della finanza pubblica. Dissente parzialmente da Fitch, Marco Valli, Ubm: "La tempistica della decisione è decisamente inattesa, soprattutto alla luce del recente via libera alla manovra da parte della Commissione europea". Certo, continua, esistestevano "tutti gli elementi per un downgrade ma davvero non prevedevo una decisione così rapida". Conclusione: "In assenza di vere riforme dal lato della spesa, l'intento dell'agenzia è probabilmente quello di agire in modo preventivo".
E, se non bastasse, Prodinocchio si è beccato una bordata di fischi a Verona (nd.r.)

giovedì, ottobre 19, 2006

AQUILA: AL CONSIGLIO REGIONALE E' GUERRA SULL'ACQUA!


CHIARE E FRESCHE DOLCI ACQUE...
Acqua, guerra delle cifre in Consiglio
Srour (A CHIACCHIERE n.d.r.): «Taglieremo sprechi e costi della politica». No alla commissione chiesta da An
L'AQUILA - Peccato, gliela bocciano: niente commissione d'inchiesta sulla gestione dell'acqua, viene sconfitto Fabrizio Di Stefano di An, l'ufficio di presidenza risponde picche, la Regione non ha competenza: mica sono società partecipate. Eppure sarebbe stato bello scoprire come mai l'acqua costa tanto cara, le cifre volano in Consiglio regionale, quel Consiglio straordinario sull'acqua chiesto appunto dal Polo, e sono cifre da far vergognare: le chiamano “i costi della politica” come se la politica fosse lontana da quest'aula dalle luci soffuse, distratta e chiacchierona, come se qui dentro non ci fossero i partiti e i politici che là dentro negli enti d'ambito o nelle società di gestione ci mettono i rappresentanti e qualche volta i parenti. Però l'assessore Mimmo Srour lo promette, e che gliene importa ai cittadini se saranno uno quattro oppure sei gli Ato le Aca e i consigli d'amministrazione oppure i manager, con la riforma del centrosinistra le bollette costeranno meno care perchè saranno abbattuti i costi della politica, appunto. Che però incidono solo per il due per cento. E allora non basta, ammette Srour: «Per conseguire un risparmio netto bisogna eliminare il canone e gli sprechi». Che non sono soltanto i due milioni di euro che se ne vanno negli stipendi dei 15 presidenti, degli 11 vice e dei 44 consiglieri. Oppure quelli della rete idrica che perde il 57 per cento dei 257 milioni di metri cubi che viaggiano nelle reti ogni anno. Sono quelli delle consulenze, per esempio: le cifre di Pescara le fornisce in diretta l'azzurro Nazario Pagano, 700 mila euro nel 2002, 900 nel 2003, 330 nel 2004, 280 nel 2005. Migliaia di euro vengono spesi anche per pagare consulenti che poi diventano presidenti dei collegi sindacali, insomma uno scandalo. Risultato: Sulmona l'acqua la paga cara perchè deve essere pompata in superficie, Pescara perchè deve campare un sacco di gente. E chissà se basterà ridurre gli ambiti ad uno solo, come suggerisce in apertura di Consiglio Ottaviano Del Turco, un solo Ato e una sola società di gestione. E apre le braccia all'opposizione il presidente, un solo ente anche per le società di trasporti, «siamo pronti». E tra dichiarazioni di buone intenzioni, passerelle di volenterosi e di duri e puri, il centrosinistra non sembra ancora d'accordo, le posizioni sono differenti, a volte inconciliabili. Per esempio Srour parla di società a «gestione democratica, pubblica e partecipata» aperta ai sindaci e senza cda, magari affidate ai manager; Nicola Pisegna che è dello Sdi invece mica li esclude i privati, «sono elementi che garantiscono competività», Daniela Santroni di Rifondazione pensa agli Ato su base territoriale e a società integrate dai cittadini e Melilla a tanti enti d'ambito per quanti sono i bacini idrici. E dall'altro fronte, Giorgio De Matteis che pure era stato il precursore dell'Ato unico, punta il dito sul centrosinistra, «tutti che discettano di enti d'ambito, nessuno che si cimenti sulle società di gestione» che sono quelle delle clientele, degli sprechi e delle consulenze milionarie, chi controlla i costi e egli sprechi? Nessuno. «Non avete una proposta -fa il capogruppo Udc- Della cabina di regia esiste solo il regista, Del Turco, ma mancano gli attori e manca la trama». E anche se Margherita e Ds rimangono a chilometri di distanza, e anzi i Ds non parlano e si affidano all'intervento di Gianni Melilla e la Margherita aspetta l'ultimo ma proprio l'ultimo minuto per illustrare la sua di proposta, e cioè no all'Ato unico ma disponibilità a parlare di un riassetto del numero degli enti d'ambito, alla fine si tenta di sottoscrivere un documento bipartisan che è sempre meglio di niente. Il tentativo fallisce. Escono due documenti, uguali e spiccicati, solo che quello della destra viene bocciato e l'altro passa. E mentre Srour ostenta ottimismo, «la riforma la faremo, non per noi ma per i cittadini», nessuno ascolta: peccato che l'aula si svuoti, che Del Turco che aveva chiesto il rinvio la scorsa settimana per essere presente sul più bello abbandoni, che tutti si infilano la giacca perchè si è fatto tardi, e così mentre i consiglieri sono già in piedi come a scuola quando la campanella suona ma il prof si attarda, passa la risoluzione della maggioranza: dice che in Abruzzo saranno ridotti gli Ato e le spese, che i consiglieri saranno scelti sulla base di requisiti professionali e che sarà istituito un osservatorio sui servizi pubblici.

