giovedì, settembre 28, 2006

FLASH: PRODI "SOSPESO" A UN FILO!


Il suo intervento ripetutamente interrotto dai fischi dei banchi dell'opposizioneTelecom, Prodi contestato alla Camera.
Seduta sospesa.
Fischi, battimani polemici dai banchi dell'opposizione. Il presidente del Consiglio, Romano Prodi, aveva da poco iniziato il suo discorso in aula alla Camera sulla vicenda Telecom che è stato pressocché subito interrotto dai banchi della Cdl. Tanto che il presidente della Camera, Fausto Bertinotti, è stato costretto a sospendere la seduta e a convocare la capigruppo. Il brusio proveniente dai banchi del centrodestra si è trasformato in boato, accompagnato da applausi polemici, quando Prodi ha sottolineato che a chi ''critica il governo'' dicendo che persegue una ''politica dirigista, dico che si sta sbagliando''. Perché ''il governo ha abbandonato questa politica da tempo'', ''e non sarà il mio governo a reintrodurla''. In particolare, l'opposizione ha fischiato Prodi sulla frase immediatamente successiva in cui il premier spiegava che reintrodurre la politica ''dirigista'' ''per me sarebbe una sconfessione di parte della mia storia professionale''. All'evidente riferimento alla presidenza dell'Iri, i deputati della Cdl si sono scatenati coprendo le parole del Professore e applaudendo polemicamente. Bertinotti ha cercato di riportare un po' di ordine in Aula riconsegnando la parola a Prodi. Il quale, però, a quel punto, ha ripreso il suo discorso da quella stessa frase. Per altre 8 volte. E sempre si è ripetuta la stessa scena con grida e applausi, polemici si intende, da parte della Cdl. A nulla sono serviti i reiterati richiami di Bertinotti fino alla nona interruzione, questa volta accompagnata dagli applausi di sostegno del centrosinistra al premier. ''Non stiamo dando un bello spettacolo, badiamo ai contenuti - ha detto Bertinotti -. Faccio appello alla sensibilità democratica di ciascuno di voi, e faccio appello ai capigruppo in generale e del'opposizione in particolare di farsi carico del probema di consentire lo svolgimento della relazione''. Ma l'invito è caduto nel vuoto. Anzi, dai banchi dell'opposizione si è levato qualche ''venduto, venduto''. Al fianco di Prodi, Francesco Rutelli si è girato verso il presidente di Montecitorio per lamentarsi: ''Non ha nemmeno il diritto di finire una frase''. Nulla da fare, Bertinotti ha sospeso la seduta. ''Mi sono state rivolte accuse infamanti'', come è successo per il caso Telekom Serbia, ha sottolineato il premier nel corso del suo intervento in Aula. Il presidente del Consiglio ha detto di aver subito gli stessi attacchi avuti in quell'occasione, ma assicura: ''Finirà allo stesso modo''. ''Si è presentato uno scenario non diverso da quello di Telekom Serbia - ha avvertito - e finirà come in quella situazione''. ''Al presidente del Consiglio sono state rivolte le accuse più disparate - ha aggiunto - talvolta perfino infamanti. Dall'ingerenza nei confronti di società quotate in Borsa alla volontà di perseguire una politica economica neo dirigista. Infine mi hanno accusato di mentire e di volerci sottrarre al confronto con il Parlamento. Non questo uno scenario diverso da quello architettato per Telekom Serbia. Non è uno scenario diverso - ha osservato il premier tra i brusii provenienti dai banchi dell'opposizione - e si concluderà allo stesso modo. L'essere oggi qui e tra qualche giorno al Senato dimostra come l'accusa di non volersi confrontare in Parlamento sia infondata''. Sulla vicenda Telecom, sottolinea il Professore, ''la demagogia e le strumentalizzazioni hanno preso via via il sopravvento''. ''Da oltre due settimane - ha proseguito il Professore - l'opinione pubblica e i cittadini italiani assistono a un dibattito su Telecom Italia. Un dibattito in cui argomenti e problemi sono stati tra di loro mescolati in quello che oggi è divenuto un intreccio di ormai difficile comprensione. Strategie d'impresa, politiche industriali, assetti del capitalismo italiano e altri temi sono stati affrontati in un contesto che si è fatto via via più confuso''. Parlando in Aula Prodi ha anche ribadito che ''il presidente del Consiglio, né i miei ministri'' sono stati informati dai vertici di Telecom su un piano di riassetto del gruppo telefonico. Poi ha rimarcato: ''Non è compito del governo fare piani di riassetto strategici delle aziende'', ma l'esecutivo non può restare ''indifferente'' sulla vicenda Telecom.

REDAZIONE: Obiettivamente, più che un discorso "chiarificatore", è sembrata la lezioncina di un misero, professorucolo, in un aula di applicazioni tecniche!

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