sabato, agosto 05, 2006

RIFLESSIONI: IL DOPO CASTRO.


COSA NE SARA' DI CUBA DOPO CASTRO?
Per la prima volta da quando ha preso il potere nel 1959, il dittatore cubano Fidel Castro ha lasciato il potere nelle mani del fratello Raul. Molti in Europa sono rimasti sorpresi, ma in realtà, sia a Cuba che negli Stati Uniti non è nulla di nuovo. Da tempo, infatti, Fidel Castro aveva annunciato che il suo erede sarebbe stato proprio suo fratello. Il che dimostra che il regime comunista non è altro che un sistema totalitario di stampo monarchico-ereditario.
Nonostante le dichiarazioni della TV cubana di regime circa il carattere «provvisorio» del trasferimento di poteri al Raul, sono in molti a Cuba coloro che pensano che il dittatore non sarà più in grado di riprendersi le redini del potere. Marta Beatriz Roque, valiente attivista settantenne (ex militante del partito comunista fino al 1989, quando è diventata una delle più attive dell'opposizione anti-castrista nell'isola) ha rilevato che se questa volta Castro ha dichiarato di non essere più in grado di controllare il Paese, ciò significa che la malattia che ha è molto grave. «In passato, anche recentemente quando fu operato ad una gamba dopo essere caduto, il dittatore si era sempre fatto rivedere in pubblico, vantando di essere di nuovo in forma. Questa volta il tiranno non è più in grado di riprendersi». Il che è vero. L'orgoglio di Fidel è tale che mai penserebbe di annunciare in pubblico il suo abbandono del potere, poichè ciò, a detta sua, «incoraggerebbe il nemico».
In questo momento stesso il dittatore si trova in un letto d'ospedale. Secondo molti, si troverebbe in uno dei pochi ospedali di lusso di tutta l'isola. Un'ospedale che si occupa di curare solo ed esclusivamente il dittatore, la sua cricca di potere ed i suoi simpatizzanti stranieri. Questa clinica dispone delle tecnologie più avanzate, negate alla stragrande maggioranza della popolazione, la quale viene «assistita» in strutture fatiscenti, poco igeniche e prive delle attrezzature di base.
L'annuncio dell'abbandono di potere da parte di Castro per gravi complicazioni alla sua già precaria salute, ha portato molti cubani residenti negli Usa a celebrare l'evento. A Miami, Hialeh e Tampa, in Florida, decine di cubani hanno intonato slogan a favore della libertà. Molti non vedono l'ora che il dittatore muoia. Non si può non capirli: la maggior parte ha è stata vittima diretta del regime od ha avuto parenti stretti che erano torturati od uccisi per mano del tiranno.
Purtroppo in Italia la stampa e la classe politica a sinistra dimentica di sottolineare questo fatto, preferendo qualificare queste celebrazioni come «inumane». Va ricordato che la maggioranza dei cubani residenti negli Usa è approdata lì solo dopo molti anni dall'inizio della rivoluzione e molti erano addirittura sostenitori del regime fino a diventarne acerrimi nemici. La festa, però, dovrebbe lasciare spazio alla cautela. Infatti il potere è passato nelle mani di un'altro tiranno comunista. Raul è considerato più «pragmatico» ed intenzionato ad adottare un sistema in stile cinese, con aperture all'economia di mercato ma anche intenzionato a mantenere il sistema attuale.
Per la maggioranza dei dissidenti cubani nell'isola non cambierà nulla. Anzi, si teme che la repressione militarista aumenti sempre di più. Non hanno tutti i torti. Basti pensare che è aumentata la presenza militare nelle città per paura di una rivolta popolare simile e maggiore a quella che nel 1994 portò nelle strade dell'Avana centinaia di persone, per lo più giovani. Il regime ha attivato tutti i comitati militari e le milizie del partito comunista con lo scopo di «combattere il nemico». Già si intravedono gli effetti: dissidenti costretti a restare barricati in casa per via della presenza costante dei militari e delle brigate di «risposta rapida» nel loro quartiere; minacce di morte esplicite fatte dai militari e dalla polizia ai dissidenti (una dissidente liberale ha detto che un miltare ha minacciato di «decapitare» gli oppositori pacifici); obbligo per tutti i giovani in età da servizio militare di arruolarsi nell'esercito «pronti a combattere». Un vero e proprio clima di terrore nella popolazione, preoccupata per quello che succederà. Così infatti, si spiega il silenzio e l'apparente tranquillità descritta dalla stampa e dalla tv italiana.
In realtà, quelli che sembrano essere più preoccupati sono proprio gli uomini della dittatura. Non sono sicuri che Raul sappia mantenere in piedi il sistema feudale comunista, poprio perchè la rivoluzione è nata incentrata sempre sulla figura di Fidel. E' difficile dire come andrà a finire e quale sarà il futuro immediato di Cuba. Una cosa certa è che non ci si può aspettare una transizione democratica da un regime che, anche senza Fidel, farà di tutto pur di preservare la rivoluzione. Un'altra cosa altrettanto certa è che Raul Castro non riuscirà a governare per tanto tempo. Se Fidel è detestato da gran parte della popolazione, Raul lo è ancora di più. Uno dei tanti scenari prevedibili è quello di un'aumento della repressione, con il dispiegamento dell'esercito, in stile piazza Tienanmen.
Il tutto, però, non avrà grandi ripercussioni su una resistenza civica fatta da più di 300 movimenti e partiti d'opposizione che hanno già giurato di imitare le gesta eroiche dei leader dell'indipendenza cubana e di intensificare la lotta volta al rovesciamento del regime, nonostante siano consapevoli che ciò possa anche costargli la vita. La resistenza cubana è pronta a sacrificarsi per salvare la patria dalla tirannia comunista, con l'obbiettivo di ridare democrazia ad un popolo che la desidera ardentemente, ma che è costretto al silenzio. Silenzio che, come nel 1994, potrebbe rompersi. Speriamo che sia il prima possibile.
Detto ciò, il mondo democratico deve prestare un pò più di attenzione agli eventi di Cuba ed aiutare anche materialmente la resistenza democratica dell'isola. Purtroppo in Italia è presente un governo il cui presidente della Camera, che dovrebbe dimostrare di rispettare la nozione di democrazia, è recentemente intervenuto a favore del tiranno. Non possiamo aspettarci che il governo di centro-sinistra e la stampa ormai in mano all'attuale maggioranza, prenda le difese della popolazione civile cubana e della resistenza. Ciò che dovremo chiedere è che si cominci a guardare la realtà cubana per quella che è.

