giovedì, settembre 14, 2006

LA MALA educatiòn!



Strade e uffici, il bon ton perduto
Cellulari, cacche di cane, precedenze negate: avanza il maleducato urbano
PESCARA
- A settembre con l’apertura delle scuole e degli uffici ci si rituffa nella giungla metropolitana in cui quotidianamente viviamo, vessati dalla maleducazione altrui. Certo, riscrivere il manuale delle buone maniere adattandole alla convivenza civile del duemila è un’impresa ardua ma necessaria. Se si riuscisse a rispettare poche ma essenziali regole, il quotidiano risulterebbe sicuramente migliore. Sarebbe bello, infatti, se l’anziano non dovesse simulare un malore per farsi cedere dal diciotenne il posto in autobus. Vedere per credere: quante volte, a bordo dei mezzi Gtm, abbiamo visto anziani traballanti o signore al nono mese di gravidanza rassegnati allo sballottamento urbano di fronte a robusti giovanotti comodamente seduti per tutto il tragitto. Se non si disturbassero gli altri passeggeri con il giornale aperto, rischiando di dare un pugno al vicino, non si stendessero le gambe mettendo lo sgambetto al mal capitato di turno. Non si spingesse, «permesso, permesso», per salire o scendere, non ci si tagliasse le pellicine delle mani, o peggio le unghie dei piedi, usando come poggiapiedi il posto di fronte. I media americani si sono dilungati, ultimamente, sulla caduta del bon ton metropolitano. Altre latitudini, da noi, e altre dimensioni, ma identiche cattive abitudini. Basta un giro in treno con i pendolari: vi accogliernno musica ad alto volume e cori a squarciagola come se si fosse sul palco dell’Ariston; sguardi insistenti dal sedile di fronte, se siete donne e mediamente gradevoli, e un sottofondo di apprezzamenti a “luci rosse”. Che bello sarebbe se alla fermata del taxi ognuno attendesse il proprio turno. Se per le scale degli uffici non si viaggiasse a una velocità pericolosa per se stessi e per gli altri, non ci si fermasse a fare conversazione ostruendo il passaggio. Se in ascensore non si parlasse a voce troppo alta o si bisbigliasse all’orecchio dell’amico confidenze, si salutassero i presenti mentre si entra e si esce, si chiedesse la destinazione degli altri prima di premere il pulsante, si evitasse di dare le spalle alla persona che sta viaggiando con noi, si aspettasse il ritardatario che si sta precipitando verso l’ascensore. Vogliamo uscire a fare due passi? C’è da cheidere permesso ai proprietari dei cani, spesso e volentieri dimentichi dell’obbligo di raccogliere con la paletta i bisogni dei loro cani. I pochi che lo fanno, poi, spesso non trovano di meglio che abbandonare i sacchetti nelle aiuole, peraltro regolarmente usate come pattumiera. Al volante, o da pedoni, la vita non è migliore. Guidare al cellullare, ignorando zebre, stop, segnaletica, ma anche la coda di auto alle proprie spalle, è la regola numero uno. Vengono poi altri vezzi, come la velocità eccessiva e le mancate precedenze, che rendono le vie di Pescara come un ring, spesso con conseguenze tragiche. Ma anche chi va in bici, sui marciapiedi o fuori dalle piste che pure cominciano ad essere numerose, ha le sue colpe. «Purtroppo per noi vigili urbani – dice il comandante dei vigili urbani di Pescara, Ernesto Grippo – è difficile se non impossibile far rispettare le regole più semplici del vivere civile perché non esiste la cultura del rispetto delle regole. Non è un valore comune. Per questo motivo sto sottoponendo alla commissione consiliare un regolamento di polizia urbana, come esiste già in altre città italiane, per consentire ai miei uomini di poter applicare le norme del rispetto del viver civile. Sarebbe sicuramente un segno di grande civiltà». Sarebbe bello, infine, ma è più un’utopia che una possibilità reale, non essere molestati da coloro che scelgono proprio la sala di un cinema per raccontare all’amica della loro ultima ceretta o della partita a calcetto. Ricordiamocene anche quando siamo in fila per comprare patatine e coca cola con cui poi sbrodoleremo dappertutto. Urlare come indemoniati al cellulare per strada o in qualsiasi luogo pubblico perché «non ti sentoooo!», o lasciare i bambini liberi di scorrazzare ovunque, soprattutto al ristorante dove si tenta di rilassarsi dopo una faticosa settimana di lavoro. Che non è solo segno di buona educazione ma anche di intelligenza.
P.S. LUCIGNOLO: Il denaro fa l'uomo ricco, l'educazione lo rende signore!!!
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