sabato, settembre 30, 2006

E' GIUSTO CHIAMARLO PRODINOCCHIO?



Chi è il bugiardo?
Usare la politica per gli affari e favorire gli affari per rafforzarsi in politica. E’ l’accusa più grave e dirompente per la dignità di un Presidente del Consiglio: un’accusa che ieri è risuonata in Parlamento e ha incrinato l’immagine di Prodi come mai era accaduto in passato per un capo del governo italiano.
Un’accusa che è stata provata dagli interventi circostanziati e puntuali di tutti i rappresentanti dell’opposizione e che ha influito sulla difesa, scontata ma obiettivamente tiepida ed imbarazzata, da parte della maggioranza.
Prodi reticente, Prodi che non dice (tutta) la verità, Prodi che scarica i suoi più fedeli collaboratori (Rovati) dopo averli usati, Prodi che interviene a Borse aperte rilevando dettagli sulle trattative riservate della più grande azienda privata del Paese, Prodi "cinese" che ridicolizza il Parlamento solo perché gli chiede - e di fatto gli imporrà - di riferire in Aula sull’affaire Telecom, Prodi che prova a trasformare il "processo" subìto ieri in una generica conferenza sul ruolo delle Telecomunicazioni…
Forse non è liberale attizzare nel Paese e nella pubblica opinione il sospetto che a Palazzo Chigi sieda appunto una persona che sa usare la politica per orientare i grandi affari e sa favorire questi affari affinché politicamente lo consolidino. E tuttavia nelle prossime settimane, favoriti da una Finanziaria che metterà mano alle tasche di decine di milioni di italiani.
Il match Prodi-Tronchetti non è una gara di vip per stabilire chi mente: c’è quel comunicato di Palazzo Chigi dell’8 settembre, che troppi italiani non conoscono, in cui Prodi nega di opporsi alla eventualità della vendita di Tim. Prodi ne parla e ne scrive prima dell’11 settembre di Marco Tronchetti.
Dunque sapeva e non poteva non sapere, come quella nota ufficiale dimostra inequivocabilmente. Ed è lì, anzi è da lì, che è iniziata la sua penosa retromarcia che ha lasciato a terra Rovati ma che ha incrinato definitivamente l’immagine del Premier. Dunque chi è il bugiardo?

INIZIATIVE LODEVOLI PER IL SORRISO DEI BIMBI


IN PIAZZA PER IL SORRISO DEI BIMBI IN OSPEDALE
PESCARA - La Fondazione Abio distribuisce cestini di pere 'solidali'.
Tra le tante iniziative che segnano il ritorno all'attività per molte delle associazioni, dopo la pausa estiva, ci piace segnalarvi la Seconda Giornata Nazionale della Fondazione ABIO Italia per il Bambino in Ospedale Onlus. Già suggestivo il titolo, che giocando con il nome dell'associazione recita: "perAmore, perABIO". L'intento della giornata, che si tiene proprio oggi 30 settembre, è sensibilizzare l'opinione pubblica all'importanza del volontariato, per promuovere il diritto al sorriso di tutti i bambini in ospedale.
Nel corso della Giornata Nazionale i volontari distribuiranno anche cestini di pere che, a fronte di una offerta minima di 5 euro, contribuiranno a finanziare corsi di formazione per nuovi volontari, l'apertura di nuove sedi e l'acquisto dei giocattoli per assicurare ai bambini ricoverati una migliore qualità della loro degenza.
Anche questa Seconda edizione di "perAmore, perABIO" gode del patrocinio della Presidenza del Consiglio dei Ministri e del Ministero della Solidarietà Sociale, nonché del Patrocinio delle Regioni Abruzzo, Piemonte, Calabria, Campania, Lazio, Lombardia, Sicilia, Toscana, Umbria, Veneto. La manifestazione ha inoltre ricevuto una importante riconoscimento da parte del Presidente della Repubblica, il quale ha destinato all'iniziativa una medaglia d'argento.
Obiettivo secondario è doppiare l'edizione 2005 della Giornata Nazionale ABIO, che aveva registrato un grande successo, tanto da meritare l'assegnazione del prestigioso Premio Fundraising Awards Italia 2006 come "Miglior evento di piazza".