AQUILA: ECCO LA POLITICA CHE CI FA SCHIFO!!!




Aumenti ai consiglieri, niente abrogazione
Approvata invece la variazione di bilancio. Critiche da Rifondazione dell’Aquila

L’AQUILA - Finale con urla e polemiche per il consiglio regionale a secco di presenze. Che va in vacanza senza aver abrogato l’ aumento di 1.500 euro ai consiglieri regionali. Il Polo aveva presentato un emendamento per cancellare l’intero l’ufficio di segreteria della Presidenza, ma è stato bocciato. A quel punto il centrodestra è uscito dall’aula, facendo mancare il numero legale. A questo punto, i Consiglieri regionali dei due schieramenti si sono rinfacciati, tra urla e grida, la responsabilità politica di non voler abrogare il provvedimento contestato. Se ne parlerà il 12 settembre. Nel pomeriggio era passata però la variazione di bilancio: aumento dei fondi per 108 milioni di euro, più fondi globali per 22 milioni di euro, per un totale di 130 milioni. Astenuto l’Idv che ha contestato il metodo di ripartizione dei fondi, critica Rifondazione dell’Aquila che con Petrilli lo definisce «da centrodestra». Tra le novità più rilevanti contenute nella Legge, il finanziamento per 3 milioni e 450 mila euro per i Giochi del Mediterraneo; l'aumento di 700 mila euro per i fondi a sostegno delle aree protette. La Provincia abruzzese che vanta maggiori contributi è quella di Chieti. Ottimo successo, invece, per il Presidente della Provincia dell'Aquila, Stefania Pezzopane: ben 700 mila euro sono stati assegnati alla Società mista Collabora Engeneering Spa, 540 mila euro per l'Accademia dell'immagine e 50 mila per l'Abruzzo Film Commission. Lama dei Peligni ha ricevuto 400 mila euro per i paravalanghe anche se si trova a 669 metri di altezza. Sicuramente la nuova finanziaria lascia inascoltati gli appelli dei rettori: avranno solo 100 mila euro ciascuno da gestire per i propri Atenei, mentre 200 mila sono stati assegnati al consorzio Mario Negri Sud. Se sono scomparse le varie Associazioni bocciofile o quelle delle mogli dei medici, si notano anche quest'anno alcuni articoli bizzarri come quello che prevede la deroga dell'orario di apertura delle "farmacie rurali ubicate nei comuni costieri": sembra che in tutto l'Abruzzo ce ne sia solo una nel Chietino. Politicamente, la legge rappresenta un passo indietro della giunta Del Turco rispetto al principio di accantonamento dei fondi difeso lo scorso dicembre: i 22 milioni di euro del fondo globale, che dovevano essere utilizzati per importanti leggi di riprogrammazione e di rilancio del territorio, sono tornati nel calderone dei finanziamenti a pioggia. In pratica, ogni consigliere regionale disporrà di 85mila euro da distribuire a enti o associazioni, senza criteri se non quello clientelare. In più, da segnalare, 500 mila euro sottratti alla sanità, che sono andati a finanziare un centro di prima accoglienza a Caracas. Secondo i malevoli del Polo, in vista delle prossime elezioni visto che il nuovo Statuto prevede il voto degli abruzzesi all’estero. Cinque milioni e 300 mila euro saranno investiti dalla Giunta regionale per sostenere la qualità della vita delle persone non autosufficienti, anziane e disabili, e delle loro famiglie. «L'obiettivo è di rafforzare i servizi sociali sul territorio, assistendo le persone nelle loro abitazioni, per evitare che gli ospedali restino degli imbuti che rispondono a tutte le carenze sociali del territorio - ha spiegato l’assessore Betti Mura - e per rendere gli interventi più efficaci e meno costosi».

