venerdì, settembre 15, 2006

SIAMO PIU' POVERI: CIAO ORIANA.


POPOLI 15/09/2006 - A poche ore dalla morte, a causa di un male incurabile, è moralmente doveroso ricordare una persona che lascia un vuoto, incolmabile, nel panorama giornalistico - letterario italiano.
E' morta: ORIANA FALLACI.
Una donna che ha fatto della verità intellettuale - molte volte scomoda ai lacchè dell'intellighenzia italiana e non solo - la Sua ragione di vita ed un "modus pensandi" per la quale è stata ammirata, odiata, temuta,offesa, vituperata e financo inquisita dalla "magistratura democratica" italiana.
Coraggiosa, arguta, geniale e spudoratamente polemica, soprattutto negli ultimi tempi con il concetto "Eurabia", ridicolizzando con il Suo sublime scrivere, "petti gonfi e tronfi" del panorama intellettuale, giornalistico e politico del "bel paese".
Non esistevano "mezze misure" con questa gran donna, o con Lei o contro...
La redazione, a nostro insindacabile avviso, intende celebrare con un affettuoso e caro ricordo, la più grande scrittrice contemporanea italiana a poche ore dalla Sua prematura scomparsa: Ciao Oriana.
ORIANA FALLACI
Oriana Fallaci, nata a Firenze il 29 giugno 1930, a far pensare la gente ci riesce vivendo, rischiando e raccontando in prima persona gli avvenimenti più importanti della nostra epoca. La Storia l'ha fatta sin da bambina, ostacolando la tirannia dei tedeschi in Italia durante la seconda guerra mondiale, l'ha vissuta tra i soldati in Vietnam per cercare la ragione degli uomini a una pazzia chiamata guerra, l'ha incontrata intervistando personaggi che il potere di distruggere o di difendere un popolo lo avevano in un nome associato al potere. E tutto questo è raccontato, nei suoi romanzi, nei suoi articoli, nelle sue interviste con la capacità di chi sa osservare con l'anima, non solo con gli occhi. Eppure, tra i ventisei nomi contenuti nel suo libro documento 'Intervista con la Storia' ne manca uno, il suo, che della Storia fa parte a pieno titolo, perché l'ha raccontata sentendola sulla pelle, nelle orecchie, scrivendola nelle sue interviste, nei suoi reportages. Di Oriana Fallaci non è possibile trovare notizie recenti né in Rete né su documentazione cartacea. Se qualcosa esiste del passato, bisogna far ricerche su chi le era accanto negli anni settanta, momento per lei di frenetica attività giornalistica. Troviamo allora il suo accanto a nomi famosi e tragici come le storie che spesso ci ha raccontato: Pier Paolo Pasolini, Henry Kissinger, Generale Giap, Yassir Arafat, Pietro Nenni, Indira Gandhi, Padre Tito De Alencar Lima, Nguyen Van Thieu, Alekos Panagulis... e tanti altri più o meno importanti, più o meno ammirati, più o meno amati da Oriana. Troviamo luoghi e situazioni che l'hanno segnata nello spirito e nel corpo: la strage di Città del Messico, la guerra in Vietnam, la guerra nel Golfo... per citarne alcuni.

giovedì, settembre 14, 2006

LA MALA educatiòn!