venerdì, settembre 29, 2006

DEL TURCO A CONFRONTO CON CITTADINI



SANITA' E CULTURA: DEL TURCO A CONFRONTO CON CITTADINI
IL PRESIDENTE: L'ABRUZZO HA UN RAPPORTO NUOVO CON GOVERNO
Pescara. - "Oggi l'Abruzzo non è fuori dalle cose nazionali, ha instaurato invece un rapporto nuovo con il Governo del Paese e a questo obiettivo soprattutto abbiamo lavorato, con un impegno faticoso di un anno, il primo di questa Giunta ma alla fine faremo bilanci definitivi". Così il presidente della Giunta, Ottaviano Del Turco, ha parlato del primo anno dell'esperienza della sua Giunta alla guida dell'Abruzzo, nell'incontro promosso ad Atri dall'associazione culturale "Luigi Illuminati", nell'auditorium Agostiniano. Sanità, fondi alla cultura e Giochi Mediterranei sono stati i principali argomenti toccati dai giornalisti Rai, Giovanni Verna e Antimo Amore e dal pubblico nelle domande posta al presidente durante il convegno. "Proprio sul piano di riorganizzazione della sanità regionale l'Abruzzo è stato preso a modello, tra tutte le altre Regioni, dal ministro Tommaso Padoa-Schioppa - ha ricordato Del Turco - infatti questo piano di riorganizzazione cambierà tutto ma non chiuderà nessun ospedale, riuscendo a conciliare il contenimento della spesa sanitaria con la conferma degli standard di offerta di servizi sanitari". Per il presidente con questo progetto "saranno ridefiniti i ruoli che la sanità avrà in ogni territorio della regione, per migliorare e qualificare l'offerta sanitaria". Del Turco ha aggiunto però che accanto allo sforzo messo in atto dal governo regionale occorre un eguale impegno da parte delle classi dirigenti locali, per costruire una sanità adeguata alle reali esigenze dei cittadini. Sui fondi alla cultura Del Turco ha ripetuto che spendere i soldi per finanziamenti ad avvenimenti di scarsa rilevanza "è un delitto" mentre "davanti a progetti di seria impronta culturale" ha dichiarato la propria disponibilità ad impegnarsi in prima persona. Poi ha ricordato che "questo è stato l'ultimo anno di vigore della legge 49 sull'attribuzione dei fondi, una legge ora scomparsa". A proposito infine dei Giochi del Mediterraneo il presidente ha confermato le sue perplessità circa l'effettivo riflesso che l'evento sportivo può avere sull'immagine dell'Abruzzo, ribadendo che la Regione non potrà garantire fondi ai Giochi preferendo impegnare risorse per risolvere problemi come per esempio quelli legati alla sanità.
redazione: Voi ci credete? Se, "Capitan Abruzzo", intende la politica come si evince dalla vignetta in alto: siamo freschi!

giovedì, settembre 28, 2006

FLASH: PRODI "SOSPESO" A UN FILO!


