mercoledì, settembre 27, 2006

IL DEBITO PUBBLICO FRENA LA SPESA PER IL SOCIALEI!


Nel 2003, la spesa delle amministrazioni pubbliche destinata agli interventi sociali (per le funzioni sanità, istruzione, assistenza e beneficenza) è stata pari a circa 3.000 euro pro-capite, in crescita di oltre 900 euro nell'arco 1996-2003. Nello stesso periodo, la crescita di questa voce di spesa è stata superiore in termini nominali alla crescita del Pil. Sono alcuni dei dati che si ricavano dal Rapporto Istat 2005, più esattamente dal capitolo dedicato alla spesa sociale nelle regioni. Le dimensioni della crescita non sono omogenee nelle diverse aree geografiche e nei diversi settori in esame. La stessa incidenza della spesa sociale sul complesso della spesa pubblica è cresciuta in termini percentuali, nel periodo 1996-2003, dal 21,9% a quasi il 25% del totale. Gli incrementi maggiori della spesa sociale hanno riguardato il Nord-Ovest, circa 1.300 euro; i più bassi le regioni del Sud con 685 euro. Per quanto riguarda l'istruzione sono Trentino-Alto Adige e Valle d'Aosta le regioni che hanno registrato gli incrementi maggiori di spesa pro-capite, mentre per la sanità il primato spetta alla Lombardia con un incremento di spesa quasi doppio rispetto al sistema delle regioni. Per quanto riguarda l'assistenza sociale, l'incremento maggiore di spesa è stato registrato nel Lazio, mentre Sardegna e Abruzzo vestono la maglia nera, avendo registrato un decremento della spesa pro-capite anche in termini nominali. Il Rapporto Istat ha trovato una forte correlazione tra la spesa sociale media pro-capite e il Pil pro-capite: la spesa più alta è stata registrata nelle regioni del Nord e quella più bassa nel Mezzogiorno. Da questo quadro riassuntivo si evince, ancora una volta, un profondo divario tra Nord e Sud.Il baratro, in tema di spesa pubblica, è determinato dalla capacità di spesa delle regioni e dalle priorità determinate dalle autonomie locali. I dati dell'Istat, rilevati nel periodo 1996-2003, mostrano un Meridione troppo debole: la media italiana di spesa pro-capite, si attesta sui 3.084 euro, quella meridionale si sofferma sui 2.840 euro, con le punte più basse che indicano una spesa di soltanto 2.774 euro, in media, per abitante. L'Istat, nella sua indagine, ha rilevato un aumento nella spesa pubblica pro-capite del Mezzogiorno che, tra il 1996 ed il 2003, con un andamento strettamente legato al Pil, è pari a 685 euro, ma, tuttavia, al di sotto della media nazionale che raggiunge i 900 euro. Nel Meridione, la spesa media pro-capite è di 39 euro, a fronte di 91 euro in Italia. Confrontando i totali per le singole aree di spesa, e tenendo conto del fatto che la spesa sociale è più che raddoppiata, (108% rispetto al 1990), risulterebbe un considerevole aumento delle spese della funzione vecchiaia. Sono in proporzione anche aumentate le spese per l'abitazione e l'esclusione sociale; stabile la spesa sanitaria, per la famiglia e i superstiti,in leggera flessione quella per la disabilità, e per la disoccupazione. La relazione positiva tra spesa sociale per abitante e Pil pro-capite, in ambito regionale, è particolarmente forte per il settore sanità. Se si assume il prodotto interno lordo come misura convenzionale della ricchezza prodotta in un anno in Italia, la spesa sociale sostenuta dal settore pubblico ha assorbito una quota compresa tra un quinto e un quarto della ricchezza complessiva prodotta, assestandosi, coi 304,860 miliardi di euro del 2003 al 22% del prodotto interno lordo (Pil). Se invece si assume il "reddito pro-capite" come misura convenzionale della ricchezza individuale equamente distribuita, l'ammontare complessivo della spesa sociale equivale al reddito pro-capite di circa 13 milioni di italiani, il che è equivalente a dire che essa grava per circa 5.300 euro annui sul reddito pro-capite di ogni italiano, ovvero, poiché i contribuenti costituiscono meno della metà della popolazione, equivale a dire che la spesa sociale grava per circa 12.000 euro all'anno su ciascun contribuente. Tenuto conto di queste relazioni, l'Ispettorato generale per la spesa sociale, ufficio del dipartimento della Ragioneria generale dello Stato ha elaborato un'approfondita analisi sulle regioni, dal titolo "Tendenze demografiche e spesa sanitaria". Per ciò che concerne la Sicilia, il trend rilevato a partire dal 1990 è in discesa. A testimonianza del fatto che il governo regionale, forse anche condizionato dalle ristrettezze economico-finanziarie imposte dal ministro Padoa-Schioppa, non riesce a stanziare sufficienti fondi in materia sanitaria. Un'altra voce che pesa in modo rilevante nella spesa pubblica pro-capite, nel settore dell'Istruzione, ed in particolare nel Centro-Sud, è quella del personale, anche se, tra il 1996 ed il 2003, sia stata ridotta del 10%. Secondo l'Istat, quindi, il Sud continua a pesare sulle casse pubbliche e ad investire di meno.
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