sabato, agosto 05, 2006

RIFLESSIONI: IL DOPO CASTRO.


COSA NE SARA' DI CUBA DOPO CASTRO?
Per la prima volta da quando ha preso il potere nel 1959, il dittatore cubano Fidel Castro ha lasciato il potere nelle mani del fratello Raul. Molti in Europa sono rimasti sorpresi, ma in realtà, sia a Cuba che negli Stati Uniti non è nulla di nuovo. Da tempo, infatti, Fidel Castro aveva annunciato che il suo erede sarebbe stato proprio suo fratello. Il che dimostra che il regime comunista non è altro che un sistema totalitario di stampo monarchico-ereditario.
Nonostante le dichiarazioni della TV cubana di regime circa il carattere «provvisorio» del trasferimento di poteri al Raul, sono in molti a Cuba coloro che pensano che il dittatore non sarà più in grado di riprendersi le redini del potere. Marta Beatriz Roque, valiente attivista settantenne (ex militante del partito comunista fino al 1989, quando è diventata una delle più attive dell'opposizione anti-castrista nell'isola) ha rilevato che se questa volta Castro ha dichiarato di non essere più in grado di controllare il Paese, ciò significa che la malattia che ha è molto grave. «In passato, anche recentemente quando fu operato ad una gamba dopo essere caduto, il dittatore si era sempre fatto rivedere in pubblico, vantando di essere di nuovo in forma. Questa volta il tiranno non è più in grado di riprendersi». Il che è vero. L'orgoglio di Fidel è tale che mai penserebbe di annunciare in pubblico il suo abbandono del potere, poichè ciò, a detta sua, «incoraggerebbe il nemico».
In questo momento stesso il dittatore si trova in un letto d'ospedale. Secondo molti, si troverebbe in uno dei pochi ospedali di lusso di tutta l'isola. Un'ospedale che si occupa di curare solo ed esclusivamente il dittatore, la sua cricca di potere ed i suoi simpatizzanti stranieri. Questa clinica dispone delle tecnologie più avanzate, negate alla stragrande maggioranza della popolazione, la quale viene «assistita» in strutture fatiscenti, poco igeniche e prive delle attrezzature di base.
L'annuncio dell'abbandono di potere da parte di Castro per gravi complicazioni alla sua già precaria salute, ha portato molti cubani residenti negli Usa a celebrare l'evento. A Miami, Hialeh e Tampa, in Florida, decine di cubani hanno intonato slogan a favore della libertà. Molti non vedono l'ora che il dittatore muoia. Non si può non capirli: la maggior parte ha è stata vittima diretta del regime od ha avuto parenti stretti che erano torturati od uccisi per mano del tiranno.
Purtroppo in Italia la stampa e la classe politica a sinistra dimentica di sottolineare questo fatto, preferendo qualificare queste celebrazioni come «inumane». Va ricordato che la maggioranza dei cubani residenti negli Usa è approdata lì solo dopo molti anni dall'inizio della rivoluzione e molti erano addirittura sostenitori del regime fino a diventarne acerrimi nemici. La festa, però, dovrebbe lasciare spazio alla cautela. Infatti il potere è passato nelle mani di un'altro tiranno comunista. Raul è considerato più «pragmatico» ed intenzionato ad adottare un sistema in stile cinese, con aperture all'economia di mercato ma anche intenzionato a mantenere il sistema attuale.
Per la maggioranza dei dissidenti cubani nell'isola non cambierà nulla. Anzi, si teme che la repressione militarista aumenti sempre di più. Non hanno tutti i torti. Basti pensare che è aumentata la presenza militare nelle città per paura di una rivolta popolare simile e maggiore a quella che nel 1994 portò nelle strade dell'Avana centinaia di persone, per lo più giovani. Il regime ha attivato tutti i comitati militari e le milizie del partito comunista con lo scopo di «combattere il nemico». Già si intravedono gli effetti: dissidenti costretti a restare barricati in casa per via della presenza costante dei militari e delle brigate di «risposta rapida» nel loro quartiere; minacce di morte esplicite fatte dai militari e dalla polizia ai dissidenti (una dissidente liberale ha detto che un miltare ha minacciato di «decapitare» gli oppositori pacifici); obbligo per tutti i giovani in età da servizio militare di arruolarsi nell'esercito «pronti a combattere». Un vero e proprio clima di terrore nella popolazione, preoccupata per quello che succederà. Così infatti, si spiega il silenzio e l'apparente tranquillità descritta dalla stampa e dalla tv italiana.
In realtà, quelli che sembrano essere più preoccupati sono proprio gli uomini della dittatura. Non sono sicuri che Raul sappia mantenere in piedi il sistema feudale comunista, poprio perchè la rivoluzione è nata incentrata sempre sulla figura di Fidel. E' difficile dire come andrà a finire e quale sarà il futuro immediato di Cuba. Una cosa certa è che non ci si può aspettare una transizione democratica da un regime che, anche senza Fidel, farà di tutto pur di preservare la rivoluzione. Un'altra cosa altrettanto certa è che Raul Castro non riuscirà a governare per tanto tempo. Se Fidel è detestato da gran parte della popolazione, Raul lo è ancora di più. Uno dei tanti scenari prevedibili è quello di un'aumento della repressione, con il dispiegamento dell'esercito, in stile piazza Tienanmen.
Il tutto, però, non avrà grandi ripercussioni su una resistenza civica fatta da più di 300 movimenti e partiti d'opposizione che hanno già giurato di imitare le gesta eroiche dei leader dell'indipendenza cubana e di intensificare la lotta volta al rovesciamento del regime, nonostante siano consapevoli che ciò possa anche costargli la vita. La resistenza cubana è pronta a sacrificarsi per salvare la patria dalla tirannia comunista, con l'obbiettivo di ridare democrazia ad un popolo che la desidera ardentemente, ma che è costretto al silenzio. Silenzio che, come nel 1994, potrebbe rompersi. Speriamo che sia il prima possibile.
Detto ciò, il mondo democratico deve prestare un pò più di attenzione agli eventi di Cuba ed aiutare anche materialmente la resistenza democratica dell'isola. Purtroppo in Italia è presente un governo il cui presidente della Camera, che dovrebbe dimostrare di rispettare la nozione di democrazia, è recentemente intervenuto a favore del tiranno. Non possiamo aspettarci che il governo di centro-sinistra e la stampa ormai in mano all'attuale maggioranza, prenda le difese della popolazione civile cubana e della resistenza. Ciò che dovremo chiedere è che si cominci a guardare la realtà cubana per quella che è.
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