sabato, giugno 24, 2006

LE BUGIE DELLA SINISTRA SUL REFERENDUM


La campagna per il referendum del 25 e 26 giugno sta confermando che il vero conflitto d'interessi è quello tra la sinistra e la verità.
Lo dimostra l'incredibile serie di menzogne sulla riforma della Costituzione approvata dal governo Berlusconi, che i sostenitori del no stanno diffondendo in questi giorni. Per esempio, non è vero che la riforma faccia scempio della Costituzione: i principi fondamentali e i diritti di libertà contenuti nella prima parte non vengono toccati, perché la riforma modifica la seconda parte della Costituzione, che riguarda il funzionamento degli organi statali e regionali. Peraltro se vincessero i no non torneremmo alla Costituzione del 1948 ma a quella del 2001, modificata dal "federalismo" della sinistra, che ha creato tanti contenziosi tra Regioni e Stato e dunque sprechi di tempo e denaro. È falso che la riforma porti alla "dittatura del premier". L'indicazione del suo nome sulla scheda elettorale, il potere di nomina e revoca dei ministri, la facoltà di chiedere lo scioglimento della Camera, erano previsti nella bozza di riforma della commissione D'Alema del 1998. Sono gli stessi poteri che hanno sindaci, presidenti di provincia e di regione, servono per garantire stabilità di governo e tutelano il diritto dei cittadini di scegliere un primo ministro, un governo, un programma, garantendo questo diritto con le norme antiribaltone. La riforma non mette in pericolo l'unità nazionale ma al contrario la rafforza, perché:a) introduce il concetto di interesse nazionale e dà al governo il potere di bloccare le leggi regionali che danneggino l'interesse collettivo; b) distingue con chiarezza le materie di competenza statale e quelle di competenza regionale, riportando allo Stato la competenza su tredici importanti materie (prime fra tutte energia e infrastrutture) e perfezionando il meccanismo di devoluzione alle Regioni. Non avremo v enti sanità regionali perché le Regioni faranno leggi sull'organizzazione ospedaliera e sanitaria per una gestione più attenta alle esigenze locali ma rimane allo Stato il compito di garantire i livelli essenziali di assistenza. Allo stesso modo le Regioni avranno competenza sull'organizzazione delle scuole e sulla formazione professionale ma i programmi di studio restano nazionali, integrati da moduli di insegnamento regionali, per preservare le tradizioni delle singole regioni. E se è vero che sarebbe meglio fare le riforme costituzionali con l'accordo di tutti, nel 2001 la sinistra per prima riformò la Costituzione da sola (4 VOTI DI SCARTO IN PARLAMENTO). Loro possono farlo, se lo fa il centrodestra è un golpe. Inoltre "dimenticano" che la Costituzione stessa prevede un procedimento di modifica a maggioranza e di conseguenza un referendum confermativo come giudizio ultimo affidato al popolo. Dunque il 25 e 26 giugno è giusto votare Sì per dire no alle bugie della sinistra e per confermare u na buona riforma, che divide con chiarezza i compiti di Stato e Regioni e che velocizza e razionalizza la procedura per fare le leggi, sopprimendo le lungaggini che penalizzano l'Italia produttiva. Votare Sì salva una riforma che garantisce più potere ai cittadini, istituzioni più efficienti e che riduce di 175 il numero dei parlamentari, misura simbolo di uno Stato meno costoso e più produttivo. Un'ultima considerazione: per il referendum del 25 e 26 giugno non c'è il "quorum", dunque ogni voto può fare la differenza. Meglio un'ora in meno al mare, al lago o in campagna per votare che sopportare ancora decenni di istituzioni inefficienti, di sprechi, di burocrazia inutile. Ora o mai più.
LUCIGNOLO
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