mercoledì, ottobre 18, 2006

MAMMA RAI




Rai, canone in crisi
Mentre i partiti ricominciano, per l’ennesima volta, a discutere sull’assetto da dare alla Rai (ed emergono le più stravaganti filosofie, come quella di Casini che propone di decapitare la Rai vendendone la rete ammiraglia), il canone, pur fermo da tre anni sotto i 100 euro, rischia di venire sfarinato da una evasione di massa. Come si può vedere dal raffronto dei dati su abbonati ed evasori (più i morosi) degli anni 2000 e 2005, siamo ormai alla frana, sempre più ampia, sempre più veloce. La perdita di 6 punti e mezzo di abbonati fin qui fedeli significa che circa 1 milione di famiglie italiane è uscita dalla categoria di quelle che pagavano il canone allargando l’area dell’evasione sino a sfiorare il 28 per cento. Dati non ufficiali parlano, per la stagione in corso, di un ulteriore incremento dell’evasione, che la farebbe salire, in termini reali, sino al 35 per cento. La frana ha investito tutte le regioni, anche quelle un tempo più “fedeli”: in cinque anni il Veneto ha perso oltre 13 punti, l’Emilia-Romagna quasi 9, come la stessa Toscana che è la sola area in cui la percentuale dei paganti sta ancora sopra l’80 per cento del totale, lontanissima anch’essa, peraltro, dalle medie europee (collocate attorno al 90-92 per cento di “fedeltà”). Vi sono poi tre regioni del Mezzogiorno in cui il pagamento del canone è diventato un optional: nella città di Napoli sono ormai più numerosi gli evasori dei paganti, come a Palermo, mentre Catania e Vibo Valentia stanno scivolando per la stessa china. Attenzione, non è così in tutto il Sud. In Puglia si paga ancora e Foggia è addirittura fra i primi capoluoghi per “fedeltà” dopo Livorno e Ferrara. Anche in Abruzzo, Molise e Basilicata si paga abbastanza. Vi sono invece Comuni del Casertano dove soltanto un pugno di famiglia onorano il versamento del canone: sono meno di 10 ogni 100 a San Cipriano d’Aversa, a Parete e a Casal di Principe.
Eppure il canone Rai rimane più basso d’Europa, la metà dei canoni che gli utenti pagano, diligentemente, in Austria, Belgio o Scandinavia, poco più della metà dei canoni tedeschi e inglesi, puntualmente onorati (nel Regno Unito la lotta all’evasione ha ridotto al 5 per cento quest’area di non paganti), addirittura un terzo dei canoni versati annualmente in Islanda, Svizzera e Danimarca. Quindi, chi in Italia parla del canone come di un “iniquo balzello”, non sa davvero quello che si dice. Il canone tv o radio-tv esiste in tutti i Paesi europei (pure in Slovenia era, anni fa, sulle 200.000 lire italiane), ed è il pilastro fondamentale delle entrate di tutte le emittenti pubbliche arrivando a coprire in media il 70-80 per cento dei loro introiti contro il 50-54 per cento della Rai e assicurando così in partenza una forte autonomia – insieme a organismi sovraordinati di garanzia (fondazioni, consigli superiori, autorità, ecc.) - a quelle emittenti. Esse infatti sono assai meno condizionate dal mercato pubblicitario, possono non inseguire ossessivamente l’audience ed evitare di commercializzare i loro prodotti televisivi. Non a caso la Rai, che ha il canone più basso d’Europa, ha invece gli ascolti più alti fra le Tv pubbliche europee. “Deve” averli se vuole conquistare con essi i clienti dei suoi non numerosi spot e far costare questi ultimi il più possibile. Una catena infernale che condanna la Rai alla commercializzazione più spinta. Nel buco apertosi negli abbonamenti Rai giocano indubbiamente numerosi fattori:
a) c’è la disaffezione per programmi sempre più commerciali, sempre meno giustificabili col canone, pur modesto, che si paga, sempre più lontani dall’idea di servizio pubblico;
b) c’è la disaffezione politica per la televisione ammannita dalla Rai nell’inglorioso quinquennio 2002-2006;
c) c’è la componente, tutta italiana, potenziata dalla politica dei condoni e delle sanatorie in tutti i campi, del non pagare una imposta quale è il canone di abbonamento (imposta sul possesso dell’apparecchio tv). Tant’è che l’evasione diviene fenomeno di massa nelle tre regioni dove prosperano abusivismi di tutti i tipi (edilizio, previdenziale, ambientale, commerciale, ecc.) e cioè Campania, Sicilia e Calabria;
d) c’è il silenzio della politica sull’attualità e sulle prospettive del canone. Che sembra non interessare più nessuno (e sono ancora 1,4 miliardi di euro di gettito). Nei due anni passati il governo Berlusconi (ministri Gasparri e Landolfi) ha dichiaratamente negato alla Rai anche l’adeguamento del canone all’inflazione col fine di svalutare il canone stesso e di mettere in difficoltà l’emittente pubblica. Proprio nel momento in cui essa si stava riprendendo dalla crisi pubblicitaria seguita all’11 settembre 2001. Ma anche da sinistra non emergono posizioni di difesa del canone ispirate ad una reale conoscenza del quadro europeo. Né emergono idee forti sul servizio pubblico e il suo rapporto con la cultura di massa. Più facile parlare di privatizzare reti Rai.
e) C’è pure (legata al punto a) l’inerzia della Rai e della stessa commissione di Vigilanza nell’attuare una separazione contabile fra quanto è finanziato dal canone e quanto è finanziato dalla pubblicità, nel far capire agli abbonati quanto sia tuttora importante il loro contributo annuo al fine di produrre programmi di qualità, piazzati in buon orario. Programmi magari da segnalare (come è stato proposto più volte, vanamente, da Angela, da Minoli, da Augias e da altri) con un bollino blu. Non si è fatto nulla di nulla. Nemmeno in via sperimentale. V’è di peggio: i programmi che riguardano il teatro e la musica sono ormai tutti (ora anche “Palcoscenico”) confinati all’1,20’ di notte, senza rimedio. Che è un modo per allontanare gli utenti fedeli dal pagamento del canone: a che serve se poi chi lo onora viene così atrocemente beffato? E senza che nessuno si scomodi mai a giustificare questi orari insensati riservati alla grande musica, al teatro, allo spettacolo colto. Siamo all’assurdo totale. E alla diserzione di massa, ormai, degli abbonati. Intanto i partiti e i loro esponenti discutano, discutano pure. E’ dal ’96, se non erro, che discutono, soprattutto a sinistra, producendo aria fritta.

