martedì, settembre 26, 2006

CARTEGGIO INEDITO DI BENITO MUSSOLINI


Breve prologo

"Bill" ha portato con sé nella tomba molti segreti sulla fine di Mussolini.

Nei primi giorni di questo 2006 è morto Urbano Lazzaro, il partigiano "Bill", grande protagonista dei fatti di Dongo del 1945. Nato a Vicenza nel 1924, ma trapiantatosi in Piemonte fin da bambino, "Bill" fu colui che arrestò Mussolini, il pomeriggio del 27 aprile 1945, sulla piazza del municipio del paese lariano. Non era solo, Urbano Lazzaro, in quel momento epocale, perché la cattura del Duce vide la partecipazione di un gruppo di "patrioti": lo storico Gianfranco Bianchi ha contato almeno otto persone ("Bill" escluso). Anche se il racconto dell'arresto del dittatore è stato piuttosto romanzato (e Lazzaro se ne attribuì il merito esclusivo, senza volerlo spartire con nessuno), resta il fatto che "Bill" fu colui che salì sul famoso camion di soldati tedeschi sul quale aveva preso posto anche il Duce: e lì lo identificò.

Giungo perfino a ritenere che la circostanza che "Bill" abbia vissuto per molti anni all'estero, a Rio de Janeiro, sia riconducibile a motivi di sicurezza: per uno come lui fu senza dubbio prudente cambiare aria. Dove invece Urbano Lazzaro avrebbe potuto affermare qualcosa di nuovo (e non lo fece) era sulla delicata materia dei documenti sottratti al Duce e alla colonna. Il partigiano "Bill", infatti, gestì molte delle operazioni legate al recupero e alla custodia in loco dei carteggi. Il 27 aprile, Lazzaro depositò alla filiale della Cariplo di Domaso due borse di documenti: la prima tenuta personalmente da Mussolini, la seconda affidata invece dal dittatore a Vito Casalinuovo, l'ufficiale addetto alla sua persona. I due colli vennero prelevati e nascosti il 2 maggio successivo dietro l'altare della chiesa di Gera Lario. Il giorno seguente, qualcuno a conoscenza della singolare ubicazione delle borse, ne alleggerì il contenuto facendo sparire, in particolare, il dossier sulle inclinazioni omosessuali di Umberto di Savoia. A questo proposito, si sospettò che l'autore del prelevamento fosse stato "Bill", anche se l'interessato smentì sempre recisamente, giungendo ad addossare la responsabilità del furto al brigadiere della Finanza Antonio Scapin, che aveva effettivamente movimentato il materiale.

Ma il giallo non finisce qui. Il 28 aprile, infatti, "Bill" affidò altre due borse, sottratte a Marcello Petacci, fratello di Claretta, al partigiano Lorenzo Bianchi "Renzo", con l'incarico di tenerle in custodia per qualche tempo nel municipio di Dongo. Ebbene, Bianchi volle aprirle, per conoscerne il contenuto e, in un primo tempo, riferì di aver letto, su alcune cartelline, il nome di Churchill. Poi, spaventato dalle conseguenze della sua ammissione, smentì sé stesso.

Evidentemente, quelle borse contenevano le famose lettere del carteggio Churchill - Mussolini. Mentre le due valigette recuperate il giorno 27 furono consegnate alle autorità, sebbene svuotate di parte del contenuto, delle altre due borse sequestrate dai partigiani il 28 aprile non si è saputo più nulla. Né Lazzaro né Bianchi hanno mai voluto spendere una parola al riguardo. Così, il sipario cala sulla vita di "Bill" lasciandoci in eredità un viluppo di misteri che paiono insolubili anche ai più tenaci investigatori storici.
Questi i fatti storici.

I giorni “tormentati” di Benito Mussolini.