Il suo intervento ripetutamente interrotto dai fischi dei banchi dell'opposizioneTelecom, Prodi contestato alla Camera.
Seduta sospesa.
Fischi, battimani polemici dai banchi dell'opposizione. Il presidente del Consiglio, Romano Prodi, aveva da poco iniziato il suo discorso in aula alla Camera sulla vicenda Telecom che è stato pressocché subito interrotto dai banchi della Cdl. Tanto che il presidente della Camera, Fausto Bertinotti, è stato costretto a sospendere la seduta e a convocare la capigruppo. Il brusio proveniente dai banchi del centrodestra si è trasformato in boato, accompagnato da applausi polemici, quando Prodi ha sottolineato che a chi ''critica il governo'' dicendo che persegue una ''politica dirigista, dico che si sta sbagliando''. Perché ''il governo ha abbandonato questa politica da tempo'', ''e non sarà il mio governo a reintrodurla''. In particolare, l'opposizione ha fischiato Prodi sulla frase immediatamente successiva in cui il premier spiegava che reintrodurre la politica ''dirigista'' ''per me sarebbe una sconfessione di parte della mia storia professionale''. All'evidente riferimento alla presidenza dell'Iri, i deputati della Cdl si sono scatenati coprendo le parole del Professore e applaudendo polemicamente. Bertinotti ha cercato di riportare un po' di ordine in Aula riconsegnando la parola a Prodi. Il quale, però, a quel punto, ha ripreso il suo discorso da quella stessa frase. Per altre 8 volte. E sempre si è ripetuta la stessa scena con grida e applausi, polemici si intende, da parte della Cdl. A nulla sono serviti i reiterati richiami di Bertinotti fino alla nona interruzione, questa volta accompagnata dagli applausi di sostegno del centrosinistra al premier. ''Non stiamo dando un bello spettacolo, badiamo ai contenuti - ha detto Bertinotti -. Faccio appello alla sensibilità democratica di ciascuno di voi, e faccio appello ai capigruppo in generale e del'opposizione in particolare di farsi carico del probema di consentire lo svolgimento della relazione''. Ma l'invito è caduto nel vuoto. Anzi, dai banchi dell'opposizione si è levato qualche ''venduto, venduto''. Al fianco di Prodi, Francesco Rutelli si è girato verso il presidente di Montecitorio per lamentarsi: ''Non ha nemmeno il diritto di finire una frase''. Nulla da fare, Bertinotti ha sospeso la seduta. ''Mi sono state rivolte accuse infamanti'', come è successo per il caso Telekom Serbia, ha sottolineato il premier nel corso del suo intervento in Aula. Il presidente del Consiglio ha detto di aver subito gli stessi attacchi avuti in quell'occasione, ma assicura: ''Finirà allo stesso modo''. ''Si è presentato uno scenario non diverso da quello di Telekom Serbia - ha avvertito - e finirà come in quella situazione''. ''Al presidente del Consiglio sono state rivolte le accuse più disparate - ha aggiunto - talvolta perfino infamanti. Dall'ingerenza nei confronti di società quotate in Borsa alla volontà di perseguire una politica economica neo dirigista. Infine mi hanno accusato di mentire e di volerci sottrarre al confronto con il Parlamento. Non questo uno scenario diverso da quello architettato per Telekom Serbia. Non è uno scenario diverso - ha osservato il premier tra i brusii provenienti dai banchi dell'opposizione - e si concluderà allo stesso modo. L'essere oggi qui e tra qualche giorno al Senato dimostra come l'accusa di non volersi confrontare in Parlamento sia infondata''. Sulla vicenda Telecom, sottolinea il Professore, ''la demagogia e le strumentalizzazioni hanno preso via via il sopravvento''. ''Da oltre due settimane - ha proseguito il Professore - l'opinione pubblica e i cittadini italiani assistono a un dibattito su Telecom Italia. Un dibattito in cui argomenti e problemi sono stati tra di loro mescolati in quello che oggi è divenuto un intreccio di ormai difficile comprensione. Strategie d'impresa, politiche industriali, assetti del capitalismo italiano e altri temi sono stati affrontati in un contesto che si è fatto via via più confuso''. Parlando in Aula Prodi ha anche ribadito che ''il presidente del Consiglio, né i miei ministri'' sono stati informati dai vertici di Telecom su un piano di riassetto del gruppo telefonico. Poi ha rimarcato: ''Non è compito del governo fare piani di riassetto strategici delle aziende'', ma l'esecutivo non può restare ''indifferente'' sulla vicenda Telecom.

REDAZIONE: Obiettivamente, più che un discorso "chiarificatore", è sembrata la lezioncina di un misero, professorucolo, in un aula di applicazioni tecniche!

mercoledì, settembre 27, 2006

ERROR!