Strade e uffici, il bon ton perduto
Cellulari, cacche di cane, precedenze negate: avanza il maleducato urbano
PESCARA
- A settembre con l’apertura delle scuole e degli uffici ci si rituffa nella giungla metropolitana in cui quotidianamente viviamo, vessati dalla maleducazione altrui. Certo, riscrivere il manuale delle buone maniere adattandole alla convivenza civile del duemila è un’impresa ardua ma necessaria. Se si riuscisse a rispettare poche ma essenziali regole, il quotidiano risulterebbe sicuramente migliore. Sarebbe bello, infatti, se l’anziano non dovesse simulare un malore per farsi cedere dal diciotenne il posto in autobus. Vedere per credere: quante volte, a bordo dei mezzi Gtm, abbiamo visto anziani traballanti o signore al nono mese di gravidanza rassegnati allo sballottamento urbano di fronte a robusti giovanotti comodamente seduti per tutto il tragitto. Se non si disturbassero gli altri passeggeri con il giornale aperto, rischiando di dare un pugno al vicino, non si stendessero le gambe mettendo lo sgambetto al mal capitato di turno. Non si spingesse, «permesso, permesso», per salire o scendere, non ci si tagliasse le pellicine delle mani, o peggio le unghie dei piedi, usando come poggiapiedi il posto di fronte. I media americani si sono dilungati, ultimamente, sulla caduta del bon ton metropolitano. Altre latitudini, da noi, e altre dimensioni, ma identiche cattive abitudini. Basta un giro in treno con i pendolari: vi accogliernno musica ad alto volume e cori a squarciagola come se si fosse sul palco dell’Ariston; sguardi insistenti dal sedile di fronte, se siete donne e mediamente gradevoli, e un sottofondo di apprezzamenti a “luci rosse”. Che bello sarebbe se alla fermata del taxi ognuno attendesse il proprio turno. Se per le scale degli uffici non si viaggiasse a una velocità pericolosa per se stessi e per gli altri, non ci si fermasse a fare conversazione ostruendo il passaggio. Se in ascensore non si parlasse a voce troppo alta o si bisbigliasse all’orecchio dell’amico confidenze, si salutassero i presenti mentre si entra e si esce, si chiedesse la destinazione degli altri prima di premere il pulsante, si evitasse di dare le spalle alla persona che sta viaggiando con noi, si aspettasse il ritardatario che si sta precipitando verso l’ascensore. Vogliamo uscire a fare due passi? C’è da cheidere permesso ai proprietari dei cani, spesso e volentieri dimentichi dell’obbligo di raccogliere con la paletta i bisogni dei loro cani. I pochi che lo fanno, poi, spesso non trovano di meglio che abbandonare i sacchetti nelle aiuole, peraltro regolarmente usate come pattumiera. Al volante, o da pedoni, la vita non è migliore. Guidare al cellullare, ignorando zebre, stop, segnaletica, ma anche la coda di auto alle proprie spalle, è la regola numero uno. Vengono poi altri vezzi, come la velocità eccessiva e le mancate precedenze, che rendono le vie di Pescara come un ring, spesso con conseguenze tragiche. Ma anche chi va in bici, sui marciapiedi o fuori dalle piste che pure cominciano ad essere numerose, ha le sue colpe. «Purtroppo per noi vigili urbani – dice il comandante dei vigili urbani di Pescara, Ernesto Grippo – è difficile se non impossibile far rispettare le regole più semplici del vivere civile perché non esiste la cultura del rispetto delle regole. Non è un valore comune. Per questo motivo sto sottoponendo alla commissione consiliare un regolamento di polizia urbana, come esiste già in altre città italiane, per consentire ai miei uomini di poter applicare le norme del rispetto del viver civile. Sarebbe sicuramente un segno di grande civiltà». Sarebbe bello, infine, ma è più un’utopia che una possibilità reale, non essere molestati da coloro che scelgono proprio la sala di un cinema per raccontare all’amica della loro ultima ceretta o della partita a calcetto. Ricordiamocene anche quando siamo in fila per comprare patatine e coca cola con cui poi sbrodoleremo dappertutto. Urlare come indemoniati al cellulare per strada o in qualsiasi luogo pubblico perché «non ti sentoooo!», o lasciare i bambini liberi di scorrazzare ovunque, soprattutto al ristorante dove si tenta di rilassarsi dopo una faticosa settimana di lavoro. Che non è solo segno di buona educazione ma anche di intelligenza.
P.S. LUCIGNOLO: Il denaro fa l'uomo ricco, l'educazione lo rende signore!!!

E IO PAGO!



PUBBLICA AMMINISTRAZIONE:
costa a ogni cittadino piu' di 4 mila euro l'anno
Cgia denuncia, ultimi nell'Ue, costi alti e bassa efficienza
POPOLI - La pubblica amministrazione costa a ogni cittadino italiano 4.265 euro l'anno. E' quanto emerge da un'indagine della Cgia di Mestre. Tra i principali partner economici europei solo la Francia (4.887 euro) ha una spesa pro capite superiore all'Italia, ma, secondo i dati della Cgia, il pubblico impiego francese e' migliore. Il rapporto mette in evidenza costi e benefici della Pa nei vari paesi europei e nella tabella su performance ed efficienza l'Italia e' ultima.
LUCIGNOLO

mercoledì, settembre 13, 2006

FOSSE ARDEATINE: EPIMENIO LIBERI.