ABRUZZO: DI COSA PARLEREMO A SETTEMBRE?


COSA RITROVEREMO A SETTEMBRE?
Sicuramente alla fine delle vacanze torneremo a parlare del progetto della Turbogas di Teramo, e come si è risolta l’emergenza rifiuti o la questione della caserma della Guardia di Finanza a Pescara e della complicata vicenda alla piana di Navelli. Cosa deciderà la magistratura dopo gli oltre 10 esposti presentati dalle associazioni ambientaliste? A settembre poi sarà il momento in cui Pescara dovrà fare i conti con il piano regolatore, il ponte ciclopedonale e la filovia . Scopriremo le sorti del Chieti calcio e forse riusciremo a capire anche quanti turisti in più ha guadagnato Chieti grazie al Festivalbar. Di certo saremo ancora la vostra voce, il megafono dei più deboli, dei giovani che hanno voglia di farsi sentire e a cui vogliamo dare sempre più spazio (anche, perché no, con il nostro concorso letterario) . Vogliamo fare in modo che l’Abruzzo esca da questo pesante isolamento che coinvolge le infrastrutture (l’aeroporto, i porti 1 e 2 ) e anche i mezzi di comunicazione (Adsl, questa sconosciuta)
P.S. per saperne di più, clicca sulle parole sottolineate.

ABRUZZO: NU SEM NU!!!




SANITA'.


Accorpare gli ospedali di Penne e Popoli»
Si è svolta ieri pomeriggio nella sala San Cetteo del Palazzo di Città, una riunione del Comitato Ristretto dei Sindaci della ASL di Pescara, convocata dal Presidente, Luciano D’Alfonso.Nel corso della riunione, alla luce del piano di risanamento del sistema sanitario regionale abruzzese prodotto in questi giorni dall’Assessorato regionale alla Sanità, è stato proposto di istituire un polo ospedaliero territoriale che accorpi i presidi di Penne e Popoli. Questo consentirebbe, secondo i promotori, di «razionalizzare le risorse, salvaguardare e migliorare l’efficienza dei servizi ed eliminare le duplicazioni di specialità sanitarie, anche ai sensi di quanto previsto dalla normativa di riferimento (art. 4 D.Lgs. 219 del 1999)».Il Comitato approfondirà nei prossimi giorni il progetto per l’accorpamento dei due presidi, verificandone gli elementi di dettaglio e la sostenibilità e successivamente incontrerà alla fine del mese di Agosto l’Assessore regionale alla Sanità, Bernardo Mazzocca, per un confronto di merito.In seguito il Comitato si è occupato della struttura territoriale con funzioni riabilitative di San Valentino, a proposito della quale sarà chiesto ai competenti vertici della Asl di «comunicare le effettive esigenze sul piano delle risorse umane e delle attrezzature tecnologiche necessarie a far funzionare in modo ottimale il centro».Infine il Comitato ha avviato una verifica sulla vicenda trentennale che riguarda la RSA di Penne, verificando l’ipotesi «di un’innovazione del quadro normativo regionale di riferimento, idoneo a sanare una situazione particolarmente critica per via dell’attuale disposizione che prevede la partecipazione di troppi enti nella conduzione amministrativa, e una gestione di carattere privatistico della struttura con un eccesso di metri quadrati rispetto alle effettive esigenze». Evidentemente queste condizioni costituiscono un limite da rimuovere con la previsione di una gestione di tipo pubblicistico e con la razionalizzazione di spazi e posti letto. Su tutti questi punti il Comitato elaborerà un’idonea proposta alla ASL e alla Regione.Hanno partecipato alla riunione il Presidente Luciano D’Alfonso, Sindaco di Pescara; il Sindaco di Popoli, Emidio Castricone; il Sindaco di Penne, Ezio Donato Di Marcoberardino; il Vice Sindaco di Bussi sul Tirino, Lelio Belmonte Bucci; e il delegato del Comune di San Valentino in Abruzzo Citeriore, Franco Ceccomancini.Ha preso parte ai lavori del Comitato anche il Direttore Generale della Asl, Angelo Cordone.

lunedì, luglio 31, 2006

POPOLI: "LA QUESTIONE DEL CUORE".