martedì, ottobre 17, 2006

CASTIGLIONE DI AN VS DEL TURCO E D'ALFONSO SULL'USURA.




Castiglione : “Del Turco ha la responsabilità di aver azzerato il fondo regionale antiusura!
Pescara come l’antica Roma: addomesticare i cittadini con grandi eventi per nascondere i problemi sotto al tappeto”.
La proposta di AN: sensibilizzare Istituti di credito e fondazioni a sostenere piccole e medie aziende, commercianti e artigiani.

“Spero che Del Turco abbia letto i giornali stamattina, così finalmente si accorgerà che l’Abruzzo soffre – non da oggi, purtroppo - la terribile piaga dell’usura e che Pescara ha la più alta concentrazione di usurati di tutta Italia, un giro d’affari di oltre 12 miliardi di euro che ha per capitale la città adriatica e che è gestito in buona parte dagli zingari.
Del Turco inizi a spiegare agli abruzzesi perché la prima legge regionale contro l’usura - approvata nella scorsa mandatura, primo firmatario il sottoscritto - è stata sostanzialmente azzerata in sede di bilancio regionale. Il centrodestra l’anno precedente vi aveva stanziato 500.000 euro, un primo segnale importante di impegno contro il dilagare di questo fenomeno. Queste somme, oltre che andare ad incrementare i fondi antiusura e antiracket nazionali, offrivano un fondamentale sostegno alle associazioni antiusura, prevedendo – tra le varie misure - anche il pagamento delle spese processuali per gli usurati non omertosi. E i primi preziosi risultati si stavano raccogliendo, anche grazie all’impegno di associazioni meritevoli come l’Adiconsum di Alberto Corrado e delle fondazioni antiusura delle Diocesi.
Ma Del Turco li ha scelleratamente lasciati soli, prima riducendo a soli 100.000 euro tale voce di bilancio e poi respingendo il nostro emendamento che proponeva di rimpinguare tale capitolo, preferendo “investire” fondi per dotarsi di una megasegreteria personale, con fotografo annesso.
Stessa indifferenza da parte del Comune di Pescara che sembra adottare la politica dell’antica Roma: cercare di addomesticare i cittadini offrendo loro grandi eventi – si fa per dire - così da nascondere i reali problemi della città, un circo massimo di basso profilo che ha lasciato completamente irrisolte le questioni vere della città.
Sarebbe già importante che le Istituzioni, Regione e Comune di Pescara in testa, cercassero di sensibilizzare gli Istituti di Credito ad abbassare il costo del denaro – molto più alto nel centrosud rispetto al centronord – e le Fondazioni bancarie a prestare qualche attenzione in più all’economia del territorio. Tali fondazioni potrebbe tranquillamente comprare qualche libro in meno, occuparsi meno di cinema e teatri e pensare maggiormente alle esigenze vitali di sopravvivenza di attività commerciali e artigianali che rappresentano il vero patrimonio culturale della nostra società.
Altro che Los Angeles d’Abruzzo, Pescara è sì il faro d’Italia ma purtroppo solo per quello che riguarda l’usura. Sarebbe ora che Del Turco e D’Alfonso, i due amministratori dell’effimero per eccellenza, si occupassero un po’ meno della loro stucchevole immagine e badassero alla sostanza dei problemi, gli amministratori passano, l’Abruzzo e Pescara – malgrado loro – restano”.