POPOLI 13/09/2006 - In questi giorni, rileggendo alcuni libri storici su Popoli - fra gli altri, la quarta edizione di "Popoli e i popolesi" di Don Ugo Di Donato - ho avuto modo di scoprire, "ex novo", questo "personaggio" quasi sconosciuto alle leggende e "cronache" paesane. Un uomo che, per amore della libertà, ha "pagato" questo intramontabile sentimento con la sua stessa vita.
Un personaggio "romantico", dal nostro modesto punto di vista che, la redazione di Liberal_mente è orgogliosa e fiera di ricordare in questo blog.
Un eroe popolese che ci ha colpito nell'animo e fatto riflettere, su quanto sia nefasta e deprecabile la guerra. Dopo l'8 settembre si unì alle bande partigiane e partecipò alla lotta contro il nazismo e il fascismo. Sapeva di essere ricercato e pedinato, ma ciò non gli impedì di compiere il suo dovere per il quale fu sempre instancabile e fattivo.

Epimenio Liberi

Commerciante, di 23 anni. Nato a Popoli (Pescara) il 16 luglio 1920 da Gaetano e da Teresa Delfini. Sposato con Giovanna, ebbe tre figli. Partecipò alla seconda guerra mondiale con il grado di sergente. Di sentimenti antifascisti, l'8 settembre del '43 partecipò ai combattimenti di Porta S. Paolo per la difesa di Roma. Dopo la caduta della città, aderì al Partito d'Azione, aggregandosi alle bande partigiane del "Monte Soratte". Fu arrestato dai tedeschi sotto Natale, il 20 dicembre, mentre la moglie era in attesa del terzo bambino. Tradotto nel carcere di via Tasso e torturato, il 14 gennaio del '44 fu trasferito al terzo braccio di Regina Coeli, nella cella n. 382. Qui strinse amicizia con don Giuseppe Morosini, che scrisse per il nascituro una struggente e celebre "Ninna Nanna per soprano e pianoforte". Fu fucilato alle Fosse Ardeatine il 24 marzo.

Don Giuseppe Morosini 1944: una delle poche immagini che lo ritraggono con don Felice Balla e don Luigi Balla: lui è il primo da sinistra.

domenica, settembre 10, 2006

4°CAMPIONATO ITALIANO DI TIRO: VINCE MONDAVIO.


IL Campionato italiano di tiro lo vince Mondavio (Marche).

Popoli 10/09/2006 ore 21.50 - Si è disputato e concluso, senza particolari “reclami di sorta”, in Piazza della Libertà (Ex Piazza San Giorgio) questa sera alle 20.30, il 4° Campionato Italiano di tiro all’antica Balestra Manesca.
Otto le squadre partecipanti: Cagli (Marche) campioni in carica, Castiglion Fiorentino (Toscana), Cerreto Guidi (Toscana), Cortona (Toscana), Mondaino (Emilia Romagna), Mondavio (Marche), Popoli (Abruzzo), San Severino Marche (Marche).
La giornata, caratterizzata da un forte vento di Nord – Est, ha messo in seria difficoltà i balestrieri impegnati a mirare e scoccare i dardi per colpire il bersaglio posto a 20 metri dalla postazione di tiro determinata e “vigilata”, costantemente, dai giudici di gara.
Alla fine, l’hanno spuntata per la categoria a squadre i balestrieri di Mondavio (399 punti) e per quella individuale l’eccellente “tiratore” di Mondaino nella qualità del Signor Cerreto Guidi (detto “poeta”).
I balestrieri di Popoli (nelle foto in alto), pur con il notevole impegno profuso, si sono piazzati al 4° posto e, a nostro modesto parere, oltre il vento, a giocato a sfavore dei “locali” l’emozione del gareggiare “in casa”. Da rilevare, comunque, l'ottima prestazione individuale di Giovanni Di Gregorio "cecchino" di Popoli.
L’ associazione culturale “Recta Rupes”, organizzatrice dell’evento, ha così bissato il successo, con il notevole gradimento del pubblico presente sul “campo di gara”, già precedentemente consolidato con l’ormai famoso “Certame de la Balestra” 2006.
LUCIGNOLO
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