martedì, settembre 05, 2006

POPOLI: FESTA DELLA MADONNA DELLE GRAZIE.


PROVENIENTE DALLA CHIESA DI SAN PIO V (DETTA DI SAN DOMENICO)
POPOLI (PE) - La scultura lignea della Madonna del Suffragio, proveniente da Popoli, ha un impianto iconografico appartenente alla cultura figurativa devozionale, popolare, presente in gran parte dell’Italia meridionale post-tridentina. Il tema iconografico è legato strettamente a quello della Madonna delle Grazie e ne rappresenta una variante. Infatti, il tema della Madonna col Bambino che fa stillare latte dal seno per il refrigerio delle anime purganti è presente, ad esempio, in molti dipinti dell’Italia meridionale tra la seconda metà del XVI secolo e fin verso la fine del secolo seguente, ma anche oltre. Tanto per fare un paio di esempi, vorrei citare la Madonna delle Grazie tra san Giovanni Battista e sant’Antonio da Padova, dipinto di Giovan Bernardo Lama nel 1560, conservato a Camerota (Salerno) nella Chiesa di Santa Maria delle Grazie. La Madonna sta premendo con la mano il seno sinistro da cui sgorgano copiose gocce di latte raccolte da un gruppo di anime purganti; stesso impianto iconografico lo ritroviamo in un dipinto ubicato nella Chiesa di Santa Maria delle Grazie a Lentiscosa (Sa), frazione di Camerota. L’ignoto pittore meridionale degli inizi del XVII secolo ha rappresentato la Madonna allo stesso modo del Lama, anch’ella fa sgorgare dal seno il proprio miracoloso latte, a refrigerio delle anime che attendono questa pioggia miracolosa. Anche qui la Madonna ha il titolo di Madonna delle Grazie. Altro esempio è la Madonna del Suffragio di Carlo Sellitto ad Aliano (Matera). Ma di esempi simili li ritroviamo un po’ dappertutto nelle opere del periodo post-tridentino nell’Italia del Sud e non solo.Iconograficamente la bella statua lignea policroma della Madonna del Suffragio di Popoli si richiama quindi al tema pittorico e iconografico della Madonna delle Grazie. Tradizionalmente la Madonna indossa un manto azzurro, colore del cielo, e si riferisce al suo ruolo di “Regina Coeli”. La veste è rossa. Lo scultore ha mantenuto tale cromatismo simbolico. Stilisticamente tale opera rivela caratteri distintivi che sono propri dello scultore estense Giacomo Colombo (Este 1663 – Napoli 1731 ca) e della sua bottega. Colombo è documentato nella cattedrale di Sulmona con una Santa Teresa, che risale al 1697, e al 1706 è documentato con un busto ligneo di S. Antonio da Padova nella Chiesa di San Francesco della Scarpa a Chieti. Anche altri centri tra Molise ed Abruzzo presentano opere variamente attribuite al Colombo. Ciò testimonia l’importanza della bottega del Colombo, che da Napoli esportava opere in tutto il Sud d’Italia e anche in Spagna, come dimostrano gli studi finora svolti in merito. La Madonna del Suffragio è un’opera sicuramente pregevole e denota un’ accentuata vena naturalistico-espressionista, caratteri anch’essi peculiari delle sculture colombiane, pur con una sintassi che affonda le radici nella cultura scultorea spagnola e nella gestualità e nella teatralizzazione enfatica propria della generale cultura figurativa barocca, unita a un forte compiacimento realistico, sia nella resa delle parti anatomiche che nella resa cromatica degli incarnati: sono elementi che ritroviamo anche nella cultura plastica derivante dalla tradizione presepiale partenopea. L’opera sembra appartenere a un arco temporale che s’aggira intorno al primo quindicennio del XVIII secolo. Al momento non risulta essere stata fatta alcuna ricerca archivistica in merito alla sua paternità, che stilisticamente sembra avere tutti i caratteri colombiani. In particolare, il volto della Madonna è costruito secondo un ovale regolare, attraverso un modulo compositivo che è comune ad altre opere colombiane autografe: la resa dell’incarnato è perfetta, con un cromatismo che ne mette in risalto la bellezza. E noi sappiamo che il Colombo è stato anche un grande colorista. Nello stesso tempo si evince anche una lettura “psicologica” della Madonna, con uno sguardo assorto e pensoso, carico di sereno pathos. Ricordo che Giacomo Colombo era un bravo maestro nella resa fisionomica dei suoi personaggi scolpiti. Non dimentichiamo che la scultura lignea policroma ben si prestava a suscitare un forte impatto emotivo nel pubblico dei fedeli e che, anche in questo caso, si tratta di un’opera che serviva a suscitare pietà, ammirazione e devozione verso il culto della Madonna e dei Santi.L’attenzione verso una puntuale la resa anatomica dei volti e delle mani, per esempio, è sicuramente un ulteriore elemento che contraddistingue la grande professionalità dello scultore, che possedeva conoscenze anatomiche indiscutibilmente approfondite. Basti guardare, ad esempio, il viso e il corpo del Bambino, con la resa delle carni e le pieghe della pelle evidenziate in maniera indiscutibilmente straordinaria. Il volto della Madonna, poi, è inquadrato dal mantello e dal velo e ricorda molto da vicino, sia nella costruzione plastica e dinamica dei panneggi che nella resa fisionomica del volto, la Sant’Anna con la Vergine bambina nella Chiesa parrocchiale di San Nicola a Petina (Salerno). Il velo chiaro che ricopre il capo della Madonna, sottostante il manto, ricorda molto da vicino le figure presepiali partenopee femminili, variamente atteggiate nella loro popolanità esuberante. E anche questo è un elemento stilistico, una “cifra” stilistica propria della cultura colombiana. Significativa è la resa plastica del panneggio che sostiene il Bambino e l’anatomia, perfetta, della mano sinistra della Madonna che s’incunea tra le pieghe, a sostegno del Figlio. Sono chiari elementi stilistici che riconducono, ancora una volta, al Colombo. Così anche la mano destra della Madonna del Suffragio, che stringe la mammella, è del tutto simile a quella della Madonna delle Grazie, datata 1706 e firmata dal Colombo, nell’omonima cappella di Montecorvino Rovella (Salerno). La medesima ricercatezza plastica la si nota anche nelle tre figure di Anime purganti ai piedi della Madonna, in atto di ricevere sollievo dal latte che fuoriesce dal suo seno. Il lavoro di restauro della dottoressa Cornelia Dittmar, a mio avviso eccellente, ha riportato alla luce un capolavoro “nascosto” che può ben dirsi in linea con la grande produzione scultorea di Giacomo Colombo. E se dal punto di vista dell’analisi stilistica si può propendere verso la diretta paternità colombiana è bene precisare che sarà opportuno procedere a un’ulteriore ricerca archivistica che possa confermarci quanto fin qui detto.
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