mercoledì, ottobre 04, 2006

FINANZIARIA: ECCO COME LA PENSIAMO...


UNA POLITICA ECONOMICA INACCETABILE
La legge finanziaria presentata dal governo Prodi è assolutamente inadeguata alle reali esigenze del Paese e gravemente condizionata dall’odio di classe dell’estrema sinistra. Essa non contiene nessun provvedimento strutturale tra quelli necessari nel lungo termine all’Italia, non contiene né una vera lotta all’evasione né una politica di taglio agli sprechi, e non contiene elementi di equità sociale. I provvedimenti destinati alla libera concorrenza ed alla tutela del consumatore sono rimasti quelli già annunciati: una politica di piccolo cabotaggio destinata a colpire i pesci piccoli, spesso colpevoli è vero, ma che non intacca per nulla i monopoli e le oligarchie amiche, come le ferrovie, le cooperative rosse, il pubblico impiego. Si è deciso, in modo peraltro maldestro, di liberalizzare solo i settori politicamente “nemici”, con provvedimenti che ripetiamo sono stati spesso corretti e necessari, ma niente di niente è stato fatto contro i grandi monopoli e le grandi oligarchie. La questione della spesa pubblica è stata affrontata in modo anche peggiore rispetto al precedente governo. Quest’ultimo assieme a tagli indiscriminati in ogni settore aveva almeno introdotto i principi per favorire le amministrazioni virtuose e per terminare l’epoca dei finanziamenti a pioggia ovvero a fondo perduto; in nome di una malintesa equità nazionale l’attuale governo ha riportato il nostro Paese nelle mani degli amministratori dall’allegra spesa, cui anzi vengono saldati i debiti grazie ai risparmi delle amministrazioni migliori invece che sanzionarli, mentre riprende lo sperpero di fondi pubblici in nome della questione meridionale invece di promuovere progetti pratici ed efficienti. Inoltre il governo ha completamente ceduto di fronte alle richieste dei sindacati e del pubblico impiego, lasciando ogni speranza di contenimento delle spese, di razionalizzazione e miglioramento della macchina pubblica, di freno alle assunzioni clientelari: invece di gestire meglio i fondi, in sé più che sufficienti, si è scelto di continuare con le vecchie politiche clientelari e di sperpero al fine di salvaguardare il proprio bacino elettorale. Le amministrazioni locali virtuose inoltre dovranno pagare anche per quelle incapaci di fare una politica finanziaria più oculata, senza che queste ultime abbiano alcun tipo di freno o sanzione.La lotta all’evasione è stata una delle grandi bugie di questo giovane governo, il cui scopo possiamo oggi dire è stato quello di nascondere (sempre in modo maldestro) fino all’ultimo l’intenzione di elevare la pressione fiscale. Essa rimane puramente sulla carte e nelle buone (?) intenzioni del governo. La verità è che chi evade, oggi dichiara meno di 40mila euro l’anno tassabili, e per cui non solo continuerà ad evadere come prima, ma avrà anche alcune nuove detrazioni fiscali a vantaggio. Eccoci infine all’equità sociale sbandierata dal governo: grazie ad una risma di personaggi dal bolscevico Rizzo al catto-comunista Prodi, siamo alle soglie dell’equità sociale, la quale ben sappiamo quali scenari prefigura. Noi stessi penseremmo ad una nostra paranoia, se non fosse che tra chi condiziona fortemente tali scelte vi è davvero chi punta a tali scenari, e questo nonostante siamo nell’Europa del XXI secolo. Ecco dunque che intanto non v’è alcuna vera riduzione della pressione fiscale: le amministrazioni fiscali sono notoriamente ed in generale poco attente al contenimento delle spese, e liberalizzare la loro tassazione non sarà un vantaggio nemmeno per i redditi bassi. Abbiamo visto i manifesti affissi dai partiti comunisti: la loro propaganda astiosa, e per giunta ignorante, incita all’odio di classe, verso tutti coloro che stiano nella media borghesia o più in alto nella scala sociale, ma peggio ancora colpisce appunto la media borghesia più di tutti, cioè chi nonostante i loro tonanti proclami al più è benestante e certo non si può permettere un panfilo. La cosa peggiore è che, però, il governo Prodi abbia dato loro retta e non solo, ma sostenga anche pienamente la loro posizione, considerando un peccato mortale il guadagnare più soldi lavorando e, soprattutto, il dichiararlo onestamente: visto che come già detto, chi ci rimette è solo chi ha sempre pagato le tasse. Dulcis in fundo, non vi sarà alcun appesantimento fiscale per i redditi alti, probabilmente fascia di reddito in cui certa sinistra conta molti amici, da Illy e Soru a tanti radical-chic che, così, saranno considerati eguali con chi ha un unico appartamento di proprietà, dove vive, e due figli che studiano, considerato, praticamente, una specie di parassita sociale. Sarebbe anche da citare l’esproprio proletario del TFR che i datori di lavoro, ora, dovranno forzosamente versare all’INPS anche nelle somme pregresse: tutto questo, per coprire il buco di bilancio della finanziaria che senza questo denaro si verrebbe a formare, alla faccia della politica di un attento e profondo risanamento; per non parlare del fatto che, agli impreditori, non verrà indietro nulla, perché tra le bugie del governo Prodi vi è anche il netto taglio del costo del lavoro.Insomma, qualcuno prefigurava foschi scenari di alte tasse e di oligarchie statali: siamo oltre, siamo all’imposizione della giustizia sociale ed allo statalismo, un incubo che si sperava lasciato alla storia del XX secolo.
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