sabato, agosto 12, 2006

POPOLI: IL CERTAME NEL MIO QUARTO ( S.ANNA).

CONSEGNA DEL GONFALONE
LA STORIA DEL QUARTO (QUARTIERE)
Rappresenta l'estensione naturale del quarto di Castello, oggi si direbbe zona di espansione urbana. All'epoca del Certame era composto da case sparute ed isolate, alcune forse anche al di fuori delle mura, fatto che non doveva preoccupare molto data la morfologia impervia della zona, con prevalente popolazione di pastori che sfruttavano gli ampi spazi disponibili, sia pure molto acclivi, per il ricovero degli armenti.La presenza di un fosso naturale di raccolta delle acque ruscellanti dalle falde della montagna del Morrone, molto inciso e roccioso, luogo preferito dai falchi che in gran numero vi costruivano i loro nidi e che divideva in due il quarto conferisce all'area un aspetto pittoresco ma selvaggio.Gli abitanti del quartiere erano molto abili nel lancio della fionda ed ottimi cacciatori.Ancora trent'anni fa vi si annoveravano i più validi lanciatori di sassi, molto temuti nelle gare di sassaiola che, tradizionalmente, venivano ingaggiate tra i ragazzi dei vari quartieri, forse come naturale consuetudine derivante dalla rivalità che trova le sue radici all'epoca del Certame della Balestra.Il simbolo del quarto è il falco che trattiene per il becco uno stilo medioevale.
I colori sono il rosa che sormonta il blu.Il Capitano del Quartiere è Marco Serafini.
IL COMMENTO
Ieri sera, grande partecipazione di pubblico per la consegna del Gonfalone al QUARTO S.ANNA e investitura del Capitano che lo rappresenta.
In un scenario suggestivo e affascinante, molte le emozioni suscitate dall'evento per la inequivocabile solennità "religiosa" che trasmette rievocando, altresì, nei protagonisti e negli abitanti, reminiscenze storico - culturali degli antichi fasti medioevali di Popoli (Abruzzo).
Complice, sicuramente, una scenografia fortemente curata e, ovviamente, il campanilismo dei quarti che accompagnerà tutta la cittadina - per i relativi stendardi - fino all'evento "cloue" e, cioè, ai famigerati tiri con la balestra medioevale che, a giorni, avranno luogo nella Piazza principale di Popoli.
La direzione del blog ringrazia, pubblicamente, l'associazione culturale "Recta Rupes" e, specificamente, il Presidente Bonifacio Damiani e Roberto Antonucci per la proverbiale e squisita disponibilità.
P.S. Le prime immagini, in esclusiva, della manifestazione.
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LUCIGNOLO




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SAPERE LA POLITICA: COS'E' LA SOCIALDEMOCRAZIA?


Per "socialismo democratico" s'intendono molte cose ma sostanzialmente due:
1. la proprietà comune dei mezzi produttivi,2. l'autoconsumo di quanto prodotto.
La democrazia politica è una conseguenza di quella socio-economica.
Qui devono essere chiarite due cose.
1. Quando si parla di abolire la proprietà privata dei principali mezzi produttivi (quelli che danno sostentamento a un'intera comunità) non s'intende abolire la proprietà privata dei mezzi "personali", né trasferire allo Stato, o a un qualunque altro organo che si ponga al di sopra della comunità locale, la proprietà dei mezzi produttivi.
2. Quando si parla di "autoconsumo" si intende escludere ogni dipendenza da mercati esterni alla comunità produttiva.La comunità può vendere sul mercato il surplus che ottiene dalla propria produzione, e può ovviamente acquistare quanto non riesce a produrre. Ma il valore d'uso deve prevalere sul valore di scambio e il baratto dovrebbe sostituire l'uso della moneta.
Una comunità basata sulla proprietà comune dei mezzi produttivi e sull'autoconsumo, ovviamente è caratterizzata dall'autogestione.
Cooperazione e Autogestione sono i principi fondanti la democrazia politica, che è per forza di cose "diretta" e che, quando è "delegata", cioè "indiretta", lo è solo temporaneamente, o comunque un qualunque rappresentante della comunità, come è stato eletto, così deve poter essere rimosso, se la sua volontà non è conforme al mandato ricevuto.
Una democrazia diretta, autogestita, impedisce gli abusi di potere, o comunque obbliga a far ricadere il peso di decisioni sbagliate sull'intera comunità, che così si assume la responsabilità delle proprie azioni.
Una comunità autogestita è nel contempo una comunità socio-economica, politica e militare. Si tratta infatti di gestire una porzione limitata di territorio, e di difenderla da eventuali aggressori esterni.
Qualunque trasmissione del sapere deve essere funzionale alle esigenze di riproduzione e di sviluppo della stessa comunità.
Indicativamente e progressivamente vanno superate tutte le forme di divisione del lavoro (manuale e intellettuale) e della conoscenza (astratta-concreta, scientifica-umanistica).
E' ovvio che in una comunità del genere la prevalenza va data all'ambiente rurale, rispetto a quello urbano. La città può essere usata per manifestazioni commerciali o fieristiche, ma va esclusa categoricamente qualunque dipendenza organica, strutturale, della campagna nei confronti della città.
P.S. L'ideale di nazione socialdemocratica, dopo questa lettura è, quanto meno, anacronistico nel terzo millennio.
Capisco che, a molti, l'idea di globalizzazione - soprattutto dei mezzi produttivi - non garba, ma questa, nel bene e nel male, è la "via" che si sta percorrendo nel mondo.
Oppure, non si discuta, seriamente, del concetto di "terza via" socialdemocratica o "GOVERNANCE" ma, questo, è un altro discorso.
LUCIGNOLO

domenica, agosto 06, 2006

DA LEGGERE: REINALDO ARENAS (PRIMA CHE SIA NOTTE).

"La differenza tra il sistema comunista e quello capitalista è che, se ti danno un calcio in culo, sotto il sistema comunista devi applaudire, sotto il capitalismo puoi gridare; io sono venuto qui a gridare".
(Reinaldo Arenas)

LIBRI PER L'ESTATE

Reinaldo Arenas, uno dei più grandi scrittori cubani delle ultime generazioni, morì suicida a New York nel 1990, prima che lo finisse l'AIDS. Scrittore e omosessuale: due colpe imperdonabili per il regime castrista, che lo perseguitò, lo incarcerò, cercò di annientarlo colpendolo negli affetti, trasformando in delatori i suoi amici, obbligandolo all'umiliazione di una "confessione" e a una "riabilitazione" peggiore della prigionia. Arenas riuscì a fuggire, ma la condizione dell'esule gli fece scoprire altri orrori: l'ipocrisia della sinistra occidentale, viziata dal mito della rivoluzione cubana, la solitudine e una nuova tortura, l'AIDS. Questo libro è l'autobiografia dello scrittore.
P.S. E' un libro che consiglio ai politici "rossi", agli amanti e ammiratori del regime dittatoriale castrista.
Chiunque è web editor o web writer va alla ricerca della conoscenza del suo tempo per afferrare il senso del mondo, per sopravvivere nel mondo, forse per cambiarlo.
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