Alfredo Castiglione
Capogruppo di AN in consiglio regionale

lunedì, ottobre 16, 2006

FISCO MODELLO KGB




Il governo presentail fisco modello Kgb
16/10/2006 - Nonostante tutto, e lo dimostrano putroppo i dati sull’aumento dei crimini, l’Italia non è quello che si usa definire uno Stato di Polizia. Nel prossimo futuro diventerà però certamente uno “Stato di Guardia di Finanza”. Un’ipotesi, quest’ultima, comunque non meno pericolosa, per la liberta dei
cittadini, della precedente. Che senso ha, infatti, sostenere che tutti hanno diritto di esprimere il proprio pensiero, di riunirsi e di votare qunado lo Stato, in ogni momento, può frugarti nel portafoglio, indagare sul tuo conto corrente e, con la scusa della lotta all’evasione fiscale, stabilire con chi sei andato a cena, in che albergo hai dormito e persino mettere il naso nelle tue cartelle cliniche?
Uno scenario paradossale? Niente affatto. Il viceministro dell’Economia Vincenzo Visco, uno che è nato con la vocazione del gabellotto, ha infatti ieri reso noto il suo piano, in ben 55 punti, per combattere, con efficacia, la lotta all’evasione.
Il piano, a ben guardare, è un’infelice sintesi tra il “grande fratello” orwelliano e vecchi espedienti sbirreschi in auge alcuni secoli fa nella Repubblica di Venezia
e negli Stati pontifici. Al controllo telematico si aggiunge, infatti, l’antica pratica della delazione, ovviamente anonima.
Se qualcuno, insomma, vuole togliersi un sassolino dalla scarpa e vendicarsi di qualche torto, vero o presunto, subìto, grazie a Visco può farlo in assoluta sicurezza e senza doverne rendere conto a nessuno.
Esagerazioni? Non proprio. Visco intende infatti aumentare a dismisura
i poteri degli uffici in materia di accertamento. «Con facoltà, — si può leggere nella bozza del regolamento attuativo messo a punto dal viceministro — anche ai fini delle imposte dirette, di inviare in futuro questionari miranti ad acquisire informazioni su persone diverse dal destinatario, compresi
clienti, fornitori e soggetti senza partita Iva, che l'ufficio potrà menzionare
anche in forma generica, mediante questionari a contenuto esplorativo, senza obbligo di indicazione nominativa». Gli italiani, insomma, saranno costretti, loro malgrado, a fare gli “informatori”, ovvero gli spioni. È infatti prevista l’entrata in vigore di un «nuovo sistema sanzionatorio a presidio della tempestività e veridicità delle risposte formulate dagli operatori a fronte delle richieste provenienti dall'amministrazione finanziaria nell'ambito delle
indagini finanziarie. In caso di comunicazione omessa, errata o incompleta si applica la sanzione amministrativa tributaria che va da 2.065 a 20.658 euro».
Gli agenti della riscossione sono naturalmente forniti di poteri pressocchè
assoluti e insindacabili nei confronti dei contribuenti. «Gli agenti della riscossione — si può leggere nel piano di Visco — sono abilitati per legge, previa autorizzazione dei rispettivi direttori generali, a utilizzare i dati relativi ai
conti risultanti dall'anagrafe sezionale dei rapporti nonchè le evidenze relative alle operazioni extra conto comunicate dagli operatori finanziari per le attività connesse alla riscossione mediante ruolo; su apposita richiesta presentata a
qualunque soggetto pubblico, possono altresì prendere visione, estrarre copia e farsi certificare qualunque altra tipologia di dato rilevante ai fini dell'iscrizione a ruolo». Detto in altri termini possono ficcare il naso da per tutto. Il che già sarebbe grave se questi agenti fossero pubblici ufficiali. Invece sono dei semplici dipendenti privati in quanto il compito di fare accertamenti è stato
demandato, dal ministero dell’Economia, alla “Riscossione Spa”, società che è sì partecipata dal Tesoro, ma è giuridicamente privata. Quindi se ad un mpiegato della “Riscossione Spa” salta l’uzzolo di andare a rovistare, con la scusa dell’evasione fiscale, nella vita privata di un suo vicino di casa può farlo ignorando le garanzie che solitamente forniscono gli organi dello Stato.
Saranno poi raccolti, in un'unica banca dati, i nomi, le generalità e il codice fiscale dei titolari dei conti bancari e dei portafogli titoli. E questabanca dati potrà essere utilizzata per gli accertamenti dagli uomini dell'Agenzia delle entrate. In futuro, inoltre, l'anagrafe sarà integrata con le informazioni delle
Camere di Commercio e potrà essere utilizzata anche dagli esattori delle tasse, addetti alla riscossione finale dei tributi “incagliati”. Gli istituti di credito che non risponderanno alle richieste di informazioni formulate all'amministrazione
fiscale rischiano multe fino a 20 mila euro. Il denaro in contanti, come stabilito
dal decreto Bersani, è vietato per pagare il dentista o l'avvocato. Se la parcella è superiore ai mille euro, si dovrà pagare con assegno o carta di credito. In tre anni la soglia si abbasserà a 100 euro. La norma serve per consentire l'individuazione dei passaggi di denaro. La magistratura penale e la polizia giudiziaria, e non solo la magistratura civile come avviene fino ad oggi, avranno in futuro l'obbligo di comunicare alla Guardia di Finanza eventuali illeciti tributari di cui siano venuti a conoscenza. Per contrastare gli affitti in nero
l'amministrazione fiscale potrà poi fare indagini finanziarie, inviare questionari anche all'indirizzo di un privato ed erogare sanzioni in caso di mancata risposta. Accertamenti potranno scattare sulla vendita delle case se il valore di un mutuo è superiore a quello catastale dichiarato. Il condominio che fa una qualsiasi opera di manutenzione dovrà pagare le imposte sui lavori effettuati per conto della ditta che li ha svolti. La ritenuta è del 10 per cento. Naturalmente saranno rivisti anche gli studi di settore, ovvero le stime di reddito in base alle quali gli autonomi pagano le tasse. Il livello dei redditi sarà rivisto con più frequenza (ogni tre anni, invece di quattro), il tetto dei ricavi sale da 5 a 7,5 milioni ampliando notevolmente la platea. Con questi sistemi, un po’ spicci e brutali, Visco sostiene di poter sconfiggere il fenomeno ell’Evasione.
Ci riuscirà? Difficile dirlo. Quello che è certo è che da domani
ognuno sarà meno libero.