Popoli: interviene la Provincia per scongiurare la chiusura di Cardiologia
PESCARA. Deciso un Consiglio provinciale straordinario sulla sanità. Approvati provvedimenti sul bilancio. L’invito al direttore generale dell’Azienda sanitaria di Pescara, Angelo Cordone, affinché solleciti l’urgente e definitiva soluzione del problema della funzionalità dell’Utic, l’unità di terapia intensiva coronaria dell’ospedale di Popoli, assumendo personale medico, utilizzando la mobilità aziendale o con assunzioni a tempo indeterminato. La convocazione di una seduta straordinaria del Consiglio provinciale, con la presenza dello stesso Cordone e di Bernardo Mazzocca, assessore regionale alla Sanità, dedicata ai problemi delle strutture ospedaliere della provincia di Pescara. Sono le richieste, approvate all’unanimità, nel corso dell’odierna riunione del Consiglio provinciale, riunito sotto la presidenza di Filippo Pasquali. L’ordine del giorno finale è frutto di un testo base presentato da Mario Lattanzio, consigliere di Alleanza nazionale, e degli emendamenti a firma Giammorretti (Margherita) e Luigi Sansovini (Ds); sullo stesso punto si è espresso anche il diessino Antonio Castricone, assessore al Lavoro, che ha sottolineato come «nell’ospedale di Popoli le difficoltà non riguardino solo cardiologia, ma anche altri reparti. E lo stesso avviene anche nelle altre strutture sanitarie della nostra provincia, soprattutto per questioni di organico». Nel corso della stessa seduta sono stati approvati, a maggioranza, tre provvedimenti riguardanti l’Iris, l’istituto di interventi e ricerche socio educative della Provincia: il rendiconto dell’esercizio 2004 (12 si, 4 no, 2 astenuti), del 2005 (12 si, 3 no, 2 astensioni), il bilancio d’esercizio per l’anno in corso e il triennale 2006-2008 (15 si del centrosinistra, 3 no di Lattanzio, Ferrante e Verzulli, l’astensione di Castagnola e Teodoro). E’ stato poi approvato, a maggioranza (15 si, 3 voto contrari di Verzulli, Ferrante e Lattanzio, e l’astensione di Rapposelli) il rendiconto della gestione della Provincia per il 2005. Il fondo cassa finale è di 9.636.300,73 euro, i residui attivi sono 116.618.091,45 euro, i residui passivi 120.832.410,47 e l’avanzo d’amministrazione 5.421.981,71 euro (di cui 640.194,47 euro sono fondi vincolati, 302.26,07 fondi per il finanziamento delle spese in conto capitale e 4.479.541,17 fondi non vincolati).Infine, via libera all’inserimento degli indirizzi per la redazione del bilancio di previsione dell’ente: come ormai prassi dal 2002, l’amministrazione De Dominicis avvierà le procedure per l’approvazione del documento contabile, entro dicembre. La decisione è stata presa a maggioranza con 15 si e l’astensione dei consiglieri di minoranza Lattanzio e Verzulli.

CULTURA: BENEDETTO CROCE IN 24 PUNTI.


