giovedì, ottobre 12, 2006

POVERA ITALIA!


Nel 2005 le famiglie in condizione di povertà relativa sono 2 milioni 585 mila, pari all’11,1% delle famiglie residenti in Italia. Si tratta complessivamente di 7 milioni 577 mila individui, il 13,1% dell’intera popolazione. Lo dice una ricerca dell’Istat pubblicata ieri 10 ottobre 2006. La stima dell’incidenza della povertà relativa viene calcolata sulla base di una soglia convenzionale (linea di povertà) che individua il valore di spesa per consumi al di sotto del quale una famiglia viene definita povera in termini relativi. La spesa media mensile per persona rappresenta la soglia di povertà per una famiglia di due componenti e corrisponde, nel 2005, a 936,58 euro al mese (+1,8% rispetto alla linea del 2004). Le famiglie composte da due persone che hanno una spesa media mensile pari o inferiore a tale valore vengono quindi classificate come povere. Per famiglie di ampiezza diversa il valore della linea si ottiene applicando una opportuna scala di equivalenza che tiene conto delle economie di scala realizzabili all’aumentare del numero di componenti. La soglia di povertà relativa è calcolata sulla base della spesa familiare rilevata dall’indagine annuale sui consumi. Quest’ultima viene condotta su un campione di circa 28 mila famiglie estratte casualmente in modo da rappresentare il totale della famiglie residenti in Italia.
Differenze territoriali
La povertà relativa presenta una caratterizzazione territoriale molto accentuata: nel Nord e nel Centro sono povere rispettivamente il 4,5% e il 6% delle famiglie, mentre nel Mezzogiorno la percentuale raggiunge il 24%. In quest’ultima area risiede ben il 70% delle famiglie povere residenti in Italia. C’è da aggiungere che, nel Mezzogiorno, ad una più ampia diffusione del fenomeno si associa una maggiore gravità del disagio: l’intensità della povertà raggiunge infatti il 22,7%, rispetto al 17,5% e al 18,9% nel Nord e nel Centro.Scendendo nel dettaglio regionale, la povertà relativa risulta meno diffusa in Emilia Romagna, dove l’incidenza è pari al 2,5%, valore non significativamente diverso da quelli registrati in Lombardia, in Veneto e nella provincia di Bolzano (tutti inferiori al 4,5%). Più elevate, invece, sebbene inferiori alla media nazionale, sono le incidenze osservate in tutte le altre regioni del Centro-nord: dal 4,6% della Toscana al 7,3% dell’Umbria.
La diffusione della povertà nelle regioni del Mezzogiorno è più elevata rispetto al resto del Paese
con l’eccezione dell’Abruzzo, dove la percentuale delle famiglie povere (11,8%) è molto prossima a quella media nazionale. Più contenuta, rispetto alla media ripartizionale (24%), è anche l’incidenza rilevata in Sardegna (15,9%) e in Puglia (19,4%). La situazione più grave è quella delle famiglie campane (l’incidenza è del 27%) e siciliane (30,8%, valore significativamente più elevato anche della media ripartizionale).
Le caratteristiche delle famiglie povere
Un elevato numero di componenti, la presenza di figli - soprattutto se minori - o di anziani in famiglia, così come un basso livello di istruzione e una ridotta partecipazione al mercato del lavoro, sono i fattori associati alla condizione di povertà che concorrono a determinare i forti divari territoriali evidenziati in precedenza.In generale, le famiglie con cinque o più componenti presentano livelli di povertà più elevati: in Italia il 26,2% di queste famiglie vive in povertà, percentuale che si attesta al 39,2% nel Mezzogiorno. Si tratta per lo più di coppie con tre o più figli e di famiglie con membri aggregati, tipologie familiari che mostrano, a livello nazionale, un’incidenza rispettivamente pari al 24,5% e al 19,9%.
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