NON SONO UN TESTICOLO

PROGETTO: DONNE NEL TURISMO


Donne nel turismo sostenibile è un progetto che promuove lo sviluppo dell’impresa turistica femminile valorizzandola in quanto impresa che privilegia un turismo sostenibile dal punto di vista dell’impatto ambientale e umano.
L'obiettivo è favorire la nascita di iniziative imprenditoriali femminili con l’ausilio delle tecnologie digitali nell’ambito del turismo sostenibile in due regioni-pilota: l’Abruzzo e la Sicilia.
Tale approccio "etico” – che è caratteristica dell’approccio femminile – è in linea con le potenzialità offerte dal territorio delle due regioni-obiettivo, caratterizzato da parchi naturali, borghi minori di interesse storico-culturale, itinerari eno-gastronomici, tradizioni, artigianato.
Il rispetto e la valorizzazione dell’ambiente e dell’autenticità delle culture locali diventano, quindi, il perno su cui basa l’impresa turistica femminile, nella quale gli obiettivi economici, fortemente favoriti dall’utilizzo dei mezzi forniti dalle nuove tecnologie digitali, sono perseguiti, unitamente alla qualità dell’offerta, con attenzione verso i clienti/fruitori più “difficili” (bambini, anziani, disabili) e con dinamiche tali da favorire la conciliazione tra lavoro e famiglia.

IL DEBITO PUBBLICO FRENA LA SPESA PER IL SOCIALEI!


Nel 2003, la spesa delle amministrazioni pubbliche destinata agli interventi sociali (per le funzioni sanità, istruzione, assistenza e beneficenza) è stata pari a circa 3.000 euro pro-capite, in crescita di oltre 900 euro nell'arco 1996-2003. Nello stesso periodo, la crescita di questa voce di spesa è stata superiore in termini nominali alla crescita del Pil. Sono alcuni dei dati che si ricavano dal Rapporto Istat 2005, più esattamente dal capitolo dedicato alla spesa sociale nelle regioni. Le dimensioni della crescita non sono omogenee nelle diverse aree geografiche e nei diversi settori in esame. La stessa incidenza della spesa sociale sul complesso della spesa pubblica è cresciuta in termini percentuali, nel periodo 1996-2003, dal 21,9% a quasi il 25% del totale. Gli incrementi maggiori della spesa sociale hanno riguardato il Nord-Ovest, circa 1.300 euro; i più bassi le regioni del Sud con 685 euro. Per quanto riguarda l'istruzione sono Trentino-Alto Adige e Valle d'Aosta le regioni che hanno registrato gli incrementi maggiori di spesa pro-capite, mentre per la sanità il primato spetta alla Lombardia con un incremento di spesa quasi doppio rispetto al sistema delle regioni. Per quanto riguarda l'assistenza sociale, l'incremento maggiore di spesa è stato registrato nel Lazio, mentre Sardegna e Abruzzo vestono la maglia nera, avendo registrato un decremento della spesa pro-capite anche in termini nominali. Il Rapporto Istat ha trovato una forte correlazione tra la spesa sociale media pro-capite e il Pil pro-capite: la spesa più alta è stata registrata nelle regioni del Nord e quella più bassa nel Mezzogiorno. Da questo quadro riassuntivo si evince, ancora una volta, un profondo divario tra Nord e Sud.Il baratro, in tema di spesa pubblica, è determinato dalla capacità di spesa delle regioni e dalle priorità determinate dalle autonomie locali. I dati dell'Istat, rilevati nel periodo 1996-2003, mostrano un Meridione troppo debole: la media italiana di spesa pro-capite, si attesta sui 3.084 euro, quella meridionale si sofferma sui 2.840 euro, con le punte più basse che indicano una spesa di soltanto 2.774 euro, in media, per abitante. L'Istat, nella sua indagine, ha rilevato un aumento nella spesa pubblica pro-capite del Mezzogiorno che, tra il 1996 ed il 2003, con un andamento strettamente legato al Pil, è pari a 685 euro, ma, tuttavia, al di sotto della media nazionale che raggiunge i 900 euro. Nel Meridione, la spesa media pro-capite è di 39 euro, a fronte di 91 euro in Italia. Confrontando i totali per le singole aree di spesa, e tenendo conto del fatto che la spesa sociale è più che raddoppiata, (108% rispetto al 1990), risulterebbe un considerevole aumento delle spese della funzione vecchiaia. Sono in proporzione anche aumentate le spese per l'abitazione e l'esclusione sociale; stabile la spesa sanitaria, per la famiglia e i superstiti,in leggera flessione quella per la disabilità, e per la disoccupazione. La relazione positiva tra spesa sociale per abitante e Pil pro-capite, in ambito regionale, è particolarmente forte per il settore sanità. Se si assume il prodotto interno lordo come misura convenzionale della ricchezza prodotta in un anno in Italia, la spesa sociale sostenuta dal settore pubblico ha assorbito una quota compresa tra un quinto e un quarto della ricchezza complessiva prodotta, assestandosi, coi 304,860 miliardi di euro del 2003 al 22% del prodotto interno lordo (Pil). Se invece si assume il "reddito pro-capite" come misura convenzionale della ricchezza individuale equamente distribuita, l'ammontare complessivo della spesa sociale equivale al reddito pro-capite di circa 13 milioni di italiani, il che è equivalente a dire che essa grava per circa 5.300 euro annui sul reddito pro-capite di ogni italiano, ovvero, poiché i contribuenti costituiscono meno della metà della popolazione, equivale a dire che la spesa sociale grava per circa 12.000 euro all'anno su ciascun contribuente. Tenuto conto di queste relazioni, l'Ispettorato generale per la spesa sociale, ufficio del dipartimento della Ragioneria generale dello Stato ha elaborato un'approfondita analisi sulle regioni, dal titolo "Tendenze demografiche e spesa sanitaria". Per ciò che concerne la Sicilia, il trend rilevato a partire dal 1990 è in discesa. A testimonianza del fatto che il governo regionale, forse anche condizionato dalle ristrettezze economico-finanziarie imposte dal ministro Padoa-Schioppa, non riesce a stanziare sufficienti fondi in materia sanitaria. Un'altra voce che pesa in modo rilevante nella spesa pubblica pro-capite, nel settore dell'Istruzione, ed in particolare nel Centro-Sud, è quella del personale, anche se, tra il 1996 ed il 2003, sia stata ridotta del 10%. Secondo l'Istat, quindi, il Sud continua a pesare sulle casse pubbliche e ad investire di meno.