BENEDETTO CROCE (1866-1952)
1. Nasce a Pescasseroli (Abruzzo) nel 1866, ma fece i primi studi a Napoli, in un collegio di barnabiti. Poi, a 17 anni, persi i genitori e la sorella nel terremoto di Casamicciola, si trasferisce a Roma presso il prozio Silvio Spaventa (fratello del filosofo Bertrando), dove seguì con scarso entusiasmo e senza terminarli i corsi di giurisprudenza, essendo molto più interessato alle lezioni di Labriola, cui si sentiva vicino anche politicamente.
2. Tornato a Napoli si dedica alla ricerca erudita. Egli ebbe una straordinaria vocazione da autodidatta. Si pose a confronto con tutta la grande cultura dell'idealismo tedesco, ma anche in assiduo dialogo epistolare con personaggi come Georges Sorel, il revisionista di sinistra, tendenzialmente bergsoniano oltre che marxista, teorico del sindacalismo rivoluzionario. Croce ebbe interessi in primo luogo estetico-letterari, poi filosofici e solo in terzo luogo storici e politici.
3. Croce si staccò assai presto dal Labriola, poiché subì fortemente l'influenza del revisionismo europeo antimarxista. Lo attesta uno dei suoi primi libri: Materialismo storico ed economia marxista (1900). Cercò di confutare soprattutto la teoria del plusvalore e di negare la dipendenza del piano ideale-culturale della storia da quello pratico-materiale. Il materialismo storico gli appariva valido solo come "canone empirico" per interpretare i fatti economici. E così, invece di cercare come Labriola un rapporto interdipendente tra struttura e sovrastruttura, Croce finì per considerare la prima subordinata alla seconda. (Sul suo anticomunismo si può leggere il saggio: La morte del socialismo, apparso sulla "Voce" nel 1911.)
4. Alla lettura della Scienza Nuova del Vico si deve la nascita del suo primo interesse autenticamente filosofico, che lo indusse ad affrontare il problema dei rapporti tra arte e storia (La storia ridotta sotto il concetto generale dell'arte, 1893).
5. Negli ultimi anni del secolo entrò in stretta amicizia con G. Gentile, che collaborò per un ventennio alla rivista La Critica (1903-1944), fondata da Croce, e insieme a lui diresse la collana "I classici della filosofia moderna", stampati da Laterza, che fu la sua casa editrice preferita. Croce fu un formidabile organizzatore di cultura. Con Gentile egli può essere considerato il principale esponente della reazione al positivismo in Italia. Egli affermò l'autonomia della cultura, intesa come manifestazione creativa dell'uomo nella storia, irriducibile a tutto ciò che si pretende indipendente dal soggetto.
6. Divergenze prima filosofiche, quindi politiche (sull'adesione al fascismo), raffreddarono l'amicizia, che terminò nel 1924 con una rottura completa. All'avvento del fascismo assunse un atteggiamento di prudente e moderato consenso, che si mutò in esplicita opposizione in occasione del delitto Matteotti, in seguito al quale Croce si allontanò dalla vita politica attiva. Il regime fascista gli consentì di svolgere liberamente il proprio lavoro intellettuale (solo indirettamente politico), tollerandone la fronda, in quanto Croce era espressione di piccole élites liberali lontane dalle masse e anche perché era troppo noto in tutta Europa. Va detto tuttavia che, essendo l'unica voce libera di grande intellettuale estranea al regime, si trovò ad essere nel ventennio il punto di riferimento principale per gran parte delle forze culturali non succubi al fascismo (si veda il Manifesto degli intellettuali antifascisti del 1925).
7. Nominato senatore nel 1910, partecipò al governo nel 1920-21 come ministro della Pubblica Istruzione (poi di nuovo nel 1943-44). Solo alla fine della guerra riprese per qualche anno l'attività politica, dedicandosi alla ricostruzione del Partito Liberale (ne fu il primo presidente). Tuttavia, con l'avvento della democrazia e con l'affermarsi della cultura marxista, la sua centralità andò progressivamente declinando. Nel 1947 fondò a Napoli l'Istituto Italiano di Studi Storici.
8. Fu ministro e membro della Costituente, ma nel 1948 si dedicò di nuovo agli studi, che proseguì fino alla morte, avvenuta nel 1952.
PENSIERO
9. Croce definì il proprio sistema "filosofia dello spirito", intendendo per spirito tutta la realtà che viene posta e si sviluppa in quattro forme distinte di attività: la conoscenza dell'individuale nell'intuizione (arte) e la conoscenza dell'universale nel concetto (pensiero), che sono le due forme dell'attività teoretica o conoscitiva; la volizione del particolare (economia) e la volizione dell'universale (etica), che sono le due forme dell'attività pratica. Il sistema è compiutamente esposto nei tre libri Estetica come scienza dell'epressione e linguistica generale (1902), Lineamenti di una logica come scienza del concetto puro (1909) e Filosofia della pratica. Economia ed etica (1909).
10. La prima forma dello spirito è l'arte come conoscenza delle cose singole nell'intuizione, che è differente sia dalla percezione, in quanto può riferirsi indifferentemente a una cosa reale o immaginaria, che dalla mera sensazione perché questa è soltanto passiva, mentre l'arte, intuendo, esprime, sicché si può dire che intuizione ed espressione s'identificano. Non esiste conoscenza reale che non sia compiutamente espressa: s'illude chi crede di aver molte cose da dire, ma di non saperle esprimere, sia pure solo tacitamente. Infatti l'estrinsecazione fisica dell'intuizione in suoni, colori, movimenti, e via dicendo, non è necessaria; l'oggetto fisico (il quadro, la frase pronunciata) non è che uno stimolo per riprodurre l'intuizione (immagine, proposizione) nata nella mente dell'autore. Questa è l'effettiva opera d'arte, e per coglierla bisogna porsi di fronte alla sua estrinsecazione fisica, ricostruendo in noi le stesse condizioni dell'autore nel momento della creazione. Quando ciò avviene, riproduciamo necessariamente, mediante il gusto, l'opera d'arte. La diversità dei giudizi critici è dovuta all'imperfetta esecuzione del procedimento, all'impossibilità soggettiva di ricostruire le condizioni dell'autore.
11. Croce sviluppò successivamente la propria estetica nei saggi raccolti in Problemi di estetica (1910), dove l'espressione artistica è riconosciuta come espressione di sentimento e il suo carattere discriminante nei confronti delle espressioni comuni viene scorto nella purezza da interferenze intellettuali o pratiche (cfr. il saggio su L'intuizione e il carattere lirico dell'arte), quindi nel Breviario di estetica, compreso in Nuovi saggi di estetica (1920), nell'Aesthetica in nuce del 1928 (raccolta negli Ultimi saggi, 1935), e infine in La poesia (1936) dove accanto all'espressione poetica vengono teorizzate le espressioni non poetiche che possono assumere valore artistico come "letteratura".
12. La seconda forma dell'attività dello spirito è la conoscenza dell'universale nel concetto, in cui s'identificano espressività, universalità e concretezza. Croce distingue dal concetto gli "pseudoconcetti empirici" (come cavallo, casa), che sono concreti ma non universali, e gli "pseudoconcetti astratti" (come triangolo), che non sono concreti. Gli uni e gli altri sono finzioni concettuali che hanno una finalità esclusivamente pratica. Tali sono tutte le nozioni che costituiscono le scienze naturali (pseudoconcetti empirici) e le matematiche (pseudoconcetti astratti). Mentre gli pseudoconcetti sono molteplici, il concetto, in quanto universale e concreto, deve essere contemporaneamente unico e distinto; di qui l'unità, nella distinzione, delle quattro forme dell'attività dello spirito. L'opposizione interna in ognuna delle forme (bello-brutto, vero-falso, utile-dannoso, bene-male) si risolve pertanto nel nesso dei distinti: non esiste un momento negativo reale in una forma di attività, ma solo l'interferenza di un'altra forma di attività, che, in sé positiva, diventa negativa quando viene colta per quello che non è. Così, p. es., il brutto non è che l'interferenza, nell'arte, del pensiero o dell'attività pratica, in sé positivi, e negativi solo in quanto vengono valutati nell'ambito estetico.