domenica, ottobre 15, 2006

RIPENSARE LA CASA DELLE LIBERTA'


QUELLO CHE SERVE ALLA CDL
Ne avessero azzeccata una gli strateghi elettorali del centrodestra! Hanno giocato in difesa su tutta la linea e la vendetta della politica li ha colpiti in pieno. Prima si sono inventati la "porcata" elettorale della proporzionale senza preferenze, e hanno perso per 24mila voti elezioni che, con la vecchia legge, molto probabilmente avrebbero vinto. Poi hanno evitato l'election day, l'unificazione del voto nazionale e amministrativo. Se avessero utilizzato il traino delle politiche, forse, sarebbe andata diversamente. Ma la politica è anche sfida e azzardo, il resto è ragioneria di bassa bottega, una specialità dalle nostre parti. La sinistra ha confermato i suoi sindaci con percentuali trionfali (e vergognose per quei poveracci che hanno corso con il centrodestra, da Alemanno a Buttiglione a Malvano); la Casa delle Libertà ha confermato i suoi sul filo di lana. Ha vacillato la roccaforte destrorsa di Milano, dove la buona candidatura di Letizia Moratti ha sopperito anche a una fine legislatura Albertini non proprio decorosa, non quella sinistrorsa di Napoli, dove le ammuine di Apicella non hanno sciolto il sangue... degli elettori. Non ci consola l'osservazione che le amministrative sono tradizionalmente negative per i moderati. Dopo quindici anni, questa spiegazione è una barzelletta, una stupida dichiarazione per gli idioti, e noi idioti non siamo. Manca una politica radicata sul territorio. Manca una selezione della classe dirigente che sia degna di questo nome. Manca la capacità di mandare a quel paese riciclati di tutti i tipi. Manca la voglia di immaginare un futuro che vada oltre le spallate, le depressioni, gli interessi personali, i riconteggi, gli amici degli amici, gli affari, i privilegi perduti, le posizioni consolidate. A via del Plebiscito (sì, avete letto bene, via del Plebiscito, non quel simulacro di indirizzo che suona via dell'Umiltà) sembra vada in onda, ogni sera, un film dell'orrore. Nulla si è mosso rispetto alla scorsa legislatura, i capigruppo sono gli stessi, la musica non è cambiata. Se qualcuno è davvero convinto che una politica di opposizione possa fondarsi sul riconteggio dei voti, si faccia una bella doccia fredda, perché il mondo va avanti e noi non abbiamo alcuna intenzione di rimanere indietro a contemplare il bel mondo andato. Chi ha organizzato il partito in questo modo, o decide di cambiare rotta, e in fretta, rinnovando (e possibilmente ringiovanendo) cariche e organigrammi o è meglio che si faccia da parte. Prima che a metterli da parte ci pensino una volta buona i propri elettori o quanti, nel mondo delle fondazioni e delle riviste, stanno già lavorando per il cambiamento e per disegnare scenari politici futuri nel centrodestra. Si torni dunque alla politica. E la si smetta con lo stucchevole gioco del riconteggio dei voti. E’ capitato anche al centrodestra, altre volte e in altri luoghi, di vincere un’elezione per pochi voti: capita di vincere per un soffio. La metà di elettorato che ha votato per il Polo vuole una politica diversa da quella che hanno iniziato a fare i ministri del governo Prodi. Vuole alternative, possibilmente credibili. Vuole che la CdL rimetta mano al suo personale politico che, specie a livello locale (FI), mostra una carenza morale e politica impressionante. Non crediamo che la classe dirigente della sinistra sia migliore, basta dare un'occhiata all'esecutivo che Prodi ha messo in piedi o al livello amministrativo delle giunte unioniste. Iervolino è stato il peggior sindaco che Napoli ricordi, ma qualcuno ricorda un nome autorevole di un politico napoletano del centrodestra? Insomma: o il centrodestra cambia registro o il consenso, pur ragguardevole, mantenuto ad aprile sarà destinato ad evaporare.