martedì, settembre 26, 2006

POPOLI: APERTURA SCUOLA DI BALLO.


Per ulteriori informazioni telefonare a Cristian: 329/4541123

CARTEGGIO INEDITO DI BENITO MUSSOLINI


Breve prologo

"Bill" ha portato con sé nella tomba molti segreti sulla fine di Mussolini.

Nei primi giorni di questo 2006 è morto Urbano Lazzaro, il partigiano "Bill", grande protagonista dei fatti di Dongo del 1945. Nato a Vicenza nel 1924, ma trapiantatosi in Piemonte fin da bambino, "Bill" fu colui che arrestò Mussolini, il pomeriggio del 27 aprile 1945, sulla piazza del municipio del paese lariano. Non era solo, Urbano Lazzaro, in quel momento epocale, perché la cattura del Duce vide la partecipazione di un gruppo di "patrioti": lo storico Gianfranco Bianchi ha contato almeno otto persone ("Bill" escluso). Anche se il racconto dell'arresto del dittatore è stato piuttosto romanzato (e Lazzaro se ne attribuì il merito esclusivo, senza volerlo spartire con nessuno), resta il fatto che "Bill" fu colui che salì sul famoso camion di soldati tedeschi sul quale aveva preso posto anche il Duce: e lì lo identificò.