POPOLI 25/09/06 – Due giorni fa, durante un convegno culturale, un senatore della Repubblica (amante di libri antichi e della storia D’Italia) ha reso noto ai presenti, di essere stato contattato e invitato da un notaio in Svizzera per prendere "visione" di tre diari o “quaderni”, originali, depositati nel suo studio (non si sa da chi), e sottratti a Benito Mussolini durante l’arresto (l’ennesimo e ultimo!).
“Rubati” o sottratti, appunto, durante la cattura del Duce avvenuta a Dongo (Lago di Como) il pomeriggio del 27 aprile 1945, sulla piazza del municipio. Non sappiamo, con precisione e certezza, chi fosse la persona che li abbia custoditi e “sepolti”, fino a oggi, anche nella sua memoria in vita per oltre 60 anni .
Di sicuro c’è che, gli eredi del “de cuius” hanno deciso di vendere, i diritti, dei tre diari o “quaderni” a una nota casa editrice, coinvolta nell’operazione dal senatore "contattato" dalla Svizzera, sicuramente, in virtù di una futura pubblicazione.
Stranamente, dice l’alta carica dello Stato, dopo la visione nello studio “transalpino”: “tutti e tre con le copertine strappate”!
Presumo, ma è un’ipotesi personale, per essere “imboscati” più facilmente considerando, in primis, il valore storico – politico riferito all' epoca e, in secundis, il lungo periodo di “buio” cui sono stati sottoposti gli scritti del duce, oggi, più che mai, preziosissimi.
Inoltre, il modo, “repentino”, degli eredi e la recente morte – gennaio 2006 - rimandano il pensiero ai personaggi storici di Urbano Lazzaro (detto Bill) e Lorenzo Bianchi (detto Renzo). Sicuramente, “Bill e Renzo”, sono i protagonisti principali dei “fatti di Dongo” di cui, a oggi, non si è ancora fatta piena luce e chiarezza come si evince dal prologo.
Nei diari o “quaderni”, Mussolini, annota minuziosamente le sue riflessioni quotidiane, scrivendo, "di getto", il suo stato d’animo nella storicità dell’evento, giustappunto, durante i giorni che precedono l’invasione della Polonia avvenuta il 1° Settembre 1939.
Il 1° settembre 1939 le truppe tedesche invadono la Polonia, senza dichiarazione di guerra. Gran Bretagna e Francia proclamano la mobilitazione generale; due giorni dopo dichiarano guerra alla Germania.
Inizia così, purtroppo, la seconda guerra mondiale!
I tre carteggi noti alla redazione, si riferiscono al 28 – 30 e 31 Agosto.
Riporterò, fedelmente, il contenuto in riferimento allo "scritto" (N° 2) del Duce del 30 Agosto 1939.
Rendendo partecipi, in primis, i lettori del blog e, altresì, pubblico quello che è, a tutt’oggi è ancora inedito.
Il 30 Agosto perché?
Beh, lo capirete da soli leggendo lo sfogo “furioso” (gli altri due carteggi, comunque, non sono da meno).
E, se troverete interessante quello che leggerete, renderemo pubblici gli altri carteggi!
Inoltre, questo, aggiunge nuovi “tasselli” alla figura del Duce, già di per sé ampiamente descritta, a torto o a ragione, dagli storici. Infine, per una conoscenza cronologica (nonché, “epistolare” fra Mussolini e Hitler) più ampia e dettagliata dell’ evento storico (Polonia anno 1939 – alla vigilia della guerra mondiale) segnalo il sito:
www.cronologia.it

30/Agosto/ 1939 - Benito Mussolini: “ Ancora un dispaccio di Attolico (ambasciatore italiano a Berlino).
Mi informa che la situazione precipita!
A Varsavia, è stata predisposta la mobilitazione generale.
Ancora tentativi con Londra, attivo l’opera pacificatrice di Sir Percy Loraine (Ambasciatore Britannico a Roma) anche se, non presa in considerazione, sotto il suo governo.
Lancio ancora un disperato appello per la conferenza (?), ma le risposte sono evasive e inconcludenti.
Fino all’altro ieri ero l’uomo delle grandi decisioni, oggi, non valgo più niente!
Sono già state prese disposizioni di natura precauzionale su tutto il territorio nazionale: ridotta l’attività nei locali pubblici, predisposti rifugi antiaerei, regolata la circolazione degli automezzi, misure opportunamente dietetiche nei ristoranti e nei bar, bando ai tazzoni di cioccolata, moderazione nel consumo del caffè, chiusura delle sale da ballo.
Gli italiani, impareranno ad essere seri e non perdere tempo in futilità!.
A sacrificarsi, con inimmaginabili vantaggi per tutti e, soprattutto, a frenare gli impulsi della piccola e grande borghesia, per la quale ho sempre nutrito un generale odio senza ritegno!
La borghesia spendacciona che non conosce il valore del denaro e della fatica, nutrita di benessere, godereccia, indifferente, animatrice delle sale cinematografiche, generatrice di figli idioti, altezzosa e superba (Accidenti! N.d.r.).
Sotto questo aspetto benedetta sia una guerra e più che mai benedetta sarebbe la livellazione delle classi sociali con tutto l’andazzo per il popolo genuino e lavoratore con i solari piaceri della festa campestre quale tripudio al lavoro e alla bella fatica dall’alba al tramonto” […]
Emerge, straordinariamente, un “modus pensandi” di un Duce “comunistico”!
Chi l’avrebbe mai detto?
Riflettendo, associare, oggi, la neo parola fascio – comunista (gergo o “vezzo” giornalistico) ad una “visione” della società illiberale, antidemocratica e violenta non è più, forse, un tabù.

Redazione: pubblicheremo, a breve, altro materiale inedito!
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