PESCARA: CARA ACQUA, TUTTI UNITI CONTRO QUESTA VERGOGNA!




Cara acqua

Alleanza nazionale: tutti uniti contro questa vergogna!

Pescara 13/10/2006 - Hanno approvato – giunta regionale – l’aumento del costo dell’acqua del 20% per ripianare i debiti creati negli enti governati dal centrosinistra abruzzese.
L’ennesima stangata sui cittadini per continuare a finanziare i “carrozzoni” nei quali far assumere figli, cugini, amici e compagni “rossi”.
Su questo argomento, ieri, si è svolta l’assemblea pubblica presso l’Auditorium Castellamare in Viale Bovio a Pescara, patrocinata, dal Gruppo consiliare di AN della Regione Abruzzo.
Sono intervenuti, davanti ad una sala gremita di pubblico : Lorenzo Sospiri, Alfredo Castiglione e Teodoro Buontempo (Coordinatore regionale di Alleanza Nazionale).
Lorenzo Sospiri - Presidente Provinciale Azione Giovani - nel suo intervento di apertura dell’assemblea, ha evidenziato che "questo ennesimo e spropositato aumento dell’acqua in Abruzzo e, specificatamente, in questo momento di depressione economica per la nostra regione è un fatto gravissimo”.
“Un pessimo risultato – continua Sospiri , fin qui conseguito, dovuto alla “leggerezza” della giunta regionale Del Turco, nonchè della politica del centrosinistra in Abruzzo a dir poco: incauta e irresponsabile “.
“Il centrosinistra abruzzese – conclude Sospiri – non persegue una politica per il bene dei cittadini ma, una “logica affaristica”, per mero interesse personale”.
Dopo queste affermazioni, di “peso”, l’assemblea è proseguita con l’intervento di Alfredo Castiglione (Capogruppo di AN) che, con veemenza, ha denunciato che “ il fiume di denaro pubblico elargito e sprecato a “piè mani” per le consulenze dell'Aca, ha coinvolto professionisti che, guarda il caso, sono assessori comunali, cugini e amici di molte delle “municipalità” abruzzesi. Questo scandalo - sbotta - deve finire!”.
A conclusione dell’assemblea – molti gli applausi del pubblico che l’hanno interrotta - il coordinatore Teodoro Buontempo ha espresso l’esigenza di Alleanza Nazionale, a breve, di manifestare in piazza il dissenso per l’ennesima gabella “rossa” sull’ acqua abruzzese, “un bene primario e pubblico” fa notare, nonché il rifiuto nei confronti del Governo Prodi, “reo”, a suo dire, di una finanziaria inaccettabile, soprattutto, per il ceto medio - basso.
I comuni che hanno votato a favore del provvedimento sono: Montesilvano, Francavilla, Atri, Alanno, Abbateggio, Bisenti, Bolognano, Bussi sul Tirino, Catignano, Collecorvino, Cugnoli, Montefino, Nocciano, Pianella, Roccamontepiano, Scafa, Serramonacesca, Tocco da Casauria, Torre de’ Passeri, Turrivalignani; si sono astenuti: Casalincontrada, Corvara, Pescosansonesco.
I comuni che hanno votato contro il provvedimento: Pescara, Chieti, San Giovanni Teatino, Penne, Città Sant’Angelo, Loreto Aprutino, Caramanico Terme, Manoppello, Farindola, Bucchianico, Castiglione a Casauria, Civitaquana, Elice, Frittoli, Fara Filiorum Petri, Lettomanoppello, Montebello di Bertona, Miglianico, Picciano, Pretoro, Rapino, Ripa Teatina, S. Eufemia a Majella, Silvi, Torrevecchia Teatina.