Giungo perfino a ritenere che la circostanza che "Bill" abbia vissuto per molti anni all'estero, a Rio de Janeiro, sia riconducibile a motivi di sicurezza: per uno come lui fu senza dubbio prudente cambiare aria. Dove invece Urbano Lazzaro avrebbe potuto affermare qualcosa di nuovo (e non lo fece) era sulla delicata materia dei documenti sottratti al Duce e alla colonna. Il partigiano "Bill", infatti, gestì molte delle operazioni legate al recupero e alla custodia in loco dei carteggi. Il 27 aprile, Lazzaro depositò alla filiale della Cariplo di Domaso due borse di documenti: la prima tenuta personalmente da Mussolini, la seconda affidata invece dal dittatore a Vito Casalinuovo, l'ufficiale addetto alla sua persona. I due colli vennero prelevati e nascosti il 2 maggio successivo dietro l'altare della chiesa di Gera Lario. Il giorno seguente, qualcuno a conoscenza della singolare ubicazione delle borse, ne alleggerì il contenuto facendo sparire, in particolare, il dossier sulle inclinazioni omosessuali di Umberto di Savoia. A questo proposito, si sospettò che l'autore del prelevamento fosse stato "Bill", anche se l'interessato smentì sempre recisamente, giungendo ad addossare la responsabilità del furto al brigadiere della Finanza Antonio Scapin, che aveva effettivamente movimentato il materiale.

Ma il giallo non finisce qui. Il 28 aprile, infatti, "Bill" affidò altre due borse, sottratte a Marcello Petacci, fratello di Claretta, al partigiano Lorenzo Bianchi "Renzo", con l'incarico di tenerle in custodia per qualche tempo nel municipio di Dongo. Ebbene, Bianchi volle aprirle, per conoscerne il contenuto e, in un primo tempo, riferì di aver letto, su alcune cartelline, il nome di Churchill. Poi, spaventato dalle conseguenze della sua ammissione, smentì sé stesso.

Evidentemente, quelle borse contenevano le famose lettere del carteggio Churchill - Mussolini. Mentre le due valigette recuperate il giorno 27 furono consegnate alle autorità, sebbene svuotate di parte del contenuto, delle altre due borse sequestrate dai partigiani il 28 aprile non si è saputo più nulla. Né Lazzaro né Bianchi hanno mai voluto spendere una parola al riguardo. Così, il sipario cala sulla vita di "Bill" lasciandoci in eredità un viluppo di misteri che paiono insolubili anche ai più tenaci investigatori storici.
Questi i fatti storici.

I giorni “tormentati” di Benito Mussolini.

