giovedì, ottobre 19, 2006

AQUILA: AL CONSIGLIO REGIONALE E' GUERRA SULL'ACQUA!


CHIARE E FRESCHE DOLCI ACQUE...
Acqua, guerra delle cifre in Consiglio
Srour (A CHIACCHIERE n.d.r.): «Taglieremo sprechi e costi della politica». No alla commissione chiesta da An
L'AQUILA - Peccato, gliela bocciano: niente commissione d'inchiesta sulla gestione dell'acqua, viene sconfitto Fabrizio Di Stefano di An, l'ufficio di presidenza risponde picche, la Regione non ha competenza: mica sono società partecipate. Eppure sarebbe stato bello scoprire come mai l'acqua costa tanto cara, le cifre volano in Consiglio regionale, quel Consiglio straordinario sull'acqua chiesto appunto dal Polo, e sono cifre da far vergognare: le chiamano “i costi della politica” come se la politica fosse lontana da quest'aula dalle luci soffuse, distratta e chiacchierona, come se qui dentro non ci fossero i partiti e i politici che là dentro negli enti d'ambito o nelle società di gestione ci mettono i rappresentanti e qualche volta i parenti. Però l'assessore Mimmo Srour lo promette, e che gliene importa ai cittadini se saranno uno quattro oppure sei gli Ato le Aca e i consigli d'amministrazione oppure i manager, con la riforma del centrosinistra le bollette costeranno meno care perchè saranno abbattuti i costi della politica, appunto. Che però incidono solo per il due per cento. E allora non basta, ammette Srour: «Per conseguire un risparmio netto bisogna eliminare il canone e gli sprechi». Che non sono soltanto i due milioni di euro che se ne vanno negli stipendi dei 15 presidenti, degli 11 vice e dei 44 consiglieri. Oppure quelli della rete idrica che perde il 57 per cento dei 257 milioni di metri cubi che viaggiano nelle reti ogni anno. Sono quelli delle consulenze, per esempio: le cifre di Pescara le fornisce in diretta l'azzurro Nazario Pagano, 700 mila euro nel 2002, 900 nel 2003, 330 nel 2004, 280 nel 2005. Migliaia di euro vengono spesi anche per pagare consulenti che poi diventano presidenti dei collegi sindacali, insomma uno scandalo. Risultato: Sulmona l'acqua la paga cara perchè deve essere pompata in superficie, Pescara perchè deve campare un sacco di gente. E chissà se basterà ridurre gli ambiti ad uno solo, come suggerisce in apertura di Consiglio Ottaviano Del Turco, un solo Ato e una sola società di gestione. E apre le braccia all'opposizione il presidente, un solo ente anche per le società di trasporti, «siamo pronti». E tra dichiarazioni di buone intenzioni, passerelle di volenterosi e di duri e puri, il centrosinistra non sembra ancora d'accordo, le posizioni sono differenti, a volte inconciliabili. Per esempio Srour parla di società a «gestione democratica, pubblica e partecipata» aperta ai sindaci e senza cda, magari affidate ai manager; Nicola Pisegna che è dello Sdi invece mica li esclude i privati, «sono elementi che garantiscono competività», Daniela Santroni di Rifondazione pensa agli Ato su base territoriale e a società integrate dai cittadini e Melilla a tanti enti d'ambito per quanti sono i bacini idrici. E dall'altro fronte, Giorgio De Matteis che pure era stato il precursore dell'Ato unico, punta il dito sul centrosinistra, «tutti che discettano di enti d'ambito, nessuno che si cimenti sulle società di gestione» che sono quelle delle clientele, degli sprechi e delle consulenze milionarie, chi controlla i costi e egli sprechi? Nessuno. «Non avete una proposta -fa il capogruppo Udc- Della cabina di regia esiste solo il regista, Del Turco, ma mancano gli attori e manca la trama». E anche se Margherita e Ds rimangono a chilometri di distanza, e anzi i Ds non parlano e si affidano all'intervento di Gianni Melilla e la Margherita aspetta l'ultimo ma proprio l'ultimo minuto per illustrare la sua di proposta, e cioè no all'Ato unico ma disponibilità a parlare di un riassetto del numero degli enti d'ambito, alla fine si tenta di sottoscrivere un documento bipartisan che è sempre meglio di niente. Il tentativo fallisce. Escono due documenti, uguali e spiccicati, solo che quello della destra viene bocciato e l'altro passa. E mentre Srour ostenta ottimismo, «la riforma la faremo, non per noi ma per i cittadini», nessuno ascolta: peccato che l'aula si svuoti, che Del Turco che aveva chiesto il rinvio la scorsa settimana per essere presente sul più bello abbandoni, che tutti si infilano la giacca perchè si è fatto tardi, e così mentre i consiglieri sono già in piedi come a scuola quando la campanella suona ma il prof si attarda, passa la risoluzione della maggioranza: dice che in Abruzzo saranno ridotti gli Ato e le spese, che i consiglieri saranno scelti sulla base di requisiti professionali e che sarà istituito un osservatorio sui servizi pubblici.
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