Croce fu un grande estimatore dell'idealismo hegeliano, proprio perché Hegel faceva dipendere dal pensiero (considerato in sé infinito) l'esistenza e la spiegazione di tutta la realtà. La differenza fondamentale tra i due grandi idealisti stava nel diverso modo di considerare la contraddizione, che per Hegel costituiva un'antitesi vera e propria da superare, mentre per Croce (che in questo assomigliava a Shelling) era solo un aspetto distinto da tenere in considerazione.
Croce fu anche un grande avversario del positivismo e della scienza in generale. Egli riteneva che i concetti scientifici fossero dei "pseudoconcetti", perché il pensiero che "scompare" nelle cose, che si "oggettiva" in un ragionamento quantitativo ed esperienziale, muore. La scienza può avere un valore pratico ma non teorico. Questa sottovalutazione delle scienze esatte e sperimentali comporterà gravi ritardi nella cultura italiana e nella didattica scolastica.
13. L'attività pratica consiste nella volizione che è libera nella misura in cui non è arbitraria o contraddittoria. Immorale è unicamente l'azione, che, essendo economica (volizione del particolare), pretende di essere etica (volizione dell'universale). In sé l'azione economica non potrà mai essere morale o immorale: è sempre assolutamente amorale. L'uomo lotta per il proprio particolare, ma il gioco delle azioni umane ha un senso sovrapersonale che sublima ed anzi strumentalizza l'utilitarismo (economicismo) realizzando idealità e libertà sempre più avanzate.
14. Sul piano politico, va detto che col concetto di liberalismo egli non intendeva una precisa dottrina politica volta a rivendicare le sfere di autonomia del singolo dal potere statuale, onde evitare gli arbitri di chi governa, ma intendeva una sorta di "metapolitica", cioè l'idea che la storia è storia della libertà umana, contro e attraverso le limitazioni che lo spirito umano pone e scopre in se stesso e con cui deve misurarsi per superarle.
15. Sul piano dell'economia politica, polemizzò con Einaudi, negando che il liberalismo dovesse necessariamente essere legato al liberismo, ossia all'economia della massima esaltazione della libera concorrenza tra privati. Per lui il libero mercato senza limiti era solo una delle politiche possibili del liberalismo.
16. Lo Stato per lui era considerato come un grande Leviatano, continuamente teso a sbranare altri Stati. La sua indipendenza dalla chiesa doveva essere assoluta, benché non fosse compito dello Stato stabilire il bene e il male (come senatore votò contro il Concordato del 1929). Ciò che del fascismo non apprezzò mai fu l'idea di diventare Stato autoritario, regime a partito unico.
17. Avendo nettamente separato lo studio dei fatti economici da quelli ideologici (privilegiando quest'ultimi), Croce non poté dare un'analisi storica criticamente adeguata della genesi del fascismo. Per lui il fascismo fu una semplice parentesi, un'eccezione che conferma la regola, una deviazione temporanea nel corso della storia come processo irreversibile della libertà. Non vide mai il fascismo come prodotto che a certe condizioni diventa necessario nel capitalismo.
18. Il sistema crociano si conclude con le riflessioni sul problema della storia da cui si era inizialmente sviluppato. Al problema Croce dedicò la Teoria e storia della storiografia (1917) e La storia come pensiero e come azione (1938). Riprendendo le riflessioni della Logica, la storia (che nell'Estetica era teorizzata come "arte") viene identificata con il pensiero, e la filosofia appare come "il momento metodologico" della storiografia che tratta sempre la storia insieme particolare e universale, perché le attività dello spirito sono appunto distinte ma non separate. Mentre nei confronti del passato è impossibile pronunciare giudizi di valore, e lo storico non può che valorizzare positivamente ogni fatto cogliendolo nella sua necessità (di qui l'ottimismo storico crociano), il presente richiede la valutazione e la scelta degli avvenimenti in atto, che non devono essere accettati passivamente. Croce viene definito come esponente della corrente storiografica "etico-politica".
19. Accanto all'attività filosofica Croce sviluppò un'intensa produzione storiografica i cui risultati più importanti sono: la Storia del Regno di Napoli (1925), la Storia d'Italia dal 1871 al 1915 (1928), la Storia dell'età barocca in Italia (1929) e, infine, la Storia d'Europa nel secolo XIX (1932).
20. Definendosi "idealista desanctisiano" in estetica, Croce rivendica i diritti della fantasia contro i positivisti e mette in ridicolo la scuola storico-erudita con la sua aneddotica, volta a indagare elementi insignificanti della vita del poeta. Ma il ritorno a De Sanctis non era privo di motivi di dissenso: Croce rimproverava al De Sanctis il suo eccessivo hegelismo che lo aveva spinto a costruire dialetticamente una storia della letteratura.
21. A differenza del metodo desanctisiano e tenendo conto del carattere individualizzante che, in sede estetica, aveva rilevato nell'espressione artistica, Croce concepisce la storia della letteratura e dell'arte al di fuori di schemi astratti, come una serie di monografie rivolte unicamente a mettere in luce il valore poetico di ogni singola opera. Si dissolvono pertanto i "generi" letterari: come l'arte è nello stesso tempo pittura, architettura, poesia, musica e scultura, così la poesia è sempre lirica ed epica, comica e tragica, e il romanzo è poesia allo stesso titolo di un'opera in versi.
22. Per quanto concerne la critica letteraria, Croce ritiene che il critico non sia artifex additus artifici, ma philosophus additus artifici: la sua funzione, cioè, è quella di distinguere la poesia dalla non-poesia e la parte poetica di un capolavoro dalla sua parte strutturale, la quale è però legata alla precedente da un nesso dialettico. Dal 1903 al 1914 compaiono su "La Critica" le Note sulla letteratura italiana della seconda metà del secolo XIX, raccolte poi sotto il titolo La letteratura della nuova Italia (6 vol., 1914-40). Soprattutto agli scritti apparsi su "La Critica" è legato il nome di Croce come polemista brillante e scrittore limpido ed elegante. Già nel 1903 vedono la luce i saggi su Carducci, Fogazzaro, De Amicis, Verga, Serao, Di Giacomo; seguono i saggi sugli scapigliati, su D'Annunzio, Zanella, ecc.
23. La ricerca concreta su tanti poeti e scrittori diversi porterà Croce a ripensare i principi etico-politici e la sua concezione estetica. La letteratura contemporanea non è però il solo interesse: nel 1911 compaiono i Saggi sulla letteratura italiana del Seicento. Nello stesso anno Croce esprime il desiderio di dar vita a "qualche monografia che risponda meglio... al mio ideale di critica e sia dedicata a un soggetto più importante che non i letterati italiani dell'ultimo mezzo secolo". Da questa esigenza nascerà il saggio su Goethe, scritto quando ancora infuriava la guerra contro la Germania (1917), per quel bisogno di equilibrio e di rispetto per i valori ideali eterni che non possono venir toccati dalle passioni transeunti: un saggio che è un modello di organicità e di sintesi espositiva. A questo fanno seguito i saggi su Ariosto, Shakespeare e Corneille (1920) e La poesia di Dante (1921), che è forse uno dei suoi libri più discussi e influenti. Con Poesia e non poesia (1923) si conclude questa fase della critica crociana.
24. Seguiranno altri studi, con proposte nuove e approfondimento dell'antico. Nascono così i volumi che vanno sotto i titoli di Conversazioni critiche (5 vol. 1918-39), Poesia popolare e poesia d'arte (1933), Poesia antica e moderna (1941), in cui si chiarisce e approfondisce lo stretto rapporto fra pensiero estetico e valutazione delle singole opere. Del periodo estremo si ricordano i Saggi sulla letteratura italiana del Settecento (1949), quelli, in tre volumi, sul Rinascimento (Poeti e scrittori del pieno e tardo Rinascimento, 1945-52), le Letture di poeti (1950) e le postume Terze pagine sparse (1955): ultimi contributi di un'attività straordinariamente ampia che ha fatto di Croce la figura di maggior risalto nel panorama della cultura italiana del primo Novecento. A cura della figlia Lidia sono state pubblicate nel 1975 le Lettere di Antonio Labriola a Benedetto Croce (1885-1904).
LUCIGNOLO