POPOLI 25/09/06 – Due giorni fa, durante un convegno culturale, un senatore della Repubblica (amante di libri antichi e della storia D’Italia) ha reso noto ai presenti, di essere stato contattato e invitato da un notaio in Svizzera per prendere "visione" di tre diari o “quaderni”, originali, depositati nel suo studio (non si sa da chi), e sottratti a Benito Mussolini durante l’arresto (l’ennesimo e ultimo!).
“Rubati” o sottratti, appunto, durante la cattura del Duce avvenuta a Dongo (Lago di Como) il pomeriggio del 27 aprile 1945, sulla piazza del municipio. Non sappiamo, con precisione e certezza, chi fosse la persona che li abbia custoditi e “sepolti”, fino a oggi, anche nella sua memoria in vita per oltre 60 anni .
Di sicuro c’è che, gli eredi del “de cuius” hanno deciso di vendere, i diritti, dei tre diari o “quaderni” a una nota casa editrice, coinvolta nell’operazione dal senatore "contattato" dalla Svizzera, sicuramente, in virtù di una futura pubblicazione.
Stranamente, dice l’alta carica dello Stato, dopo la visione nello studio “transalpino”: “tutti e tre con le copertine strappate”!
Presumo, ma è un’ipotesi personale, per essere “imboscati” più facilmente considerando, in primis, il valore storico – politico riferito all' epoca e, in secundis, il lungo periodo di “buio” cui sono stati sottoposti gli scritti del duce, oggi, più che mai, preziosissimi.
Inoltre, il modo, “repentino”, degli eredi e la recente morte – gennaio 2006 - rimandano il pensiero ai personaggi storici di Urbano Lazzaro (detto Bill) e Lorenzo Bianchi (detto Renzo). Sicuramente, “Bill e Renzo”, sono i protagonisti principali dei “fatti di Dongo” di cui, a oggi, non si è ancora fatta piena luce e chiarezza come si evince dal prologo.
Nei diari o “quaderni”, Mussolini, annota minuziosamente le sue riflessioni quotidiane, scrivendo, "di getto", il suo stato d’animo nella storicità dell’evento, giustappunto, durante i giorni che precedono l’invasione della Polonia avvenuta il 1° Settembre 1939.
Il 1° settembre 1939 le truppe tedesche invadono la Polonia, senza dichiarazione di guerra. Gran Bretagna e Francia proclamano la mobilitazione generale; due giorni dopo dichiarano guerra alla Germania.
Inizia così, purtroppo, la seconda guerra mondiale!
I tre carteggi noti alla redazione, si riferiscono al 28 – 30 e 31 Agosto.
Riporterò, fedelmente, il contenuto in riferimento allo "scritto" (N° 2) del Duce del 30 Agosto 1939.
Rendendo partecipi, in primis, i lettori del blog e, altresì, pubblico quello che è, a tutt’oggi è ancora inedito.
Il 30 Agosto perché?
Beh, lo capirete da soli leggendo lo sfogo “furioso” (gli altri due carteggi, comunque, non sono da meno).
E, se troverete interessante quello che leggerete, renderemo pubblici gli altri carteggi!
Inoltre, questo, aggiunge nuovi “tasselli” alla figura del Duce, già di per sé ampiamente descritta, a torto o a ragione, dagli storici. Infine, per una conoscenza cronologica (nonché, “epistolare” fra Mussolini e Hitler) più ampia e dettagliata dell’ evento storico (Polonia anno 1939 – alla vigilia della guerra mondiale) segnalo il sito:
www.cronologia.it

30/Agosto/ 1939 - Benito Mussolini: “ Ancora un dispaccio di Attolico (ambasciatore italiano a Berlino).
Mi informa che la situazione precipita!
A Varsavia, è stata predisposta la mobilitazione generale.
Ancora tentativi con Londra, attivo l’opera pacificatrice di Sir Percy Loraine (Ambasciatore Britannico a Roma) anche se, non presa in considerazione, sotto il suo governo.
Lancio ancora un disperato appello per la conferenza (?), ma le risposte sono evasive e inconcludenti.
Fino all’altro ieri ero l’uomo delle grandi decisioni, oggi, non valgo più niente!
Sono già state prese disposizioni di natura precauzionale su tutto il territorio nazionale: ridotta l’attività nei locali pubblici, predisposti rifugi antiaerei, regolata la circolazione degli automezzi, misure opportunamente dietetiche nei ristoranti e nei bar, bando ai tazzoni di cioccolata, moderazione nel consumo del caffè, chiusura delle sale da ballo.
Gli italiani, impareranno ad essere seri e non perdere tempo in futilità!.
A sacrificarsi, con inimmaginabili vantaggi per tutti e, soprattutto, a frenare gli impulsi della piccola e grande borghesia, per la quale ho sempre nutrito un generale odio senza ritegno!
La borghesia spendacciona che non conosce il valore del denaro e della fatica, nutrita di benessere, godereccia, indifferente, animatrice delle sale cinematografiche, generatrice di figli idioti, altezzosa e superba (Accidenti! N.d.r.).
Sotto questo aspetto benedetta sia una guerra e più che mai benedetta sarebbe la livellazione delle classi sociali con tutto l’andazzo per il popolo genuino e lavoratore con i solari piaceri della festa campestre quale tripudio al lavoro e alla bella fatica dall’alba al tramonto” […]
Emerge, straordinariamente, un “modus pensandi” di un Duce “comunistico”!
Chi l’avrebbe mai detto?
Riflettendo, associare, oggi, la neo parola fascio – comunista (gergo o “vezzo” giornalistico) ad una “visione” della società illiberale, antidemocratica e violenta non è più, forse, un tabù.

Redazione: pubblicheremo, a breve, altro materiale inedito!
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