LUCIGNOLO
p.s. - Per domani, 15 Ottobre 2006, è prevista in tutti i paesi d'Abruzzo una raccolta di firme per protestare, fattivamente e in prima persona, contro il rincaro (20%) ingiustificato dell'acqua.
Info: 339/1081715 - acquacara@libero.it

ECONOMIST: PRODI BOCCIATO!



È la solita politica italiana Anche l'Unione fa trucchi»

L'«Economist»: Padoa-Schioppa piegato dall'ala sinistra

ROMA — Smoke and mirrors: fumo e specchi, in italiano diremmo specchietti per le allodole. Con questo titolo l'autorevole settimanale inglese The Economist boccia la manovra del governo Prodi. «Coloro che avevano sperato che il governo di centrosinistra di Romano Prodi — comincia l'articolo — avrebbe messo fine al gioco delle tre carte sui conti pubblici così caro al governo di centrodestra di Silvio Berlusconi devono essere rimasti delusi da questa prima Finanziaria». Il trucco più grande contenuto nella manovra, secondo l'Economist, è quello sul trasferimento di parte del Tfr (i futuri accantonamenti per la liquidazione) dalle aziende all'Inps: considerare questo flusso di denaro come un'entrata anziché un debito verso i lavoratori è «imperdonabile». E ciò non è certo il tipo di operazioni da aspettarsi «da un ex membro dell'esecutivo della banca centrale europea » come Tommaso Padoa- Schioppa. Ma questo dimostra quanto il ministro dell'Economia, prosegue il settimanale, si sia dovuto «piegare per placare le richieste dell'ala sinistra» della coalizione. Sotto tiro anche la manovra fiscale, che potrebbe frenare la crescita, e che difficilmente potrà avvantaggiare il 90% dei contribuenti come dice il governo, perché Regioni e Comuni, osserva l'Economist, aumenteranno le loro imposte.
Il giudizio della testata inglese, molto ascoltata dalla comunità finanziaria internazionale, è di quelli che fanno male. Oggi come ieri. Non a caso le frequenti bocciature subite da Berlusconi provocarono dure polemiche tra lo stesso ex premier e l'Economist mentre l'opposizione rilanciava soddisfatta le accuse del settimanale. Ora il centrosinistra reagisce perlopiù sforzandosi di fare buon viso a cattivo gioco. Ma c'è anche chi, come il ministro dell'Ambiente, il verde Alfonso Pecoraro Scanio, riesce a ricondurre pur sempre al centrodestra la responsabilità delle critiche: «Premesso che l'Economist non è mai stato benevolo coi governi italiani, con Berlusconi la credibilità del nostro Paese è peggiorata. E quindi è inevitabile che anche i nostri atti vengano letti con un pregiudizio negativo». «Noi — rivendica Alfonso Gianni (Rifondazione), sottosegretario allo Sviluppo — quando il centrosinistra applaudiva l'Economist per le critiche a Berlusconi eravamo gli unici a sostenere che il settimanale lo attaccava da destra. E quindi oggi non ci stupiamo». Per Marco Rizzo (Pdci) il settimanale ha ragione sul fisco, «perché alla fine un operaio di Mirafiori con moglie e due figli a carico ci rimette», ma ha torto sulla richiesta di maggior rigore: «La gente è già infuriata così». Chi invece vuole correre in edicola e fare incetta di copie è Maurizio Gasparri (An). «Ci incartiamo Prodi, che quando stava all'opposizione imbracciava l'Economist contro di noi, al punto che noi avevamo ribattezzato il settimanale Ecomunist ». «Ora invece — aggiunge Maurizio Sacconi (FI) — tutta la stampa anglosassone ha capito che questo governo è egemonizzato dalla sinistra radicale».

FINANZIARIA: CONTRA PRODI!



Contro la Finanziaria del Governo Prodi.
Più tasse ai cittadini, meno risorse agli Enti Locali bloccano lo sviluppo e cancellano i
servizi essenziali
Visto il Disegno di Legge n. 17/46 del 1 Ottobre 2006, riguardante:
“Disposizione per la formazione del bilancio annuale
e pluriennale dello Stato (legge finanziaria 2007) ”