DO UT DES!



Finanziaria, Udc all’attacco con De Matteis e Amicone
L’AQUILA - Ancora polemiche tra i Poli in vista del Consiglio regionale di giovedì, in cui inizierà la discussione sulla variazione al bilancio 2006. Secondo il capogruppo dell'Udc, Giorgio De Matteis, «le critiche al documento di programmazione giunte dal mondo universitario abruzzese testimoniano l'assenza tragica di programmazione e di condivisione di obiettivi. Mentre le leggi sulla ricerca e lo sviluppo giacciono da mesi in commissione si assegnano, senza alcun criterio e preventiva concertazione con l'università, fondi per borse di studio per ricerca applicata, e con una metodologia senza capo nè coda, tanto da meritare la sonora bocciatura della conferenza regionale degli atenei». Per l’altro consigliere regionale Udc, e presidente della Commissione di Vigilanza, Mario Amicone, «la Finanziaria diventa sempre più strumento di spartizione clientelare o partitica, e sempre meno di programmazione o di attuazione di una politica di sviluppo per la regione. Da una prima rapida lettura della delibera di Giunta sulla variazione della Finanziaria, che conta ben 53 articoli contro i tre originali, improvvisamente escono fuori, senza sapere da quale cilindro, nuove risorse finanziarie (104 milioni di euro) e non si parla più di situazione disastrosa delle casse della Regione. Persistono in maniera incessante le attività di ricerca di posti per soddisfare i propri sostenitori».

