sabato, settembre 09, 2006

SANITA' ABRUZZESE: LA "RIFFA" DEGLI OSPEDALI.



Mazzocca: nessun ospedale chiuderà (?)
I cinque più piccoli saranno “trasformati”: ecco chi c’è nella lista nera.
- Nessun ospedale chiuderà i battenti assicura l’assessore alla Sanità Bernardo Mazzocca: in Abruzzo non si spargeranno lacrime e sangue proprio no. Ma i doppioni, i ricoveri inutili, i poli di eccellenza a pochi chilometri di distanza, quelli ce li dovremo davvero scordare. E tanto per cominciare nel piano per la riduzione dei posti letto e del tasso di ospedalizzazione che sarà presentato martedì prossimo ai ministri del Tesoro e della Sanità a Roma nel vertice con le regioni pecore-nere, la Regione Abruzzo presenterà una suddivisione degli ospedali in quattro fasce e soprattutto la riconversione di cinque piccoli ospedali in ”ospedali di comunità a prevalente attività assistenziale”. La traduzione è che nessuno, neppure il più piccolo degli ospedali abruzzesi chiuderà i battenti ma si trasformerà. «L’ospedale di comunità è una struttura sanitaria dove convergeranno una serie di attività diagnostiche anche di alta specializzazione, i medici di base, la guardia medica e il 118 - spiega il dottor Francesco D’Atri dell’assessorato alla Sanità - e in cui, in aggiunta, verranno conservati posti letto per i pazienti che non abbiano bisogno dell’ospedale vero e proprio e che lì potranno essere seguiti direttamente dal medico di famiglia». Una specie di poliambulatorio superaccessoriato insomma, in cui sarà possibile anche ricoverarsi per patologie non gravi. E per decidere quali saranno i cinque ospedali che saranno trasformati, Mazzocca promuoverà un convegno al quale parteciperanno i sindaci e gli operatori di Marche e Toscana, che sono le regioni in cui l’operazione restyling dei piccoli ospedali è stata attuata con successo. La caccia ai cinque è già partita ma è rigorosamente top secret perchè le pressioni politiche si sprecano. In ogni caso toccherà agli ospedali con meno di 120 posti letto e in Abruzzo sono sette: se si esclude Castel di Sangro che la Regione ha già deciso di salvare «per la particolare situazione territoriale, cioè ospedale di montagna coincidente con il territorio della comunità montana con alta concentrazione turistica e molti pazienti provenienti dal Molise», restano Tagliacozzo (61 posti letto), Pescina (54), Guardiagrele (99), Atessa (117), Casoli (92), Gissi (87). Di questi solo uno salverà la sua identità, oppure sarà chiuso. Nella valutazione inciderà sicuramente il tasso di ospedalizzazione, i reparti-doppione ma anche l’influenza politica dei vari politici regionali. Un fatto è che proprio in provincia di Chieti c’è un’alta concentrazione di ospedali e di case di cura private e alla scure della Regione potrebbe non sfuggire l’ospedale Ss. Immacolata di Guardiagrele. «Procederemo a una riqualificazione complessiva dell’offerta ospedaliera secondo cui ogni ospedale dovrà rispondere alle reali esigenze del territorio, senza la pretesa illusoria di creare numerosi poli di eccellenza tanto costosi quanto inutili - dice l’assessore Mazzocca - L’eredità del sistema sanitario abruzzese acquisita dal centrosinistra nel 2005 è un fardello tra i più pesanti di cui la nuova amministrazione regionale ha dovuto farsi carico». La risposta è indirizzata ai consiglieri del Polo che hanno duramente attaccato la suddivisione della rete ospedaliera in fasce. Che in questi giorni è stata ulteriormente corretta: previste quattro fasce per gli ospedali pubblici, nella a convergeranno 4 ospedali con più di 400 posti letto che diventeranno ”ospedali ad elevata intensità clinico assistenziale; nella b 6 ospedali con più di 200 posti letto che diventeranno ”ospedali della rete ospedaliera locale”; nella c 6 ospedali che diventeranno presidi ospedalieri; nella d i 5 ospedali che invece di chiudere saranno trasformati. Ma è anche prevista la possibilità di accorpamenti di presidi ospedalieri (per esempio Penne-Popoli) con conseguente salto nella qualifica. Lì la Regione pensa di aprire un centro di oncologia. In ogni caso il piano che sarà discusso martedì a Roma, una volta definito nei dettagli, diventerà legge entro la fine dell’anno. In ballo c’è la solita agognata etichetta di regione ”virtuosa”: per conquistarla Mazzocca è disposto a tutto.
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