martedì, novembre 28, 2006

DDL Riforma delle professioni

DDL Riforma delle professioni

Il nuovo testo del disegno di legge in materia di riforma delle professioni intellettuali, consegnato il 20 novembre alle parti sociali, agli ordini e alle associazioni professionali, conferma nel complesso il testo precedente, apportando alcuni limitati cambiamenti.
Nel complesso, il ddl presenta un impianto condivisibile di principi e di criteri, finalizzati a liberalizzare il settore, dando nuovo impulso alla crescita dei servizi professionali e all’occupazione, tutelando al tempo stesso i diritti dei cittadini. Non mancano tuttavia limiti anche significativi, su un testo di evidente mediazione tra posizioni sostanzialmente opposte.
Tra gli aspetti più significativi del ddl, che rispondono, ovviamente, alle richieste avanzate dai sindacati ( CGIL, CISL e UIL), vi sono:
- l’abolizione delle tariffe;
- la possibilità di pubblicità relativa alle caratteristiche professionali e ai costi della prestazione;
- l’affermazione dei principi relativi alla “preminente tutela dei diritti costituzionalmente garantiti o riguardanti interessi generali meritevoli di specifica tutela secondo criteri di adeguatezza e di proporzionalità” per quanto attiene ai vincoli relativi all’accesso alle professioni, agli esami di Stato, all’individuazione delle “riserve di attività”;
- la nascita di un sistema duale ordini-associazioni, che può assicurare, come in altri paesi europei, una maggiore qualificazione e trasparenza delle prestazioni professionali, a tutela dell’utenza;
- la previsione della riorganizzazione degli ordini e di nuove regole per una maggiore democrazia interna
- la previsione di società multiprofessionali ed alcune aperture, sia pure troppo limitate, sulla partecipazione dei soci di capitale;
- la previsione di un “equo compenso” per i tirocinanti e la possibilità di organizzare una parte del tirocinio durante il corso degli studi.

L’ultima formulazione del testo apporta qualche positiva integrazione, come in particolare:
- il richiamo all’osservanza di “criteri di proporzionalità e di necessità in relazione alla concorrenza” in materia di libertà di accesso alle professioni;
- la previsione di “regole di contabilità a garanzia dell’economicità della gestione” degli ordini;
- un positivo ruolo del Ministero dell’Università per quanto riguarda il raccordo tra studi universitari ed accesso alle libere professioni (di concerto con il Ministero di grazia e Giustizia e con il Ministero competente per il singolo settore), per assicurare uno sbocco professionale ai giovani laureati;
- la “previsione di strumenti societari temporanei” che possono consentire una maggiore flessibilità organizzativa delle professioni ordinistiche, in relazione alle esigenze degli stessi professionisti e dell’utenza

Il ddl è un testo di principi che affida al Governo la delega per numerosi provvedimenti attuativi che, forse, daranno contenuti concreti alla riforma. L’esercizio della delega – visti gli spazi ampi di discrezionalità lasciati da criteri talvolta perfino generici – sarà decisivo per valutare la qualità della riforma.

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