giovedì, novembre 30, 2006

LA "MOVIDA" DI PESCARA


Cosa fare per il rilancio del “Centro Storico” di Pescara?.

Io ricordo una Pescara diversa, con cinquemila abitanti; al mare si andava con un tram a cavalli e le sere si passeggiava,incredibile!per quella strada dove sono nato,il Corso Manthone',ora diventato un vicolo e allora persino elegante.
Flaiano

PESCARA - Tra Piazza Unione e Piazza Garibaldi, si diramano tre strade: Via delle Caserme, Corso Manthoné e Via dei Bastioni. Dopo anni di degrado, Pescara Vecchia (il cuore di Pescara) è il più bello e affollato luogo di incontro della città. Qui, e' nato e vissuto il Vate, Gabriele D'Annunzio, e dove ha trascorso la gioventù Ennio Flaiano.
Via Bastioni e Via delle Caserme erano tutte botteghe di arti e mestieri:chi faceva le botti chi faceva i tini, chi faceva lu stagnare; ogni porta un mestiere. Corso Manthone' invece era la via più lussuosa: c'erano caffè,pasticcerie,oreficerie,negozi di tutti i tipi, mercerie,forni e, poi, sarti,mobilieri , barbieri,giornalai negozi di stoffe e ferramenta. A Via delle Caserme (la via a destra) c'erano la maggior parte degli artigiani:falegnami,ebanisti,intagliatori , cesellatori di legno,''ferrai''e ''ferracavalli'','' lu callarare'',e il miglior verniciatore di carrozze della zona : Mastro Leone. Ci venivano pure ''li signur''da fuori perché faceva lavori precisi. C'era pure il forno di Michele che cuoceva pure la porchetta. In via delle Caserme c'era pure Giacomino Opera che costruiva giocattoli e burattini e li vendeva alle fiere.
A oggi, uno dei temi più discussi dalla comunità, è quello della sicurezza urbana che sta diventando, sempre di più, la questione centrale per la qualità della vita e l’incolumità dei cittadini di “Pescara Vecchia”.
Quello che si percepisce girando per i vicoli che la caratterizzano è la “latitanza” delle forze dell’ordine e il rifiuto di aggregazione collettiva che, probabilmente, deriva da un retaggio culturale familiare “votato a priori” alla diffidenza , forse, non a torto, nei confronti dell’altro o del diverso che, oltretutto, caratterizzano anche le società postmoderne nelle quali, a lungo andare, logorano i tessuti connettivi tra i corpi sociali e, al loro posto, si aggrovigliano i fili dei vissuti individuali.
In questo scenario, l’individuo, sconta una condizione di maggiore precarietà nelle relazioni, che si fanno sempre più labili e, in circostanze particolari, si avverte la sensazione del rischio nel contatto anche casuale con altri individui. Un rischio che, molte volte, per “un’occhiata di troppo” si può trasformare in violenza.
I cittadini, le donne, gli uomini di Pescara e gli esercenti avvertono la necessità di rilanciare la città.
Quello di uno spazio condiviso da tutti e nel quale vivere in sicurezza e tranquillità, incontrarsi liberamente per comunicarsi idee, emozioni e, condurre, iniziative comuni.
Questo, ci si auspica, dovrebbe essere lo spirito della “movida” pescarese.
Ritrovarsi e ritrovare La “Pescara Vecchia” di un tempo che, nelle sere del fine settimana e nel trascorrere della notte, vedeva ritrovarsi nelle sue strade migliaia di persone vocianti”.
C’è bisogno di una “mentalità più aperta” alla socializzazione e all’incontro, scevra, da pregiudizi e preconcetti.
Bisogna evitare che circolino, nei vicoli, migliaia di solitudini vaganti, perché in quei “soggetti” si può insinuare più facilmente l’aberrazione e il “tarlo” della violenza dovuta, a torto, dall’essere sopraffatti da un senso di insoddisfazione esistenziale.
Sarebbe bene, inoltre, congiungere la frequentazione dei singoli in un circuito di iniziative e di opportunità culturali, ludiche e sociali che spingano ad un’autentica aggregazione in grado di trasformare la moltitudine degli individui nella collettività delle persone che si conoscono, si rispettano, si cercano, si integrano.
Ha ragione, pertanto, chi ha sollevato il tema del riportare la vita sociale in quella zona così importante della città anche nelle ore del giorno, favorendo la ripresa delle attività tipiche della zona.
La ripresa di una più solida vita collettiva che aiutasse anche le forze dell’ordine a tutelare meglio l’incolumità e l’intangibilità delle persone, perché la forza dell’aggregazione collettiva collabora con chi è chiamato a prevenire e a mettere nelle condizioni di non nuocere gli elementi devianti, che comunque devono essere rieducati, perché domani possano anche loro avere l’opportunità di contribuire positivamente alla nostra società.
Su questi temi, urge, un confronto fra le istanze della “municipalità” pescarese, le categorie produttive, con le istituzioni culturali e sociali per conseguire l’obiettivo della città più sicura e allegra da vivere. Uno sforzo richiesto e da fare tutti insieme, per Pescara, i pescaresi e per l’Abruzzo, per le donne e per gli uomini che danno corpo, mente e cuore alla nostra bellissima comunità.
LUCIGNOLO

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