· esaminati i punti fondamentali di interesse degli Enti Locali quali gli art. 6, 7, 8, 9,
12, 13, 14, 59, 74, 76 e 80.
· Atteso che la ricaduta del provvedimento si riflette principalmente a danno dei
contribuenti con l’aggravio di nuove tasse e con l’aumento di quelle già esistenti,
limitando la crescita e lo sviluppo del Paese;
· che in particolare i contenuti dell’art. 74, colpiscono indiscriminatamente i servizi
erogati al cittadino/utente umiliando di fatto le politiche sociali (mense, asili,
trasporti, soggiorni climatici, infrastrutture sportive e ricreative), riducendone
l’efficienza e l’efficacia rispetto alla forza ottenuta grazie alla previsione di
esclusione dal patto prevista dalla finanziaria 2006;
· che lo stesso art. 74, in forma iniqua, introduce la norma del contenimento del
debito che, di fatto, comporterà la paralisi degli investimenti degli Enti Locali,
penalizzando maggiormente gli enti virtuosi;
· che nella finanziaria non trova soluzione la preoccupante situazione del personale
degli Enti Locali con particolare riferimento ai piccoli comuni;
· che tale provvedimento non compie consistenti passi avanti verso l’applicazione del
principio del federalismo fiscale, creando invece una serie di norme contraddittorie
che di fatto in alcuni passi limitano l’autonomia impositiva degli Enti Locali;
· che pertanto, non può essere condivisa la linea economica del Governo, espressa
nel disegno di legge della finanziaria 2007;
· che il provvedimento è stato concepito unilateralmente, ignorando ogni tipo di
confronto con le istituzioni e il mondo dell’associazionismo;
· ritenuto di dover prendere ufficialmente posizione manifestando tutto il proprio
disappunto per il trattamento riservato agli Enti Locali;
IMPEGNA
Tutti i cittadini (contribuenti) a manifestare, pubblicamente, contro questa finanziaria iniqua, ingiusta e inaccetabile!

Francavilla: Premio Web Italia: i Magnifici 10!



Premio Web Italia: i Magnafici 10!

www.annaoxa.net
Sono alcuni dei magnifici 10. Quelli che si contenderanno, cioè, il titolo di Sito dell'Anno 2006 il prossimo 21 ottobre al MUMI di Francavilla al Mare (CH) nell'ambito della quinta edizione di Premio Web Italia. Scelti dalla giuria tecnica del premio dopo una selezione che ha visto ben 4116 candidati alla competizione scesi, dopo una prima scrematura, a 884 siti definiti "eccellenti" secondo i criteri del concorso che premia lo stile italiano nel web.Non sarà però l'unico premio che verrà consegnato durante la cerimonia. Il concorso quest'anno premia le professioni (10 categorie), la Web Agency e il/la free lance dell'Anno, oltre al premio Giuria Giovani e, premio tematico dell'anno, lo Special Awards della Musica, che vede ancora il sito di Anna Oxa tra i finalisti, insieme a Caparezza, Gigi D'Alessio, Dogna Band, Dolcenera, Fabri Fibra, Crifiu, Kekko Fornarelli, Cesare Cremonini e Syria.Tra tutti i finalisti (sono 87 i siti, visibili on line sul sito ufficiale di Premio Web Italia ) verrà infine assegnato il Premio Speciale della Critica.Un Web Festival all'insegna del ritmoQuest'anno il contenitore di Premio Web Italia si annuncia esplosivo. La parola d'ordine è Ritmo! Un susseguirsi di incontri e di workshop che avrà, come focus centrale, il rapporto tra musica e web. Ecco le prime anticipazioni:Un intero museo, il MUMI di Francavilla al Mare, diventerà palcoscenico di artisti e performer: tra gli altri Nuova Agricola Associazione, Marco Papa, Alberto Donatelli, Kekko Fornarelli Trio. Si parlerà anche di video arte, delle fanzine italiane, di mercato del collezionismo on line, di distribuzione di dischi via iTunes, di Ipodmania, di Skype, di musica elettronica e musica nel cinema. In mostra File&Files e 30 video selezionati per Magmart 2006. Momento clou il talk show animato da Carlo Massarini sul tema della "Qualità nei contenuti digitali". al dibattito parteciperanno esperti provenienti dal settore musicale, dei beni culturali, della pubblica amministrazione e dalla produzione video per il web. La manifestazione verrà ripresa in diretta radio, web radio e webtv. Programma in continuo aggiornamento sul sito web.festival.
Fonte: Premio Web Italia è organizzato da Assowebitalia e Comune di Francavilla al Mare, con il contributo del Consiglio Regionale dell'Abruzzo e dell'APTR Abruzzo Promozione Turismo, i patrocini della Presidenza del Consiglio dei Ministri, Ministero per gli Affari Regionali, Ministero delle Comunicazioni, Ministro per le Riforme e Innovazioni nella Pubblica Amministrazione, Rete internazionale delle Cittaslow. Ufficio Stampa Premio Web Italia
Chiunque è web editor o web writer va alla ricerca della conoscenza del suo tempo per afferrare il senso del mondo, per sopravvivere nel mondo, forse per cambiarlo.
Google
Questo blog non rappresenta una testata giornalistica in quanto viene aggiornato senza nessuna periodicità. Non può pertanto considerarsi un prodotto editoriale ai sensi della legge n. 62 del 7/3/2001. L'autore dichiara che le immagini e i testi contenuti in questo blog sono tratti e pubblicati dal web e che solo alcuni titoli dei post sono di propria fantasia, pertanto declina ogni responsabilità per quello che riguarda i siti ai quali è possibile accedere anche dai collegamenti posti all'interno del sito stesso, forniti come semplice servizio agli utenti della rete.