sabato, ottobre 21, 2006

Dichiarazione dell’Unione dei Giornalisti di Cuba

Hasta la dictatura siempre!
Quanto segue, è quello che sono costretti a scrivere i giornalisti prezzolati che sono alla mercé del regime castrista.
Una dittatura criminale che li umilia nella dignità, per non essere uccisi, deportati o torturati!
Dichiarazione dell’Unione dei Giornalisti di Cuba
(Granma Int.).- La stampa, il giornalismo e i giornalisti cubani, come tutti i nostri connnazionali, soffrono gli effetti del criminale blocco degli Stati Uniti, intensificato in modo pazzesco dall’amministrazione Bush. Questa politica non solo tenta di uccidere da fame e malattie il nostro popolo, ma di impedirgli anche di consocere e diffondere la verità di Cuba e il mondo dai propri mezzi. Alla guerra economica, commerciale e finanziaria si aggiunge un attacco mediale spietato di quasi mezzo secolo. Attorno all’Isola è stato creato un assedio di aggressioni radiofoniche e televisive, con trasmissioni sovversive delle malchiamate Radio e TV Marti, proprietà del governo statunitense, indirizzate a provocare un cambiamento nel sistema politico cubano. A questo scopo nel budget federale di quel paese si stanziano decine di milioni di dollari ogni anno. Per incrementare l’invio forzoso di segnali televisivi dispongono di più di un aereo; per la radio, per 30 stazioni radio destinano ogni settimana contro il nostro paese più di 2.200 ore di programmazione. Questo bombardamento di menzogne, manipolazioni e inganni comprende la programmazione di emittenti di taglio terrorista al servizio dei gruppi estremisti radicati nel Florida, calpesta i regolamenti internazionali e avvelena costantemente lo spazio radioelettronico. In questa atmosfera rarefatta si svolge quotidianamente l’esercizio del giornalismo cubano, settore che si vede pregiudicato anche perchè si impedisce o diventa più caro l’ottenimento di equipaggiamento o pezzi destinati al funzionamento e lo sviluppo dell’industria poligrafica, la radio e la TV. L’esempio di Internet è molto illustrativo. Chiusura di mercato e prezzi elevati delle risorse tecnologiche nel periodo speciale provocarono che i mass media cubani non avessero un’attiva e dinamica presenza nella rete di reti fino alla fine del secolo scorso. È nota la negativa di accesso alle applicazioni informatiche e di software da parte di compagnie multinazionali nordamericane che dominano il mercato di questi prodotti e danneggiano anche i nostri mass media. Per identici motivi Cuba non è mai riuscita a collegarsi a Internet tramite un cavo ottico sottomarino ed è costretta a utilizzare i satelliti che sono più costosi e di limitata portata con un servizio lento. A tutta questa realtà si sommano altre misure del governo americano nella sfera della comunicazione, l’informazione e il giornalismo, contenute nella Legge Helms-Burton e nel cosiddetto Piano Bush per una supposta transizione a Cuba, il cui allegato segreto fa supporre progetti di aggressione militare e che non sono che strumenti per l’annessione e il ritorno al passato, che nel caso dei mass media implica l’applicazione di un modello totalitario di stampa commerciale, escludente, sulla base della dittatura del mercato, la concentrazione della proprietà e il mercenarismo intellettuale, sempre più allontanato dall’etica, la verità e i principi. È tale la sfacciataggine di questo tipo di mezzi, di cui gli USA desiderano il ripristino sognando di reimporli a Cuba, che, con la firma di una delle spie mascherate da giornalisti pagati dal governo degli Stati Uniti e che la mafia anticubana di Miami, il Nuovo Herald ha recentemente annunciato nuove azioni del clan Bush per inseguire e reprimere cittadini che nel territorio statunitense violino la legislazione del blocco, tra questi coloro che commercino, inviino rimesse o viaggino nell’Isola per paesi terzi. I giornalisti cubani, insieme al popolo, esprimono il loro ripudio a questa politica immorale e di genocidio del Governo Usa, e proclamano che ogni azioni imperiale indirizzata a ostacolare o imepdire l’adempimento della nostra funzione sociale di informare in modo verace e preciso il nostro popolo e il mondo, è condannata al fallimento perchè non raggiungerà i suoi obiettivi, come è successo negli ultimi 47 anni. Chiediamo alle organizzazioni giornalistiche dell’America Latina e del mondo, e ai mass media e giornalisti onesti di esigere ed investigare il contenuto dell’allegato segreto del Piano Bush e di esigere ai loro governi il sostegno alla risoluzione presentata nelle Nazioni Unite che chiede la sospensione immediata del blocco nordamericano contro Cuba, che ha recato danni per più di 86 miliardi di dollari e causato sofferenze e penurie al popolo cubano.
Giornalisti di Cuba
P.S. LUCIGNOLO - Questa dichiarazione, comunque, è una preziosa lezione su come intende la "libertà di espressione" il "giornalismo sovietico"! Auguri.
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