ABRUZZO: SCOMPARE NEL NULLA UNA DONNA.


La signora Maria Rosa Rota è nata il 4 luglio 1950 a Strozza (provincia di Bergamo), è casalinga e presidente della pro loco di Colledimezzo (Chieti), dove vive ed è sposata.E’ scomparsa intorno alle ore 12:15 del 25 luglio scorso dalla sua abitazione, recandosi in macchina ad un incrocio stradale non molto distante.La macchina è stata infatti ritrovata il giorno dopo all’incrocio denominato “la Crocetta”, non distante dal paese.Da lì la donna si deve essere incamminata verso il comune di Tornareccio.Pare infatti che due persone l’abbiano vista.Da quel momento in poi si sono perse completamente le sue tracce. La causa di questa scomparsa è da imputare, probabilmente, al forte stress e al caldo . I carabinieri della compagnia di Atessa stanno pattugliando la zona con alcune unità ma per ora le ricerche non hanno dato esito positivo.I parenti hanno sporto denuncia di scomparsa e sono come ovvio in forte apprensione.
I numeri da contattare in caso di avvistamenti sono lo 0872 86 00 03 oppure 347 49 91 767.

domenica, luglio 30, 2006

SULMONA: INIZIA LA GIOSTRA CAVALLERESCA.



Oggi il corteo di dame e cavalieri apre la prima giornata della Giostra
SULMONA - Preceduti dal suono delle chiarine, dal rullio dei tamburi, tra lo sventolio delle bandiere, come su una naturale passerella, insieme ai cavalieri, agli armigeri ed a tutto il popolo della Giostra, nel pomeriggio di oggi a partire dalle ore 17.30 per le vie del centro storico, le splendide dame procederanno regali tra i gonfaloni portati con orgoglio ad annunciare il cavaliere giostrante. E la città rivivrà i fasti della Sulmona aragonese. È un momento di festa ma non solo. Chiamato dalla campana grande dell'Annunziata, vestito di velluto e broccato, ognuno dei figuranti partecipa emotivamente all'evento che anche quest'anno si ripete soprattutto grazie al lavoro che una città intera, o quasi, ha portato avanti per tutto un anno. Con la sua grande vitalità, i suoni, i colori, il fascino coreografico della città, e chiaramente la Giostra "al campo" (che inizierà intorno alle 18.30), oggi e domani la manifestazione sarà qualcosa di assolutamente unico ed irripetibile. È il momento per il quale si è lavorato per tutto un anno. In pochi secondi un sestiere o un borgo sarà il vincitore oppure piomberà nell'anonimato degli altri piazzamenti. Per momenti interminabili esisterà solo il desiderio della vittoria e l'urlo della folla che incoraggia i cavalieri di Porta Bonomini, Porta Filiamabili, Porta Iapasseri, Porta Manaresca, Santa Maria della Tomba, Borgo Pacentrano, borgo San Panfilo che, lanciati al galoppo lungo il non facile percorso ad otto, tenteranno di infilare con la lancia gli anelli, di diverso diametro, che pendono dalle sagome di tre "mantenitori". Sono attimi di fortissima tensione. Uno prova frenetica che accomuna, come nel dinamico palio equestre che andrà al vincitore di domenica dipinto dal maestro Di Jullo, cavallo e cavaliere. La suggestione della giostra promette, ancora una volta, di coinvolgere tutti, pubblico ed interpreti.
Chiunque è web editor o web writer va alla ricerca della conoscenza del suo tempo per afferrare il senso del mondo, per sopravvivere nel mondo, forse per cambiarlo.
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